IKEA
ODIO DI PALMA
28 Novembre Nov 2017 1508 28 novembre 2017

Ikea tra il welfare svedese e il licenziamento di una mamma

Marica è separata, ha due bimbi, di cui uno disabile, e ha perso il lavoro per non aver rispettato per due volte l'orario. Non è la Nazionale, ma minacceremo di rubare le matite in legno anche in questo caso?

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«Vi spaccheremo tutte le matite Ikea», twittava l'Italia indignata dopo l'esclusione dai Mondiali 2018 da parte della Svezia per esorcizzare la figuraccia internazionale. Si sa, il calcio dalle nostre parti è cosa seria, e poi vuoi mettere le pizzate-e-birra saltate, le strade e i caroselli che non riempiranno le strade, l'emozione di risentirci un unico popolo cancellata così, in modo beffardo, da uno 0 a 0? Chissà se, passata la tempesta che si è portata via Ventura e Tavecchio, ci è rimasta un poco di indignazione per il licenziamento di Marica Ricutti. Anche lei infatti è stata "eliminata", non dai Mondiali ma dal suo posto di lavoro. E non per mano della Svezia ma dell'Ikea, che stando al nostro immaginario un poco ristretto - ammettiamolo - sono pressocché sinonimi.

RICHIESTE NON ASCOLTATE. Marica ha 39 anni ed è una madre separata con due figli: uno di 10 e uno disabile di 5 per cui gode della legge 104 che regola il sostegno e i diritti alle persone con handicap. Per 17 anni ha lavorato all'Ikea di Corsico, nell'hinterland di Milano, prima nel bistrot e poi nel ristorante. Non ha mai avuto problemi a cambiare reparto, a patto che le fosse garantita la flessibilità necessaria per accudire i figli. Flessibilità che le è sempre stata assicurata. Nella nuova collocazione però l'orario è cambiato: non più dalle 9 del mattino ma spesso dalle 7. Marica ha fatto notare a più riprese che, per accudire i figli, rispettare quei turni le sarebbe stato impossibile. Non ottenendo risposta, come lei stessa ha raccontato, ha ricominciato a seguire gli orari del vecchio reparto.

LA SOLIDARIETÀ DEI COLLEGHI. Il risultato? Licenziamento in tronco. Per Ikea, come scritto nella lettera, è venuto meno il rapporto di fiducia. Per due volte la dipendente si sarebbe presentata al lavoro in orari diversi da quelli previsti. Dal canto suo Ikea Italia ha assicurato che «sta svolgendo tutti gli approfondimenti utili a chiarire compiutamente gli sviluppi della vicenda. L’azienda», si legge in una nota nota, «vuole valutare al meglio tutti i particolari e le dinamiche relative alla lavoratrice oggetto della vicenda. Solo dopo aver completato questa analisi, Ikea Italia commenterà le decisioni prese e le ragioni che ne sono alla base». Nel frattempo, per solidarietà, i dipendenti del centro di Corsico hanno indetto due assemblee seguite da un'ora di sciopero ciascuna. Mentre la Filcalms Cigl ha intenzione di organizzare nei prossimi giorni presidi di raccolta firme per i clienti.

In Svezia il congedo parentale è di 480 giorni a stipendio intero e sono previsti permessi retribuiti per accudire i figli malati fino ai 12 anni per un totale di 120 giorni in un anno

L'Italia, si sa, non è proprio un Paese per donne: l'occupazione femminile, che lo scorso giugno ha toccato la percentuale record del 48,8%, è ancora inferiore alla media europea del 65,3%. Ma - alla faccia della retorica datata alla Claudio Villa - non è nemmeno un Paese per mamme: nel 2016 secondo l'Ispettorato nazionale del lavoro il 78% delle richieste di dimissioni ha riguardato lavoratrici madri e nel 40% dei casi la motivazione è stata la difficoltà di gestire lavoro e famiglia. Dati a cui purtroppo ci siamo assuefatti.

IL PARADISO DEL WELFARE. Ma la civilissima Svezia? Il welfare scandinavo è considerato alle latitudini mediterranee un paradiso. Ecco qualche esempio: il congedo di maternità o paternità ammonta a 480 giorni a stipendio intero; sono previsti permessi retribuiti per accudire i figli malati fino ai 12 anni per un totale di 120 giorni in un anno; per ogni figlio fino ai 16 anni è previsto un assegno mensile di 100 euro; l'istruzione scolastica è gratuita fino ai 19 anni. Una filosofia che a casa nostra è stata, almeno nel caso di Marica, calpestata.

LE MAMME MANAGER. Un'eccezione sfortunata, forse, visto che solo qualche mese fa alcune manager Ikea avevano raccontato a Marie Claire quanto fosse mamma-friendly il loro ambiente di lavoro. Il titolo del pezzo non lascia spazio a interpretazioni: «Fate dei figli, andate a lavorare da Ikea». Le intervistate raccontano di promozioni dopo la maternità, di colloqui in cui all'ammissione: «Voglio fare la mamma» si sono sentite rispondere dall'amministratore delegato: «Fallo subito! Tornerai con ancora più energia», di cellulari a cui non si risponde dopo le 18, di meeting mai fissati prima delle 9 e 30. E di una realtà che in Italia vanta il 50% di donne in posizioni dirigenziali. E che sulla carta patinata non sembra quella che ha licenziato una dipendente madre per non aver rispettato gli orari del turno.

DALLO SPOT ALLA REALTÀ. «Ikea impara continuamente come le persone reali vivono e quali sono i loro bisogni. È la loro vita quotidiana ad accendere l'ispirazione per creare prodotti e soluzioni per vivere la quotidianità al meglio». Così l'agenzia di pubblicità svedese Åkestam Holst spiegava l'idea dietro lo spot di quelche tempo fa che si rivolgeva ai genitori separati. Già, chissà cosa ne pensa Marica.

Aggiornamento: il 29 novembre Ikea ha risposto alle polemiche: «Negli ultimi 8 mesi la signora Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese».

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