Rigopiano,a 5 mesi cerimonia e no selfie
Aggiornato il 29 novembre 2017 28 Novembre Nov 2017 1318 28 novembre 2017

Rigopiano, nelle carte dell'inchiesta risate e allarmi inascoltati

Dalle intercettazioni spuntano i colloqui tra un dipendente Anas e il responsabile del settore viabilità della Provincia. Ma nell'informativa emerge anche il grido d'aiuto del consigliere Sospiri: «Qui la gente muore».

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Dopo il rinvio a giudizio di 23 persone, continuano a uscire nuovi dettagli sulla tragica notte del 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse l'hotel Rigopiano uccidendo 29 persone. In particolare è stata resa nota un'informativa che ha ricostruito le conversazioni avvenute a livello di dirigenza regionale nelle giornate del 17 e 18 gennaio, fino alle prime ore del 19 gennaio. La data di stesura della relazione è del 7 febbraio, 20 giorni dopo la tragedia. In mezzo le risate degli amministratori che non compresero l'allarme a Farindola.

1. Le risate un'ora prima della valanga

«E insomma, mica deve arrivare a Rigopiano? Perchè se dobbiamo liberare la Spa, al limite ci andiamo a fare pure il bagno». Queste le parole pronunciate al telefono dal dipendente dell'Anas, Carmine Ricca, alle 15.35 del 18 gennaio 2017, poco più di un'ora prima che una valanga travolgesse l'hotel Rigopiano di Farindola. Ricca è a colloquio con il responsabile del settore viabilità della Provincia, Paolo D'Incecco, che ride della battuta del suo interlocutore.

«È UNA BELLA TIRATA». Anche Ricca ride e aggiunge: «Cioè, ho capito che dobbiamo arrivare fin lì, però insomma è una bella tirata, lo sai meglio di me». I due stanno parlando della possibilità di distaccare una turbina, che ritengono stia operando nel circondario di Penne e incidentalmente fanno dei riferimenti alla situazione dell'hotel Rigopiano. D'Incecco chiede: «quanto tempo... oggi pomeriggio non si può fare niente?». Ricca risponde che «mò, penso... oggi... la Madonna che c'è qua... eh... mo' penso no». D'Incecco a quel punto chiede se se ne parli per la mattina seguente e il dipendente dell'Anas conferma che «sì, almeno domattina, anche perchè quello con la turbina fino a mò ha faticato...».

2. Le richieste di aiuto: «Qui la gente muore e non vi rendete conto»

«La gente sta morendo e voi non vi rendete conto». Questa una delle intercettazioni contenute nell' informativa del nucleo ecologico dei carabinieri di Pescara, rientrata nelle carte dell'inchiesta. A parlare è il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, parlando con Claudio Ruffini, a quell'epoca segretario del presidente della Regione, Luciano D'Alfonso. Ruffini e D'Alfonso non sono indagati per Rigopiano, ma solo citati in queste conversazioni raccolte nell'ambito un' altra inchiesta sugli appalti della Regione. Dello stesso tenore della frase di Sospiri, quella di Giuseppina Manente, ufficio stampa della Provincia di Teramo, territorio in piena emergenza in quei giorni.

«CONTEREMO I MORTI». «Qui conteremo i morti per carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto», scriveva in un sms inviato alle 21.45 a Ruffini, delegato da D'Alfonso per seguire tutte le operazioni. Ruolo evidenziato nero su bianco nell'informativa: «Deve essere rimarcato che il presidente Luciano D'Alfonso aveva delegato Claudio Ruffini alla gestione dei mezzi spazzaneve e delle cosiddette 'turbine'».

LE TELEFONATE SENZA RISPOSTA. Il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, alle 15.01 del 18 gennaio chiama Ruffini «che non risponde né richiamerà», rileva l'informativa che nelle considerazioni finali spiega: «Nessun commento è necessario a evidenziare ulteriormente come Ruffini non abbia né risposto né richiamato il sindaco di Farindola quando questi aveva tentato di contattarlo ben prima della terribile nota slavina».

3. D'Alfonso: «Faccio cacciare il capo dell'Anas Abruzzo»

«Marasco si è rivenduto come un buon risultato la turbina di Celano...io domani lo faccio cacciare Marasco...per i traffici che stabilisce sul piano relazionale, lui non deve parlare con nessuno..mo' ti faccio vedere che gli faccio...chiamalo sto coglione e vedi dove sta la turbina», diceva invece il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, in una telefonata al segretario Ruffini, in una delle concitate fasi dell'emergenza, citando il capo compartimento Anas Abruzzo, Antonio Marasco.

4. I periti: l'hotel era in una zona a rischio per le valanghe

Il 29 novembre il presidente D'Alfonso ha spiegato ad alcuni cronisti che al momento del disastro in Abruzzo si erano «riversati 20 milioni di tonnellate di neve. Con tutto quello che a latere si è aggiunto dal punto di vista della sollecitazione sismica e anche dal punto di vista dell' interruzione della copertura dei servizi fondamentali». Nelle carte dei periti della procura si legge che «Il bacino valanghivo al termine del quale era ubicato l'Hotel Rigopiano dimostra di avere tutte le caratteristiche morfologiche, morfometriche, vegetazionali e nivologiche per poter essere catalogato quale un sito valanghivo soggetto a fenomeni di magnitudo anche elevata con tempi di ritorno estremamente variabili (indicativamente da 3 a 12 anni per gli eventi di media magnitudo e da 36 a 72 anni per gli eventi di magnitudo estrema)». I tre Bernardino Chiaia, Igor Chiambretti e Barbara Frigo hanno confermato che l'hotel fosse stato costruito sui detriti conoidi delle valanghe

STRUTTURA IN ZONA DI VALANGHE. Dalla lettura delle carte aeree quindi si comprende come «particolare il vallone che insiste sulla località di Rigopiano, mostri evidenti e numerose tracce di attività valanghiva avvenuta nel corso dell'inverno 1944-1945. Buona parte del bosco risulta rimosso lungo il percorso della valanga e la conoide è pressoché priva di alberi salvo alcune piante isolate - concludono i periti - Sono ben visibili, nelle valli limitrofe, numerose tracce penetranti (corridoi di deforestazione di colore grigio chiaro) causati dallo scorrimento di valanghe nella fascia occupata dalle faggete»

5. Le carte della procura: l'hotel andava avacuato due giorni prima

I periti sono arrivati anche alla conclusione che per salvare le vite umane era necessario evacuare l'hotel due giorni prima della tragedia. «Tale evacuazione avrebbe dovuto avvenire già dal primo pomeriggio del 16 quando sia i bollettini meteorologici e il relativo avviso di condizioni meteorologiche avverse sia il bollettino valanghe emesso dal Servizio Meteomont avevano confermato lo scenario di precipitazioni nevose intense e di possibile attività valanghiva».

PROBLEMI ACCENTUATI DALLA COSTRUZIONE DEL RESORT. La valanga avrebbe comunque distrutto l'hotel, ma «la sospensione temporanea dell'esercizio dell'Hotel Rigopiano e la tempestiva evacuazione delle persone» avrebbe permesso di salvarli prima «ben prima che i quantitativi di neve al suolo rendessero ingestibile la percorribilità della strada provinciale». Per i tre periti della Procura poi «è innegabile che proprio la costruzione del centro benessere abbia aumentato l'appetibilità del complesso alberghiero e, pur non avendo aumentato l'esposizione potenziale in termine di numero di posti letto (potenzialmente occupati), ha verosimilmente aumentato l'esposizione "reale" in termini di numero di posti letto realmente occupati, anche considerando la mancanza di attrattive differenti per l'albergo nel periodo invernale (n.b. l'Hotel non è collocato all'interno di un bacino sciistico). Ciò ha peraltro anche incrementato il numero di lavoratori impiegati presso la struttura».

«DIVERSE PORZIONI ABUSIVE». «A tal proposito si ricorda che l'albergo, prima delle trasformazioni degli anni dal 2006 e prima della chiusura, risultava comunque chiuso durante il periodo invernale. Sempre con riferimento alla SPA, negli anni 2007 e 2008 sono state presentante istanze di permesso a costruire per varianti al progetto già assentito (e, come detto, non assentibile): anche in questo caso l'iter approvativo non ha fatto emergere l'incompatibilità del manufatto con i Piani vigenti. Oltre alla non conformità urbanistica della SPA, si rileva la presenza di ulteriori porzioni abusive (manufatti bassi e ampliamento della zona ristorante), come emerge dalla relazione finalizzata a una valutazione di due diligence redatta dal consulente della proprietà. Lo stesso consulente, in seguito, si occupò della redazione di relazione tecnica per l'ottenimento di permesso di costruire finalizzato a sanare parzialmente detti abusi (volumetrie non dichiarate)», hanno concluso Chiaia, Chiambretti e Frigo.

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