Faccia a faccia Martina-Alex in aula
30 Novembre Nov 2017 1715 30 novembre 2017

Coppia dell'acido, Pg Cassazione: «Bimbo ai nonni materni»

Il Pg della Cassazione Francesca Ceriani ha chiesto di affidare ai nonni materni il figlio di Alexander Boettcher e Martina Levato spiegando che «i figli non si tolgono nemmeno ai mafiosi». Ma il Comune di Milano si oppone.

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«I figli non si tolgono nemmeno ai mafiosi perché ogni bambino ha diritto a crescere nella famiglia dove è nato, e anche se Alexander Boettcher e Martina Levato sono responsabili di crimini raccapriccianti, dare in adozione il loro figlio equivarrebbe a una non consentita operazione di genetica familiare, come se il piccolo fosse nato con una macchia. I nonni materni sono idonei a crescerlo e ne hanno diritto». È la tesi che ha sostenuto il Pg della Cassazione Francesca Ceriani, giudice con una lunga esperienza nel tribunale per i minori di Milano, chiedendo ai magistrati della Prima sezione civile di affidare ai nonni materni il figlio di Martina, nato nell'agosto del 2015 quando sua madre era già in carcere.

BIMBO IN UNA FAMIGLIA PRE-AFFIDO. Il bambino si trova attualmente presso una famiglia in condizione di pre-affido. Il verdetto degli 'ermellini' sarà depositato entro un mese e solo allora si conoscerà la loro decisione. «I genitori di Martina», hanno sottolineato Maurizio e Massimiliano Gabrielli, legali dei nonni materni, «sono insegnanti di scuola media, tuttora in servizio perchè hanno solo 56 anni, e sarebbe singolare se lo Stato ritenesse che non sono in grado di crescere un nipotino quando tutti i giorni gli affida la formazione e l'educazione di decine di studenti».

LA COPPIA IN CARCERE DAL 2014. Boettcher e Levato sono in prigione dal 2014 per aver sfigurato e rovinato la vita a tre giovani ragazzi con lanci di acido che hanno provocato ustioni gravissime, e per aver tentato di evirare una quarta vittima, con l'obiettivo di 'purificare' Martina, ex studentessa alla Bocconi, dalle sue precedenti relazioni. Lui è stato condannato a 24 anni in appello, e ha una ulteriore condanna a 14 anni, lei a venti di reclusione.

RAPPORTI SIGNIFICATIVI COI NONNI. «La legge contempla l'affidamento quando ci sono rapporti significativi e nel caso di questo bambino occorre dare rilievo al fatto che i nonni materni hanno avuto con lui 46 incontri, senza mancare mai un appuntamento», ha ricordato il Pg respingendo la perizia del tribunale che aveva stabilito che il piccolo si addormentava con i nonni per «difendersi» da loro. «Mi sembra che a questi nonni siano contestati fatti risibili come l'addormentamento difensivo», ha proseguito Ceriani. «La verità», ha detto il Pg, «è che il bambino è stato sballottato tra visite al babbo, alla mamma, ai nonni e alla nonna paterna: è comprensibile se ha avuto certe reazioni!».

L'AVVOCATO: «ALTRA CHANCES PER MARTINA». Laura Cossar, l'avvocatessa che difende Martina, ha insistito per «dare un'altra chance» alla ragazza e non ricorrere all'adozione perchè «è vero che ha una condanna elevata ma si potrà un po' ridurre per la continuazione del reato, e sta compiendo un percorso di cura: se non recuperiamo lei, che ha solo 24 anni, mi chiedo chi dovremmo recuperare». «Rispettiamo le figure di questi nonni», ha detto il legale rappresentante del sindaco Giuseppe Sala, tutore del piccolo, «ma l'impegno che vogliono assumersi è sproporzionato alle loro forze, al divario di età, alla durata pesante della pena alla quale sono stati condannati i genitori del bambino, e al fatto che i reati commessi denotano un totale deficit di senso civico».

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