Ikea
30 Novembre Nov 2017 1001 30 novembre 2017

Ikea, l'azienda risponde al licenziamento di Marica Ricutti

Negli ultimi 8 mesi la dipendente ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario concordati. Il colosso svedese replica alle polemiche.

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Il licenziamento da parte di Ikea di Marica Ricutti, mamma single con due figli a carico di cui uno disabile, per non aver rispettato i turni ha indignato mezza Italia. I lavoratori del polo di Corsico nel Milanese hanno organizzato assemblee sindacali seguite da un'ora di sciopero per manifestare la loro solidarietà. Il 29 novembre il colosso svedese ha fato la sua versione dei fatti con un comunicato stampa. «Ikea Italia, a conferma del proprio modo di lavorare che sostiene e sviluppa le proprie risorse interne, ha creduto nel percorso professionale della signora Marica Ricutti che negli anni ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità», si legge nella nota. «L’azienda si è sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro. In merito alla vicenda, Ikea Italia desidera precisare le ragioni alla base della propria decisione, che è stata difficile quanto necessaria, nel rispetto dei propri valori e alla luce dei fatti avvenuti».

LA SPIEGAZIONE DI IKEA. Stando a quanto ricostruisce l'azienda, «negli ultimi 8 mesi la signora Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice - per sua stessa ammissione - si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili. Di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento, la signora Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione». «Sulla base dei propri valori, del rispetto dovuto alla totalità dei propri collaboratori e della cura dei propri clienti, Ikea», continua il comunicato, «pur avendo fatto il possibile per andare incontro alle richieste della lavoratrice, ha ritenuto non accettabili comportamenti di questo tipo che hanno compromesso la relazione di fiducia. Alla luce di questa insostenibile situazione, l’azienda è giunta alla decisione di interrompere il rapporto di lavoro».

IL 90% DEI LAVORATORI A TEMPO INDETERMINATO. Ikea poi precisa che in Italia lavorano più di 6.500 collaboratori diretti, in oltre 21 punti vendita, per i quali «valorizziamo le competenze e garantiamo percorsi di crescita». A dimostrarlo, i risultati dell'indagine di clima interno: «L’82% dei nostri lavoratori si sente rispettato e valorizzato e l’83% si dichiara orgoglioso di lavorare in Ikea e di farlo sapere». Il 90% dei lavoratori sono impiegati con un contratto a tempo indeterminato e, «nell’ultimo anno, oltre 100 donne e 100 uomini hanno avuto un avanzamento di carriera». «Ikea è da sempre un’azienda sensibile e rispettosa delle diversità», mette in chiaro la nota. «Questo atteggiamento è frutto della consapevolezza che le differenze di genere, orientamento sessuale, provenienza, età e anzianità aziendale sono elementi di sviluppo culturale individuale e collettivo. Grazie alla valorizzazione delle diversità e dell’inclusione, possiamo dire con orgoglio che oggi abbiamo il 58% dei collaboratori e il 44% dei responsabili rappresentato da donne».

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