VENETO
1 Dicembre Dic 2017 1535 01 dicembre 2017

Veneto Fronte Skinheads, radiografia dell'associazione

L'associazione nata 30 anni ora è in mano alle nuove leve. Ragazzi che a differenza di CasaPound non hanno mire politiche e agiscono in autonomia. Fondatori, azioni e riferimenti dei neonazisti veronesi.

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«Il fascismo? Ha fatto cose assolutamente positive per l’Italia» e Mussolini «è stato un grande statista». Perché «ci sono state un sacco di cose buone che ha fatto. Cosa ha sbagliato? A perdere la guerra, fondamentalmente. Era meglio se la vinceva». E Hitler? «A livello di riforme sociali e industriali ha fatto bene». Lo sterminio degli ebrei? «Sei milioni? Ecco, questo è quello che recitano i libri di storia. Io credo che la storia la scrivano i vincitori». «Ho dei dubbi, sono critico, diciamo così. La storia andrebbe ristudiata, rivisitata tutta quanta». Questo è Giordano Caracino, il leader del Veneto Fronte Skinheads, intervistato da La Zanzara su Radio24. I suoi camerati in bomber hanno fatto irruzione tre giorni fa all'assemblea della rete Como Senza Frontiere: 13 skinhead hanno obbligato la platea all'ascolto della lettura di un volantino delirante sulla cosiddetta invasione dei migranti.

LE PRECEDENTI AZIONI. Non è il primo blitz del genere messo a segno dal Fronte Veneto Skinheads. La stessa scena era stata riproposta il 23 novembre scorso al teatro comunale di Medole, nell'alto Mantovano, dove era in corso la presentazione del libro Non ci avrete mai della scrittrice di origini marocchine Chaimaa Fatihi. Un mese prima il Fronte aveva appeso lo striscione «Save The Children Save The Business» davanti a una sede milanese della Ong. Nel 2015, invece, a essere prese di mira erano state 10 sedi della Caritas in diverse regioni: da Lodi, a Brescia a Trento fino a Vicenza e Treviso. Furono lasciate sagome tricolori e manifesti funebri contro lo ius soli. L'obiettivo insomma è sempre lo stesso: attaccare chiunque porti avanti politiche di accoglienza. Il Fronte, infatti, propugna l'ideale di comunità su base etnica contro la multiculturalità colpendo chi secondo la sua idea di società si macchia di «favoreggiamento di un’invasione pianificata di orde di immigrati extracomunitari».

«Un atto di intimidazione», ha commentato Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, riferendosi al blitz di Como, e quindi «inaccettabile». Ma non classificabile, secondo Meloni, come «violenza». Perché la violenza, ha aggiunto, «l'abbiamo vista un sacco di volte dai compagni dei centri sociali, quelli che distruggono intere città e bruciano le macchine degli italiani, e nessuno ha mai fatto appelli per la condanna delle violenze dei centri sociali». Non poteva mancare Matteo Salvini che ha definito gli skinheads dell'irruzione «quattro ragazzi», ricordando che «i problemi veri sono l'immigrazione fuori controllo, le carceri strapiene di immigrati e i clandestini che tolgono lo stipendio agli italiani».

L'AGGRESSIONE A MANTOVA. Va però detto che la violenza fisica non sarebbe del tutto estranea al Fronte Veneto Skinheads. Come ricorda Saverio Ferrari dell'Osservatorio Democratico sulle nuove destre, il 5 agosto 2017 un ragazzo venne picchiato da una decina di teste rasate a Mantova davanti a un locale frequentato da attivisti delle lotte sociali. La sua colpa? Frequentare concerti anti-razzisti. Il gruppo responsabile dell'aggressione fino a poco tempo prima sarebbe stato impegnato a distribuire volantini e adesivi del VFs- Progetto Nazionale.

LE ORIGINI NEGLI ANNI 80. «Il Veneto Fronte Skinheads è sulla piazza da 30 anni», spiega a L43 Ferrari. «Ma c'è stato un ricambio generazionale. Ora sono attive le nuove leve più giovani guidate da Caracino». Nato ufficialmente nel 1986 dalla «volontà di unire le forze delle varie realtà esistenti sul territorio», si legge sul sito, il Vfs fece la sua prima apparizione ufficiale nel Suffolk in Inghilterra in occasione della seconda edizione del Rock Against Communism, per diventare una associazione culturale nel 1990 iniziando così «ad affrontare in maniera più consistente tutta una serie di attività che la vedranno protagonista nelle varie iniziative di carattere nazionale».

Lo striscione appeso davanti la sede milanese di Save The Children.

La nuova fase del Fronte è cominciata un paio di anni fa, con le sagome tricolori lasciate davanti alle sedi Caritas e alcune sedi del Pd. Ma il vero spartiacque, almeno dal punto di vista mediatico, può essere considerato il raduno internazionale del settembre 2016 sul lago Revine in provincia di Treviso, una tre giorni alla quale presero parte gruppi naziskin italiani ed europei. Nonostante il meeting fosse blindatissimo, trapelarano dai social le foto di un gruppo di adolescenti poco più che bambini intenti a fare il saluto romano. Scatti che, finiti sui giornali, scatenarono un'ondata di polemiche e indignazione.

LA VICINANZA CON PROGETTO NAZIONALE. Cosa rimane delle origini? «Il fondatore Piero Puschiavo ora è un politico "incanutito"», spiega Giovanni Baldini di Patria indipendente, la rivista dell'Anpi. Imprenditore, ha appeso il bomber nero e indossato giacca e cravatta. «Con Progetto nazionale (nato nel 2010 nell'alveo del Msi Fiamma Tricolore, ndr) è confluito nell'area di Flavio Tosi, ex sindaco di Verona» e la sua Fondazione Ricostruiamo il Paese. Puschiavo, però, nella sua biografia si guarda bene dal menzionare il Veneto Fronte Skinheads e liquida i suoi Anni 80 come «attività politica in forma extraparlamentare ma vicina all’allora Movimento Sociale Italiano, con una forte campagna di sensibilizzazione del problema immigrazione». Come lui ha abbracciato in toto la causa tosiana anche Andrea Miglioranzi, che da leader degli skin veronesi e componente del gruppo musicale Gesta Bellica è diventato consigliere comunale con l'allora sindaco leghista, nel 2012 ha presieduto Amia, l'azienda municipale di igiene ambientale ed è stato coordinatore, sempre con Puschiavo, della lista civica dell'ex primo cittadino scaligero.

Giordano Caracino, leader del Veneto Fronte Skinheads.

Le nuove leve, gravitanti nell'orbita di Lealtà e Azione, sono invece sbarcate su Facebook appena un mese fa, fa notare il giornalista dell'Anpi, raccogliendo più di 1.800 like. Almeno così era prima che la pagina dal primo dicembre non risultasse più attiva. Tra i "mi piace" di questi neonazisti spuntano i profili di Gabriele Adinolfi, scrittore e fondatore negli Anni 70 di Terza posizione; Stefano Mellea, fondatore con altri fuoriusciti di Forza Nuova dell'associazione catanzarese Alpocat; la pagina dedicata a Mario Tuti, ex terrorista del Fronte nazionale rivoluzionario ed ex Ordine Nuovo; e Manuel Negri esponente sempre di Progetto Nazionale.

AZIONE IN AUTONOMIA. Al momento il Fronte agisce in autonomia. Questo significa che ha sì collegamenti con altri gruppi della galassia nera, ma non intrattiene relazioni organiche con associazioni come CasaPound e Forza Nuova. Solo con Progetto Nazionale, che come prevedibile ha espresso totale solidarietà con i responsabili del blitz a Como.

È meno democratico leggere un volantino ad una riunione pubblica di collettivi di sinistra e poi andarsene...

Geplaatst door Progetto Nazionale op donderdag 30 november 2017

A differenza dei partiti di estrema destra, poi, «i nuovi esponenti del Fronte non prospettano sbocchi politici», fa notare Ferrari. Almeno non al momento. Il principale elemento aggregativo, il cemento che unisce questi gruppi, spiega il direttore dell'Osservatorio, è la musica. I gruppi non si contano: dai Gesta Bellica ai Razza Fuorilegge, dai Legittima Offesa fino ai Garrota. Anche il tifo sportivo è un altro fattore coagulante che però abbraccia tutte le formazioni di estrema destra. Soprattutto nel calcio e nel basket. Un esempio? Il coordinatore per il Nord Italia di Forza Nuova Luca Castellini, tifoso dell'Hellas Verona, lo scorso luglio dal palco della festa della Curva Sud ha arringato gli ultrà con queste parole: «Chi ha permesso questa serata, chi ha pagato tutto, chi ha fatto da garante ha un nome: Adolf Hitler».

MUSICA, TIFO E SOLIDARIETÀ. «Musica e tifo», sottolinea Ferrari, «sono le vie di penetrazione nel mondo giovanile». Un mondo che non è più presidiato da altre forze e che ormai è una prateria per i neofascisti e neonazisti. Un altro tratto comune all'arcipelago nero è il cosiddetto collateralismo di scopo. E cioè la messa in atto di tutte quelle azioni di sostegno e solidarietà nei confronti dei meno abbienti, degli anziani e dei bambini rigorosamente italiani. «Campagne necessarie per entrare in relazione con la gente», aggiunge Ferrari. E per alimentare una volta di più l'idea di comunità su base etnica in opposizione a una società multiculturale. Lo fanno CasaPound e Lealtà e Azione con le raccolte di cibo e lo fa Forza Nuova offrendo assistenza a disabili e anziani.

Piero Puschiavo, tra i fondatori di Vfs.

Dal Veneto, dove - come spiega Baldini - l'ambiente politico «si presta alla colonizzazione» e il Fronte aspira alla leadership del movimentismo nero, i naziskin stanno cercando di radicarsi anche in Lombardia dove, per altro, sono presenti almeno dal 2000. «A Pavia era attiva una sezione del Fvs», ricorda Ferrari, «poi si sono sciolti per finire in Forza Nuova. Ma si tratta di scelte autonome, individuali». Che non rispondono in altre parole ad alcuna regia o strategia.

IL CASO DEI DODICI RAGGI. Sempre in Lombardia, a Caidate di Sumirago nel Varesotto, è attiva dagli Anni 90 un'altra numerosa comunità skinheads di destra: i Dodici Raggi, quelli del mosaico marmoreo del sole nero presente nel Castello di Wewelsburg in Germania, sede operativa delle SS. «L’impronta da subito inconfutabilmente è quella di ispirazione nazionalsocialista e di matrice pagana», si legge sul loro sito. «Sono 200 ragazzi che agitano svastiche, che ogni 20 aprile festeggiano il compleanno di Adolf Hitler», continua Ferrari, «che commemorano i caduti nazi-fascisti al sacrario di San Martino, sempre in provincia di Varese». Nello stesso luogo dove la Resistenza ricorda i 43 partigiani uccisi nella prima battaglia della Liberazione. Il tutto agendo di fatto totalmente indisturbati. «Il vero rischio che si corre», insiste Ferrari, «è la normalizzazione di queste realtà: a Varese per esempio i Dodici Raggi non vengono contrastati». Uno sdoganamento che ha portato il leader di CasaPound Simone Di Stefano nei salotti televisivi o noti giornalisti tivù a partecipare a confronti "democratici" con i fascisti del Terzo Millennio.

Una foto dei Varese Skinheads.

Il vero problema, conclude Ferrari, è che «a differenza delle destre storiche dell'Europa occidentale, quella italiana non ha discriminanti anti-fasciste e anti-razziste». I Tory britannici non vedono certo di buon occhio gli xenofobi di Britain First, così come i neo gollisti francesi non vanno a braccetto con le Front National di Marine Le Pen o i popolari spagnoli con Democrazia nazionale. Nel nostro Paese, invece, da Forza Italia alla Lega fino a Fratelli d'Italia i temi cavalcati sono gli stessi dei neofascisti e dei naziskin: no invasione, no ius soli. «La destra nostrana, insomma, è un bacino in cui queste forze estremiste nuotano». E in parte si riconoscono.

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