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Crisi delle banche

Pm Roberto Rossi
4 Dicembre Dic 2017 0858 04 dicembre 2017

Etruria, nuova indagine sul padre di Boschi

Il padre di Maria Elena sarebbe sotto inchiesta per la vendita di obbligazioni rischiose ai clienti retail. Bufera sul procuratore Rossi, che avrebbe omesso di dirlo alla commissione banche. Il magistrato si difende: «Ho annuito».

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Dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche spunta una nuova polemica sulla gestione delle indagini che riguardano Banca Etruria. «Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi», ha scritto infatti Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, «rischia di finire nuovamente di fronte al Csm». Il motivo? «Accusato di aver mentito di fronte alla commissione parlamentare riguardo allo stato delle inchieste che conduce su Banca Etruria», durante la sua audizione di giovedì 30 novembre (leggi anche: Etruria, l'audizione in Commissione Banche).

ROSSI AVREBBE TACIUTO SUGLI ULTIMI ACCERTAMENTI. «Quando gli è stato chiesto di parlare della posizione di Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena», spiega ancora il Corriere della Sera, «ha infatti omesso di rivelare che il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati per falso in prospetto e che su questo le verifiche sono tuttora in corso». Il deputato Carlo Sibilia, capogruppo in commissione Finanze del Movimento 5 stelle e membro della commissione banche, ha rincarato la dose: «Nei giorni scorsi c’è anche chi, proprio a seguito dell’audizione in commissione banche del procuratore, aveva cercato di far credere che Pier Luigi Boschi avesse un ruolo del tutto marginale rispetto alla vicenda di una banca che ha palesato il conflitto d’interessi del Pd» (leggi anche: Il Csm indaga su Woodcock ma si dimentica del pm di Etruria).

LA REPLICA: «HO DETTO TUTTO QUELLO CHE AVEVO DA DIRE». La replica del procuratore Rossi è stata secca: «Tutto quello che avevo da dire l'ho detto in commissione». Ma secondo quanto ricostruito dalla stampa, il nodo sarebbero le sanzioni da 2,7 milioni di euro comminate a settembre dalla Consob agli amministratori di Banca Etruria, nei confronti delle quali sono già scattati i ricorsi. Questa parte dell'inchiesta non sarebbe emersa di fronte alla commissione banche. E il senatore del gruppo "Idea" Andrea Augello ha detto di aver inoltrato al presidente della commissione, Pier Ferdinando Casini, una richiesta formale per verificare l'esistenza di un filone d'indagine su questo fronte.

C'È UNA NUOVA INDAGINE SU PIER LUIGI BOSCHI. Si tratterebbe di accertamenti che riguardano la vendita di obbligazioni considerate rischiose ai clienti retail, sprovvisti cioè del necessario profilo per acquisirle. Nel registro degli indagati ci sarebbero membri del cda della banca, tra cui appunto anche Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena. L'apertura del fascicolo sarebbe scaturita dalle sanzioni comminate dalla Consob agli ex amministratori di Etruria nel settembre 2016, per complessivi 2,76 milioni di euro. Al centro ci sarebbero presunte violazioni riscontrate nei prospetti informativi e risalenti al periodo 2012-2014. La procura di Arezzo starebbe dunque valutando i profili penali di falso in prospetto e ricorso abusivo al credito.

IL PROCURATORE SCRIVE A CASINI. Nel pomeriggio del 4 dicembre c'è stato però un altro colpo di scena. Il presidente della commissione banche, Pierferdinando Casini, ha infatti ricevuto una lettera dal procuratore Rossi, in cui il magistrato ha spiegato la sua posizione in merito al caso Boschi. Fonti della commissione hanno fatto sapere che la lettera è stata trasmessa dal presidente in via riservata a tutti i membri della commissione.

LA DIFESA: «SU BOSCHI HO ANNUITO». La missiva è composta da un solo foglio, in cui Rossi sottolinea di aver risposto correttamente a tutte le domande. Quanto alla posizione di Pier Luigi Boschi, il procuratore si difende dicendo di aver annuito quando gli è stato chiesto se lui e altri avrebbero potuto essere sotto inchiesta. La secretazione di una parte dell'audizione è scattata proprio quando i commissari hanno iniziato a fare domande sul reato di falso in prospetto. E nella lettera Rossi ricorda di essere stato lui stesso a chiedere la secretazione, perché su questo fronte sono ancora in corso indagini preliminari.

IL PD CHIEDE DI RISENTIRE IL MAGISTRATO. Secondo il presidente Casini la lettera inviata da Rossi «fornisce una risposta chiara ed esauriente, tutto il resto afferisce a giudizi politici che ciascun gruppo ha il diritto di formulare». Ma la vicenda appare ben lontana dall'essersi conclusa. Martedì 5 dicembre, alla ripresa dei lavori della commissione, il Partito democratico ha infatti annunciato che chiederà a Casini di convocare nuovamente il procuratore di Arezzo.

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