Madonia
5 Dicembre Dic 2017 0836 05 dicembre 2017

Mafia, raffica di arresti in Sicilia: la moglie di Madonia capo clan

Blitz all'alba dei carabinieri: colpiti i mandamenti di Resuttana e San Lorenzo. La compagna del boss dirigeva le operazioni. Tra commercianti sottomessi al pizzo e progetti di omicidio.

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Oltre 200 carabinieri di Palermo, su delega della procura distrettuale, hanno esguito all'alba, nei mandamenti mafiosi di San Lorenzo e Resuttana, l'arresto di 25 persone accusate di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, favoreggiamento personale, ricettazione. L'inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Salvo De Luca, ha ricostruito gli assetti e le dinamiche criminali delle famiglie mafiose di "San Lorenzo", "Partanna Mondello", "Tommaso Natale" e "Pallavicino/Zen" (tutte appartenenti al mandamento di "San Lorenzo") e della famiglia mafiosa di "Resuttana". Dall'indagine è emerso tra l'altro come Cosa nostra, per quanto indebolita dai risultati investigativi e giudiziari, mantenga la capacità di intimidazione e controllo del territorio, riuscendo ancora a costringere i commercianti ad accettare l'imposizione del pizzo.

GIÀ CONDANNATA A OTTO ANNI. Una donna, in particolare, si trovava alla guida del mandamentodi Resuttana: si tratta di Maria Angela Di Trapani, figlia di un capomafia e moglie dello storico boss Salvino Madonia. I pentiti avevano già in passato parlato del ruolo di Mariangela Di Trapani, tanto che la donna venne arrestata nel 2008. Per gli inquirenti reggeva le sorti del clan mentre il marito, pluriergastolano, era detenuto al 41 bis, riuscendo a portare all'esterno gli ordini che il boss mandava ai suoi dal carcere. Condannata a otto anni, ha scontato la pena.

COLLOQUI COL MARITO E I COGNATI CAPIMAFIA. Figlia del boss Ciccio Di Trapani, sorella di un altro boss, Nicola, era soprannominata in famiglia "a picciridda". Moglie di Salvino, killer dell'imprenditore Libero Grassi, sfruttava i colloqui in carcere col marito e i cognati Nino e Giuseppe, entrambi capimafia ergastolani, per mantenere i contatti dei familiari col mandamento di Resuttana, guidato dai Madonia dai tempi in cui a comandare era il suocero di Mariangela, Francesco. Dall'inchiesta dell'Arma viene fuori il ruolo attuale della donna, che avrebbe preso le redini del clan, e il peso che la famiglia Madonia continua ad avere in Cosa Nostra. Tra le decisioni veicolate all'esterno grazie al contributo della Di Trapani, secondo gli inquirenti che l'arrestarono nel 2008, ci sarebbe stata quella di eliminare l'allora reggente di San Lorenzo Giovanni Bonanno, che, oltre a a fare la cresta sulle casse del clan, avrebbe messo in giro la voce che il figlio di Mariangela e Salvino Madonia, Francesco, fosse frutto di un tradimento e non di un concepimento in provetta. Un affronto che non poteva restare impunito.

IL PRECEDENTE DI PATRIZIA MESSINA DENARO. «La risposta che tu devi dare a Salvo è che quello non c'è più», diceva Nino Madonia a Mariangela, che poi avrebbe trasmesso il messaggio al marito. Bonanno scomparve nel gennaio 2006 e un mese dopo il boss Salvatore Lo Piccolo scriveva un pizzino a Bernardo Provenzano, ancora latitante: «Purtroppo non c'è stato modo di scegliere altre soluzioni. E a questo punto abbiamo dovuto prendere questa amara decisione». Mariangela Di Trapani non è la prima boss in gonnella di Cosa nostra: l'ultimo caso è quello di Patrizia Messina Denaro, sorella del boss latitante Matteo Messina Denaro, arrestata nel 2013 . Per gli inquirenti, «svolgeva un ruolo di raccordo con il fratello per scambi d'informazioni e per il coordinamento delle risorse economiche».

NEL MIRINO PER UN PATTEGGIAMENTO. Secondo quanto emerso dalle indagini, Cosa nostra stava per tornare a uccidere: nel mirino Giovanni Niosi, uomo d'onore già arrestato in passato. Mestiere ufficiale vigile del fuoco, fedelissimo del boss Salvatore Lo Piccolo con la passione per il cinema, Niosi doveva morire perché aveva deciso di patteggiare una condanna: scelta ritenuta dai mafiosi disdicevole. A salvargli la vita sarebbe stata la mediazione dei vertici mafiosi del clan di Porta Nuova.

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