Thyssen
5 Dicembre Dic 2017 1040 05 dicembre 2017

Thyssen Krupp: cosa rimane 10 anni dopo la tragedia

Sette persone morirono nell'incendio la notte del 5 dicembre 2007 all'acciaieria di Torino. Oggi i manager tedeschi sono ancora liberi. Mentre la fabbrica viene smantellata. E la riqualificazione non va in porto.

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L'inferno si scatenò nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007. Un tubo di olio che si ruppe, una scintilla e la linea 5 della Thyssen Krupp di Torino che si trasformò in un fiume di fuoco. Un operaio morì sul colpo, altri sei persero la vita nei giorni seguenti. Uno dopo l'altro, mentre le polemiche sulla sicurezza si mescolavano alla rabbia e al dolore dei familiari delle vittime di una delle più gravi tragedie sul lavoro degli ultimi tempi.

RESPONSABILI ANCORA A PIEDE LIBERO. Prima qualche innocua fiammella, poi un incendio, un'esplosione, un'ondata di fuoco, operai trasformati in torce umane. Antonio Schiavone morì quasi subito. Agli altri - Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe De Masi - toccarono giorni, o settimane, di agonia. Dopo 10 anni, nonostante una sentenza della Cassazione, alcuni dei responsabili sono ancora a piede libero.

1. Il processo: l’ad ancora libero in Germania

L’inchiesta coordinata dal pm Raffaele Guariniello e dagli altri magistrati del suo pool, Francesca Traverso e Laura Longo, è stata condotta a tempo record. Nel gennaio 2009 si è aperto il processo in Corte d'Assise, prima tappa di un complesso iter giudiziario, nel quale non sono mancati i colpi di scena, che si è concluso nel maggio 2016, quando la Cassazione ha confermato le condanne nei confronti dei sei imputati, tra cui l'amministratore delegato Harald Espenhahn, a pene tra i 9 anni e 8 mesi e i 6 anni e 3 mesi.

PROTESTA DEL GUARDASIGILLI ORLANDO. E restituito un po' di giustizia ai familiari delle vittime, risarciti con 13 milioni di euro: mamme, vedove e sorelle non hanno mancato una sola udienza. Per gli imputati italiani si sono aperte le porte del carcere; Espenhahn e l'ex consigliere Gerald Priegnitz, invece, sono ancora liberi in Germania. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha recentemente chiesto a Berlino che la sentenza venga recepita e eseguita. Ma ancora non è arrivata risposta.

2. La sicurezza: una sveglia per il Paese

Dopo la tragedia, il governo di Romano Prodi ha accelerato il varo del testo unico delle leggi sulla sicurezza sul lavoro, che ha visto la luce nell'aprile 2008. Tra le principale novità del decreto, l’aggravamento delle pene per i datori di lavoro che non si mettono in regola in materia di sicurezza sul lavoro, che rischiano da quattro a otto mesi di carcere o in alternativa una multa che varia da 5 a 15 mila euro.

TUTELE ESTESE A TUTTI I LAVORATORI. Nel provvedimento, inoltre, sanzioni più severe per le imprese che queste norme le violano, ma anche l'estensione delle tutele ai lavoratori flessibili, l'istituzione dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls). Regole che da allora riguardano per la prima volta tutti i lavoratori: dipendenti, autonomi ed equiparati, a domicilio e a distanza, a progetto e interinali.

3. La fabbrica oggi: una lenta dismissione

Dal 2014 in corso Regina al 400 vanno avanti le operazioni di pulizia e di messa in sicurezza della fabbrica. Gli addetti ai lavori hanno lavato i pavimenti, smontato i carroponti, chiuso la maggior parte delle buche che una volta ospitavano le macchine. Tutto è stato smaltito o venduto. Compreso l'impianto di laminazione della linea 5, che è stato portato via solo nel marzo 2017. Lì, dove quella notte si è consumato il dramma, ci sono le transenne. L'area è stata recintata. Ma per vedere i segni delle fiamme basta guardare le pareti annerite.

«IL 90% DEI MANAGER È CAMBIATO». «Il 90% dei manager è cambiato», spiegano dalla multinazionale, «stiamo lavorando per andare avanti bene, per migliorarci. La maggioranza di noi è nuova. Ma, anche chi non c'era, non può non fare i conti con quello che è successo 10 anni fa».

4. La riqualificazione: nessun progetto in porto

Lo stabilimento è ancora lì, monumento del dolore che aspetta di veder trasformata quella sofferenza in qualcosa di diverso. Dei progetti elaborati negli ultimi anni, però, nessuno è andato in porto. E nei mesi scorsi è arrivato dalla Città di Torino l'ennesimo stop alla riqualificazione dell'area. Il 19 luglio 2017 una delibera della giunta comunale ha bloccato i piani di riqualificazione che, tra il 2013 e il 2016, erano stati predisposti per alcune grandi ex aree industriali, Thyssen Krupp compresa. Il motivo? Non era in linea con la variante al Piano regolatore a cui l'amministrazione sta lavorando.

«ORA CI SONO ALTRE PRIORITÀ». «In questo momento ci sono altre priorità, ma per quell'area abbiamo una progettualità», ha spiegato il vice sindaco e assessore all'Urbanistica della Città, Guido Montanari, «vogliamo evitare che la riqualificazione preveda solo residenze e aree commerciali, come era emerso dalle vecchie ipotesi. Quello che ci preme è che venga mantenuta una consistente quota di parte produttiva, possibilmente legata a programmi di industria 4.0. E io mi batterò per questo». L'obiettivo è quello di «riqualificare l'intero contesto, per andare incontro alle esigenze di un quartiere che sta vivendo un lungo periodo di abbandono. Occorre ripensare l'intera area, perché la riqualificazione non riguardi solo l'ex fabbrica, ma tutta la zona. Non appena avremo in mano progetti più consistenti, procederemo».

5. Il ricordo: Torino prepara il memoriale

A 10 anni da quella tragica notte sono numerose le iniziative in programma per commemorare le vittime dell'incidente. E per tenere accesa l'attenzione sul tema delle morti bianche e degli incidenti sul lavoro. Anche nel 2017 Sicurezza e Lavoro organizza le Settimane della Sicurezza, un calendario di iniziative per la promozione, in particolare fra i giovani, della cultura della salute, della sicurezza, dei diritti e della prevenzione a scuola e sui luoghi di lavoro.

MONUMENTO A TUTTE LE VITTIME. Primo appuntamento delle Settimane, per il decennale della Thyssen, la cerimonia di commemorazione al Cimitero Monumentale dove sono sepolti cinque dei sette operai. Qui, familiari e istituzioni si riuniscono la mattina del 6 dicembre per un momento di raccoglimento. Nello stesso giorno la Città presenta il progetto per il memoriale dedicato agli operai Thyssen, che vuole diventare un monumento a tutte le vittime sul lavoro.

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