Gerusalemme: morto palestinese ferito

Tensione a Gerusalemme

7 Dicembre Dic 2017 1242 07 dicembre 2017

Gerusalemme capitale, scontri a Gaza e in Cisgiordania

La Città Santa paralizzata dalla sciopero generale dopo la decisione di Trump. Oltre 100 persone ferite da colpi d'arma da fuoco e dai gas lacrimogeni. In fiamme le bandiere Usa e israeliane.

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La protesta si infiamma in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza dopo la decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme, città santa per l'ebraismo quanto per l'islam, come capitale di Israele. Il 7 dicembre si sono verificati scontri in diverse località della Cisgiordania, in particolare a Betlemme, Hebron e Ramallah, mentre a Khan Yunes tre dimostranti palestinesi sono rimasti feriti (uno in maniera grave) dal fuoco di militari israeliani durante una manifestazione che ha raggiunto i reticolati della linea di demarcazione della Striscia. Il bilancio complessivo stilato dalla Mezzaluna rossa palestinese, per ora, parla di 114 persone ferite, colpite da armi da fuoco e proiettili rivestiti di gomma o intossicate da gas lacrimogeni.

Nella città vecchia di Gerusalemme, davanti ad operatori tivù e fotografi di molte testate internazionali e alla polizia che presidiava la zona, decine di donne e uomini palestinesi hanno gridato slogan contro la mossa di Trump di fronte alla porta di Damasco. «Con l'anima e con il cuore», hanno scandito, «ci sacrifichiamo per la nostra Gerusalemme».

In serata due razzi sono stati lanciati dalla Striscia verso il Sud di Israele, ma sono caduti all'interno dell'enclave palestinese. La popolazione delle aree israeliane, al suono delle sirene di allarme, è corsa comunque nei rifugi. Qualche ora dopo è arrivata la risposta di Israele, con colpi di tank e un'incursione aerea che hanno bersagliato due postazioni di Hamas nella parte centrale di Gaza.

HAMAS: «È UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA». Sulla questione è arrivata anche la dura presa di posizione di Hamas: «Facciamo appello per una nuova Intifada contro l'occupazione e contro il nemico sionista, ed agiamo di conseguenza», ha affermato il leader politico, Ismail Haniyeh, in un discorso pronunciato dalla propria abitazione a Gaza e trasmesso dall'emittente dell'organizzazione che controlla la Striscia al-Aqsa tv. «Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti», ha aggiunto.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco sono stati diversi sostenitori dell'Isis e di al Qaeda, che hanno minacciato attacchi contro gli americani: «Vi taglieremo la testa e libereremo Gerusalemme», recita uno dei messaggi, in arabo, ebraico e inglese, postato online e corredato dalle immagini della moschea di al Aqsa secondo quanto riferito da Site, il sito di monitoraggio dell'estremismo islamico sul web. L'Aqap, ramo di al Qaeda nella penisola arabica, ha chiesto ai «musulmani di sostenere i combattenti palestinesi». Dall'Afghanistan, i talebani hanno definito l'iniziativa di Trump un «passo sconsiderato», mentre in Somalia il portavoce degli al Shabaab ha invocato «la risposta armata dei musulmani».

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