Dissesto Idrogeologico
16 Dicembre Dic 2017 0900 16 dicembre 2017

Rischio idrogeologico in Italia: dati e cause di 12 anni di catastrofi

Gli allagamenti in Emilia-Romagna sono l'ultimo caso. Dal 2005 al 2016 77 morti per alluvioni e frane. Piemonte e Liguria le regioni più colpite. Tra i motivi la cementificazione selvaggia. L'annoso problema.

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I recenti allagamenti in Emilia Romagna hanno riportato l'attenzione sull'annoso problema del rischio idrogeologico. L'Italia si conferma esposta ad alluvioni, frane e smottamenti. Lo ribadiscono anche due studiosi dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (Irpi), Fabio Luino e Laura Turconi, che hanno appena terminato una raccolta degli eventi avvenuti nel Nord Italia negli ultimi 12 anni, dal 2005 al 2016.

1. Regioni più colpite: Piemonte e Liguria

Non sorprende scoprire che la palma nera delle regioni più dissestate se la aggiudichino Piemonte e Liguria. Del resto, basta pensare alla nota canzone di Fabrizio De André Dolcenera, incentrata sull'alluvione del 7 ottobre 1970, per rendersi conto quanto fenomeni ritenuti eccezionali siano ormai tragicamente divenuti consueti nel Nord-Ovest.

ANCHE IL FRIULI TARTASSATO. In Piemonte si contano 513 eventi tra alluvioni, frane e smottamenti, il 24% del totale (tra questi, ricordano gli autori della ricerca, i due più gravi: nel maggio 2008 e nel novembre 2016) mentre in Liguria 413 casi, cioè il 19%. Tuttavia, se si rapporta il numero delle informazioni censite per la superficie di ogni singola regione, la Liguria sale in vetta alla classifica e risulta la più frequentemente colpita con un evento ogni 13 chilometri quadrati, seguita dal Friuli-Venezia Giulia con uno ogni 42.

TRE EVENTI MOLTO GRAVI. «La Liguria, d'altronde», si legge nel volume Eventi di piena e frana nell'Italia settentrionale nel periodo 2005 – 2016, «è stata la regione che, nel lasso di tempo esaminato, ha subito tre eventi molto gravi: quello dell'ottobre 2010 a Genova e Varazze, dell'ottobre 2011 alle Cinque Terre e del novembre 2014 a Genova».

2. Numero di vittime: 77 in 12 anni, 2011 annus horribilis

Nel report trova spazio anche il numero delle vittime causate dal dissesto idrogeologico. Il tributo in termini di vite umane pagato negli ultimi 12 anni è di 77 morti, di cui 54 a causa delle inondazioni di fiumi e torrenti, 23 per frane e uno per valanga. L'evento più tragico rimane quello del 25 ottobre 2011 nelle Cinque Terre, che costò la vita a 13 persone, 11 in Liguria e 2 in Toscana. Seguito dalla alluvione di Genova del 4 novembre 2011, con 6 vittime. Due accadimenti che concorrono a rendere il 2011 l'annus horribilis con «22 decessi, 20 dei quali per alluvioni torrentizie molto violente e 2 per crolli lapidei che colpirono due automobili in transito».

VALANGA RECORD A BOLZANO. Per quanto riguarda le frane, in 12 anni hanno causato in totale 22 vittime. In questo caso l'evento più luttuoso si ebbe il 12 aprile 2010, quando una valanga di fango e terra colpì un treno in transito in provincia di Bolzano. Anche su questo fronte, la maggior parte delle vittime è stata registrata in Liguria (il 32,5% ).

3. Cause: in cima c'è la costruzione dissennata

Nel 68% dei casi, alluvioni, frane e smottamenti hanno coinvolto e travolto infrastrutture: strade, autostrade, ferrovie, nel 32% abitazioni, attività commerciali e industriali. Colpa della forza degli elementi o di strutture e infrastrutture che non dovevano trovarsi sul percorso dell'acqua e del fango? I due ricercatori dell'Irpi Fabio Luino e Laura Turconi che hanno curato il dossier non hanno dubbi: troppo frequentemente sono state proprio le strutture costruite dall'uomo, come sottopassi posti in area di esondazione, ad aumentare il numero di vittime causate dal fenomeno.

EDIFICAZIONE CHE CONTINUA. E poi c'è il tema dell'edificazione selvaggia e scriteriata, erroneamente attribuita e confinata agli Anni 50 e 60 ma in realtà ancora in atto se si considera che, secondo uno studio dell’Ispra, il centro studi del ministero dell’Ambiente, il consumo di suolo in Italia ha fatto sparire tra il 2015 e il 2016 ben 30 ettari al giorno. È come se ogni secondo fossero edificati tre metri quadri. E la legge per il contenimento del consumo di suolo approvata alla Camera nel maggio 2016 giace abbandonata nei cassetti del Senato e probabilmente non vedrà la luce in questa legislatura (e, con la nuova, i lavori dovranno ripartire da zero).

4. Fiumi interrati: oltre 12 mila chilometri spariti sotto asfalto e cemento

La necessità di costruire ovunque ha portato alla chiusura di numerosi corsi d'acqua. Si parla, allora, del fenomeno dei fiumi tombati. Secondo gli ultimi rapporti, la rete fluviale scomparsa dalla superficie e costretta in stretti canali in cemento armato sarebbe di oltre 12 mila chilometri.

DAL BISAGNO AL SEVESO. Ma in realtà non si conoscono i numeri certi perché non è mai stato fatto un rilevamento nazionale e di molti righi interrati si è persa persino ogni memoria, venendo riscoperti solo durante le alluvioni, quando la forza dell'acqua è tale da fare esplodere le coperture provocando danni e allagamenti. Tra gli interrati più noti, il Bisagno e il Fereggiano, a Genova; il Taro e il torrente Parma, a Parma; l'Olona, il Seveso e il Lambro a Milano; il Serchio a Lucca, il Sarno nell'omonima località.

5. Possibili soluzioni: manutenzione e stop al consumo di suolo

Sì può fare qualcosa? Non a livello ingegneristico, dato che scolmatori e opere per incentivare il deflusso hanno comunque i loro limiti, soprattutto considerato che molti canali sotterranei sono stati costruiti senza pensare che dovessero fare fronte a situazioni emergenziali. Nella maggior parte dei casi, oggi sul corso del torrente insistono intere costruzioni, quindi non è più possibile riportare alla luce i rivi. L'unica è continuare con la manutenzione per accertarsi che detriti fluviali e spazzatura non creino pericolosi tappi e imbuti.

CAMPAGNE "INVASE". Situazione analoga fuori città: per secoli i fiumi sono esondati nelle campagne, fertilizzandole. Oggi nelle zone alluvionali a lato degli argini sorgono capannoni industriali, strade, ferrovie e centri commerciali. Ci siamo impadroniti dello spazio che fu dell'acqua ma l'acqua di tanto in tanto torna a reclamarlo.

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