Dellutri
22 Dicembre Dic 2017 1745 22 dicembre 2017

Dell'Utri, la procura chiede la sospensione della pena

Il cofondatore di Forza Italia è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma a luglio la Cassazione ha revocato la condanna inflitta, per lo stesso reato, all'ex numero due del Sisde Bruno Contrada.

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La procura generale di Caltanissetta ha chiesto la sospensione della pena per il cofondatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, definitivamente condannato a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

IL PRECEDENTE DI CONTRADA. L'istanza è stata presentata nel corso del processo di revisione, avviato su richiesta dei difensori dell'imputato davanti alla Corte d'Appello della città siciliana. A cambiare le carte in tavola è stata una sentenza della Corte di Cassazione, che a luglio ha revocato la condanna inflitta, per lo stesso reato, a Bruno Contrada, ex numero due del Sisde, cioè dei Servizi segreti civili (leggi anche: Bruno Contrada, la Cassazione revoca la condanna per mafia).

REATO «NON CHIARO E NON PREVEDIBILE». Già nel 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l'Italia a risarcire l'ex 007, nel frattempo radiato dalla polizia e sospeso anche dalla pensione, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato, né condannato. Perché all’epoca dei fatti a lui contestati (1979-1988) il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era «né chiaro, né prevedibile» (leggi anche: Bruno Contrada, l'ex 007 reintegrato in polizia).

AVVOCATI FIDUCIOSI. La successiva sentenza della Cassazione era stata accolta, non a caso, come un segnale di "speranza" dagli avvocati di Dell'Utri. Anche l'ex senatore, infatti, è stato condannato per reati commessi prima del fatidico 1994 e la pronuncia degli ermellini appariva destinata a riflettersi pure sul suo caso.

L'IMPORTANZA DEL 1994. Il 1994 è l'anno della storica sentenza Demitry delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ed è lo spartiacque temporale fissato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo cui in Italia non è possibile condannare alcun imputato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa per fatti che risalgono a prima di quella data (leggi anche: Dell'Utri resta in carcere e inizia lo sciopero della fame).

LA STORIA TRAVAGLIATA DEL CONCORSO ESTERNO. Il motivo è che le norme da cui discende il concorso esterno in associazione mafiosa sono due. Quella che definisce il concorso eventuale di persone nel reato, che risale al 1930, e quella che istituisce l'associazione di tipo mafioso, introdotta nel 1982. Nel 1994, con la sentenza Demitry, le Sezioni Unite della Cassazione misero fine ai dubbi sulla legittimità di un'interpretazione "combinata" delle due fattispecie, senza modificare in nessun modo le leggi già in vigore. A proporre per primo quell'interpretazione era stato il giudice Giovanni Falcone, alla ricerca di un modo per perseguire i colletti bianchi che contribuivano alla crescita di Cosa Nostra pur non facendone parte in maniera organica.

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