Visita Fiscale
2 Gennaio Gen 2018 1445 02 gennaio 2018

Visite fiscali, salta l'armonizzazione delle fasce orarie tra pubblico e privato

Con il nuovo decreto sulla P.a. salta la parificazione sulle fasce orarie delle visite. Restano così di 7 ore per chi lavora nel pubblico e di 4 per gli impiegati nelle aziende private.

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Le visite fiscali continueranno a seguire i soliti orari, con una finestra di quattro ore per i dipendenti privati e di sette ore per gli statali. Salta così l'armonizzazione, indicata nella riforma del pubblico impiego come una delle finalità da perseguire con la nascita del polo unico per i controlli. La decisione è sancita nel decreto firmato dalla ministra Marianna Madia e dal ministro Giuliano Poletti, ma subisce le critiche del presidente dell'Inps Tito Boeri, secondo il quale la mancata uniformazione potrebbe «far diminuire le visite fiscali nella Pubblica amministrazione».

DEROGHE SOLO CON INVALIDITÀ SUPERIORE AL 67%. Nel provvedimento in questione, tuttavia, vengono allineate le regole in fatto di esclusioni dall'obbligo di reperibilità. La deroga vale se l'invalidità è pari o superiore al 67%. Finora invece nella Pubblica amministrazione non c'erano tetti. L'altra novità sta nella possibilità di svolgere accertamenti «con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale». Una misura 'anti-furbetti', già annunciata e ora confermata nella versione ufficiale del decreto.

NUOVE REGOLE IN VIGORE DAL 13 GENNAIO. Il provvedimento entrerà in vigore il 13 gennaio. Ma nella Pubblica amministrazione nulla cambia per le fasce orarie: «Dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18». Mentre per i dipendenti privati le finestre di reperibilità restano più corte: «Dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19». Le strade percorribili erano due: allargare gli spazi per i lavoratori del privato, come più volte proposto da Boeri, che si era espresso per portare tutti a sette ore; oppure accorciare la reperibilità per gli statali, opzione però giudicata non percorribile dal governo.

LE CRITICHE DI BOERI. Il ministero della Pubblica amministrazione aveva già spiegato come armonizzare la materia facendo leva sul pubblico avrebbe comportato una riduzione delle fasce a sole quattro ore e, quindi, «una minore incisività della disciplina dei controlli». Non restava quindi che cambiare nel privato, ma, almeno per ora, non si è proceduto. Per Boeri si tratta di un'occasione mancata: «Non armonizzare rende più difficile realizzare quelle economie di scala che sono alla base della scelta del polo unico. Se ci sono due dipendenti malati, uno pubblico e uno privato in una piccola località, per ridurre i costi unitari dei controlli si potrà essere costretti a rinunciare a visitare sia l'uno che l'altro».

SODDISFATTI I MEDICI FISCALI. Soddisfatti invece i medici fiscali: «Allargare le fasce nel privato sarebbe stato un po' ingiusto, visto che chi fa più assenze si concentra nella Pa», fa notare Silvio Trabalza, della Fimmg Inps. «Le novità toccano soprattutto le esenzioni: prima bastava un'invalidità minima, sopra al 33%. Ora l'esonero è limitato a situazioni gravi. E non c'è più il riferimento agli infortuni sul lavoro», spiega invece il segretario nazionale della federazione, Alfredo Petrone, evidenziando la stretta e giudicando «molto positivo il lavoro sul polo unico».

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