Incendio
4 Gennaio Gen 2018 1537 04 gennaio 2018

Incendio nel Pavese: l'eterno rischio diossina e i rischi per la salute

Per il Wwf, la zona tra Mortara, Cortoleona e Parona ha uno standard di sicurezza insufficiente. La sostanza è contenuta in oli e vernici. O generata da processi di combustione. E può essere cancerogena. 

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In seguito all'incendio del 3 gennaio nel Pavese, con un capannone di 2 mila metri quadri che ha preso fuoco portando all'evacuazione di un centinaio di abitanti, l'Arpa ha avviato il campionamento per verificare i livelli di diossina nell'aria. Secondo il Wwf, tra Mortara, Cortoleona e Parona, «esiste un vero e proprio triangolo della diossina» in cui c'è un alto numero di imprese che lavorano nel settore dei rifiuti e operano con le modeste «verifiche di Via» (Valutazione Impatto Ambientale). Ecco, nello specifico, cos'è la diossina e perché è pericolosa.

1. Cos'è: sostanza contenuta in oli e vernici o generata da combustione

La diossina è contenuta in moltissimi prodotti di uso comune, come oli isolanti, additivi antimuffa, vernici e impregnanti per il legno. È diffusa nell'ambiente anche dai processi di combustione, da quelli che avvengono nei motori agli incendi. Per la sua stabilità chimica è molto persistente nell'ambiente: si lega facilmente al materiale organico presente nel terreno e occorrono mesi, perfino anni, perché sia degradata.

LA VALUTAZIONE DELLA TOSSICITÀ. Il termine diossina comprende in realtà una famiglia di più di 200 sostanze: 75 tipi di Pcdd (policlorodibenzo-p-diossine) e 135 tipi di Pcdf (policlorodibenzofurani), 17 dei quali molto tossici per l'uomo. Tra le diossine più pericolose c'è la tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la cosiddetta diossina Seveso, considerata il punto di riferimento nei parametri per la valutazione della tossicità. I livelli massimi tollerabili di diossina contenuti negli alimenti sono stabiliti dal regolamento della Commissione Europea 1881 del dicembre 2006.

2. Gli effetti: è cancerogena e può avere effetti a livello ormonale

La diossina può essere cancerogena e avere effetti anche a livello ormonale, ma solo oltre una certa soglia di dosaggio ed esposizione. Due i modi in cui può essere assunta dall'uomo: per inalazione e per via alimentare. Si può venire in contatto con le diossine tramite tre fonti di esposizione: accidentale, occupazionale e ambientale. La prima riguarda contaminazioni dovute a incidenti, mentre la seconda riguarda gruppi ristretti di popolazione, professionalmente esposti, come nel caso di coloro che lavorano nella produzione di pesticidi o determinati prodotti chimici. L'esposizione ambientale, infine, può interessare ampie fasce della popolazione e può avvenire, per lo più, attraverso l’alimentazione con cibo contaminato, anche se vi possono essere altre vie di esposizione quali l’inalazione di polvere o il contatto.

LE ERUZIONI CUTANEE SEGNALI D'ALLARME. Da alcuni studi si è riscontrato che l'organo bersaglio è principalmente il fegato e che il segnale di una forte esposizione, anche per via inalatoria, è la cloracne, un particolare tipo di eruzione cutanea. La diossina è pericolosa perché rimane a lungo nell'organismo, concentrandosi nei tessuti adiposi, dove c'è una irrorazione del sangue limitata. L'esposizione dell'uomo avviene quasi esclusivamente attraverso l'assunzione di cibo, soprattutto carne, pesce e latticini. Nei casi di esposizione a concentrazioni elevate, per esempio per lavoro, le diossine hanno rivelato la capacità di ridurre la fertilità, lo sviluppo e le difese immunitarie dell'organismo. Studi epidemiologici condotti sull'uomo hanno evidenziato una correlazione significativa tra l'esposizione a diossine e incremento di determinati tipi di tumore, come il sarcoma dei tessuti molli, i linfomi Hodgkin e non-Hodgkin, i tumori tiroidei e polmonari, i mesoteliomi.

3. Come difendersi: le linee guida del ministero

Il metodo principale di prevenzione contro la diossina viene adottato dal ministero della Salute: le sostanze tossiche negli alimenti sono monitorate e, in caso di contaminazione, le derrate alimentari vengono bloccate. Le industrie che possono produrle sono tenute sotto stretto controllo dagli organi del ministero dell'Ambiente. Nel caso di livelli di diossina particolarmente alti nell'aria, fenomeno che si verifica solo in casi di incidenti industriali, è consigliabile stare lontani dalla fonte e, se non fosse possibile, rimanere in casa con le finestre chiuse. È necessario inoltre sospendere la raccolta e consumo dei prodotti ortofrutticoli coltivati.

ATTENZIONE A FRUTTA E VERDURA. Per quanto riguarda la raccolta dei prodotti cerealicoli, gli stessi dovranno essere stoccati separatamente dagli altri prodotti in attesa di accertamenti con l'adozione di relativi provvedimenti. I prodotti ortofrutticoli derivanti dalla coltivazione dei terreni posti al di fuori del perimetro interessato ma in zone immediatamente adiacenti dovranno essere sottoposti prima della consumazione ad accurato lavaggio in acqua corrente e potabile.

4. L'incidente più grave in Italia: il disastro di Seveso

Il 10 luglio 1976, nello stabilimento della società Icmesa di Meda, in Lombardia, un reattore destinato alla produzione di triclorofenolo perse il controllo della temperatura. L'apertura delle valvole di sicurezza evitò l'esplosione del reattore, ma l'alta temperatura provocò una modifica della reazione in atto con la formazione di una sostanza classificata in seguito come diossina. La diossina rilasciata in aria formò una nube tossica che i venti spostarono verso Cesano Maderno, Desio e Seveso, il Comune più colpito da questo incidente, tra i più gravi mai registrati in Europa.

GRAVI EFFETTI SULLA POPOLAZIONE. L’incidente ebbe gravi effetti sulla salute dei lavoratori e degli abitanti della zona esposti alla nube tossica: la maggior parte di loro riportò infiammazioni agli occhi. Alcune persone subirono degenerazioni della pelle (la cloracne) e gli effetti sulla salute generale sono ancora oggi oggetto di studio. La nube tossica ha avuto ripercussioni anche di tipo ambientale con la contaminazione del territorio circostante.

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