Logan Paul Video Cadavere
BLUES
5 Gennaio Gen 2018 2052 05 gennaio 2018

In quale mondo uno youtuber che filma un suicida è influencer?

Il 22enne Logan Paul, che ha 15 milioni di follower, riprende e sfotte un cadavere nella foresta Aokigahara. La Rete, che prima lo osannava, lo lincia. Ma abbiamo creato un sistema schiavo dei profitti e senza etica.

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Eccoli qua gli influencer, i caroselli viventi, i consigli per gli acquisti in carne e ossa che influenzano legioni di ragazzini. A loro basta un blog, un social, un filmato in Rete e ti dicono come esistere. Tipo questo Logan Paul, questo biondino odioso, faccia allungata da carogna dei telefilm americani, uno da 15 milioni di follower su YouTube, che fanno multipli milionari in dollari a furia di clic ininterrotti per visionare le imprese di un 22enne cresciuto imbottendosi di estetica MTv, poi anche di altre reti commerciali, finché ha imparato a realizzare clippini nello stesso stile, trionfi di vacuità, sempre più calibrati, sempre più maliziosi.

ESALTAZIONE DI UN IDIOTA. Salti, zompi, tuffi dal ponte di Rialto, esotismo da cartolina, aneddotica da new rich kid, grandi macchine, grandi fighe, smorfie, urla, bravate in posa sul cornicione di un baratro. Robaccia trash, ma i cosiddetti giovani vanno pazzi, esaltano un idiota - adesso si può dire - a coscienza estetica di una generazione. Mentre, come loro, è un inetto, un fallito che, al di fuori dei video farciti di fuffa, altro non sa fare, un inetto per ogni altra attività.

CHE BELLO, UN CADAVERE. E il gioco finalmente si scopre quando questo guru dei nostri tempi, questo alienato dal mento lungo s'imbatte in un cadavere che oscilla in un bosco giapponese dove la gente va a farla finita, e non batte ciglio, non inorridisce, non si dispiace, non pensa neanche per un momento che quella figura oscillante è tutto ciò che resta di una sconosciuta disperazione.

Logan Paul.

Non pensa, perché tra le sue facoltà calcolatorie, manipolatorie, non è inserito il pensiero sensibile ma solo quello contabile, finalizzato: lui, in viaggio esotico nella foresta di Aokigahara sul monte Fuji, di cui ignora tutto, trova un corpo, intuisce che è un ottimo affare e, con due scagnozzi comincia a filmarlo, a girarci intorno, a irriderlo, a fare le facce da stronzo - perché è stronzo -, tutto rigorosamente in diretta.

PIOVONO SUBITO INSULTI. Si aspetta un nuovo trionfo di contatti, cioè di soldi che arrivano. E invece piovono insulti, anche irrazionali, dagli stessi che fino a un minuto prima si bevevano qualsiasi bicchiere di niente da uno così, da altri come lui.

Eccoli qua gli influencer. Pupazzi del nulla che pensano tutto in termini di nulla: un panorama come un morto, tutto irreale, tutto buono per essere filtrato da una telecamerina

Eccoli qua gli influencer. Pupazzi del nulla che pensano tutto in termini di nulla: un panorama come un morto, tutto irreale, tutto buono per essere filtrato da una telecamerina, da quell'assurda pretesa di spacciare il vero per un reale che non c'è, che è rinnegato mentre viene proposto, è svuotato, è reso, come si dice, “storytelling”.

GIUDIZIO SOLO COMMERCIALE. Che sarebbe, in poche parole, la narrazione costante, esasperata, di qualsiasi cosa capiti di vivere, però sottoposta al giudizio di chi guarda. Un giudizio non morale ma commerciale: comprami, io sono in vendita con tutto ciò che mi succede. Ci sono libri, manuali che straparlano di “identità narrative”, che scomodano filosofi come Paul Ricoeur, “raccontiamo ogni giorno delle storie perché le vite umane hanno bisogno d'essere raccontate”, ma è nobilitare la fuffa in modo elegante: Ricoeur, nella sua complicatissima problematica sospesa tra ermeneutica e fenomenologia, se mai parlava di opere letterarie, mica di stupidi filmatini a cavallo di una scopa per semianalfabeti.

DA COSCIENZA A REIETTO. «Un incidente, è stato un incidente», ha cercato di tamponare l'ex influencer Logan Paul, passato in un attimo da coscienza estetica a reietto della Rete, cioè l'unica realtà che lui conosca. Ma uno gli ha controcinguettato: se trovi un cadavere, ti metti a filmarlo, gli balli intorno, lo prendi in giro, l'incidente sei tu. E il video, dopo 23 ore in cui aveva raccolto 6,5 milioni di visualizzazioni, è sparito.

Gli youtuber, fenomeni di un'insostenibile inconsistenza

Mettono in Rete filmati di cucina, videogiochi, vita quotidiana. Banalità del nulla tra narcisismo e volgarità. Storia dei raccatta-contatti capaci di fare soldi a palate. Eroi vuoti che da zero vanno a comandare. La convention degli youtuber fatta vedere dal telegiornale della Rai è qualcosa di allucinante.

Ma non è pentimento, non scherziamo, gente così non conosce i pentimenti e tanto meno i sentimenti, sono automi che in un ipotetico processo verrebbero assolti per totale anaffettività. Qui c'è solo il tentativo di salvarsi, a tempo scaduto. Adesso dicono che, come influencer, il 22enne ragazzone ha chiuso, che c'è già chi scalda i muscoli per prendere il suo posto. Ma una cosa è sicura: uno così insisterà nel non capire, e, in un modo o nell'altro resterà nel giro, consulente in scemenze, esperto in cazzate. Perché non può fare altro.

TORTA DA 226 MILIARDI. Adesso c'è chi si chiede se YouTube non abbia un codice etico e come possa far passare contenuti del genere; ma è una domanda al limite dell'ingenuo: il codice etico sono loro, le felpette che garantiscono per loro stesse; hanno inventato e controllano questi media, e, senza quasi lavorare (anche loro) sono arrivati in pochissimi a spartirsi 226 miliardi di dollari, che è più del Pil di quasi tutti i Paesi piccoli dell'Unione europea.

NOI LAVORIAMO PER LORO. Perché a lavorare sono quelli che riempiono di paglia le loro piattaforme, sono quelli che ci cliccano sopra, che interagiscono. Siamo noi. E il codice etico sono loro, che fanno beneficenza, che puntano a “rendere il mondo un posto migliore” e come fai a contestarli? Non li vedi, che facce rassicuranti e corrette che hanno?

È stato lui, Logan Paul, in imminente disgrazia, a rimuovere il suo video macabro e stupido. Nessuno lo ha sollecitato, nessuno aveva provveduto prima

Sì, poi qualcuno, come Dave Eggers ne Il Cerchio, li sputtana, ma oramai i libri chi li legge più? Le loro “politiche” sono censorie ma secondo convenienza mercantile - nulla di personale. Oggi vige ancora l'onda lunga del politicamente corretto democratico, obamiano, e loro si adeguano, proibiscono, sospendono chi è contro questo schema di pensiero unico, ma solo fin che dura; quando e se le cose cambieranno, saranno fulminei nell'adeguare i loro codici alla nuova onda.

MACCHINA DI PUBBLICITÀ. E figuriamoci se uno da 15 milioni di follower passa inosservato per YouTube, se viene inibito in tutto quello che ci carica sopra: è lui a lavorare per loro, a macinare pubblicità per loro, si arricchisce in proporzione, ma loro, le “felpette” che stanno dietro, molto di più. Difatti è stato lui, Logan Paul, in imminente disgrazia, a rimuovere il suo video macabro e stupido. Nessuno lo ha sollecitato, nessuno aveva provveduto prima, in 23 ore di esposizione oscena di un suicida preso per i fondelli.

I social, con i loro codici etici, sono faccende maledettamente amorali, del tutto indifferenti a ciò che non sia profitto esponenziale; il resto sono chiacchiere, fuffa come i video degli influencer. E non c'è da illudersi: la scivolata dal monte Fuji non insegnerà niente a nessuno, la scogliera d'argilla dei valori, dei codici etici non può arginare il mare mugghiante di dementi che a colpi di clic ingoiano tutto, stili di vita, fuffa, prodotti, marchi, cadaveri.

UN PROCESSO IRREVERSIBILE. Oltre il cinismo, oltre il nichilismo, oltre la percezione stessa della realtà, con tutta la vita e la morte che contiene. Continueranno i dibattiti sterili, le domande retoriche, le questioni tecniche su algoritmi e controlli, continuerà il non voler vedere che tutto questo è irreversibile; che, alla fine della fiera proprio un bel mondo nuovo abbiamo saputo inventare. Noi o le felpette per noi.

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