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5 Gennaio Gen 2018 2220 05 gennaio 2018

Omicidio Piersanti Mattarella, nuove indagini della Dda di Palermo

38 anni dopo la morte del presidente della Regione Sicilia viene riaperta al vicenda soprattuto sul possibile coinvolgimento dell'eversione nera nell'agguato.

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Dopo trentotto anni l'omicidio del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella (che viene ricordato il 6 gennaio) rimane ancora avvolto nel mistero, e anche se una prima verità giudiziaria c'è stata, la condanna della cupola di Cosa nostra in qualità di mandante dei delitti politici, ma mancano i sicari che uccisero il politico Dc in via Libertà davanti agli occhi della moglie, Irma Chiazzese, e la certezza del contesto in cui maturò il delitto.

INDAGINI SUI SICARI "NERI". La Dda di Palermo non ha smesso di cercare altri brandelli di verità e di seguire le varie piste tra cui quella che porta all'utilizzo di sicari "neri" per l'omicidio. Una pista già percorsa anche da Giovanni Falcone che portò a giudizio Giusva Fioravanti (riconosciuto al 90% da Chiazzese come il killer dagli occhi di ghiaccio che sparò al marito) e Gilberto Cavallini, terroristi dei Nar che furono però assolti su richiesta dei pm al termine della requisitoria davanti alla Corte d'assise.

GRASSO: «C'È STATO UN DEPISTAGGIO». Il presidente del Senato Piero Grasso, che è stato giudice e procuratore a Palermo, ha più volte ribadito di essere convinto che nella vicenda Mattarella «c'è stato un depistaggio, è scritto nelle carte processuali e ci sono punti oscuri» e ancora che «sulla pista nera Falcone non ha mai creduto. Era un dovere di ufficio portarla all'attenzione dei giudici affinché la valutassero ed è stata completamente esclusa. I collaboratori di giustizia ci hanno detto che è stata la mafia, magari come braccio armato di altri».

ANALISI DI UN GRUPPO DI TARGHE. Gli inquirenti stanno facendo accertamenti anche sul ritrovamento il 26 ottobre 1982 di spezzoni di targhe in un covo dell'estrema destra a Torino. In un appartamento di via Monte Asolone, i carabinieri trovarono due targhe tagliate. La targa della Fiat 127 usata dai killer "PA546623" era stata «ricostruita» con la sua targa originale PA536623 e con quella di un'altra targa presa da una Fiat 124 PA540916. Non erano stati quindi utilizzati rispettivamente i caratteri PA53 della prima targa e 0916 della seconda.

LEGAMI CON LA STRAGE DI BOLOGNA. Gli stessi caratteri e gli stessi numeri rinvenuti, sia pure collocati in un ordine diverso, in una targa nel covo torinese. La pista neofascista era stata rilanciata nel 1989 dal giudice Loris D'Ambrosio, che era in servizio all'alto commissariato antimafia, in un dossier finito adesso alla Procura generale di Bologna che ha avocato l'inchiesta sui mandanti della strage alla stazione il 2 agosto 1980. La procura generale è in contatto con i pm palermitani. I familiari delle vittime della strage di Bologna ritengono ci siano «elementi di prova che collegano come mandanti del delitto Mattarella e della strage, la P2 e spezzoni deviati dei servizi».

NESSUNA INFORMAZIONE AI LEGALI DELLA FAMIGLIA. L'avvocato Giuseppe Crescimanno, uno dei legali della famiglia Mattarella, dice di «non avere indicazioni dirette su novità processuali». I legali non hanno inoltre avuto alcun contatto con la procura per sollecitare spunti investigativi. La vicenda degli spezzoni di targhe di auto (negli atti del processo per l'omicidio del presidente della Regione è scritto che gli spezzoni mancanti non furono trovati) era stata scritta nel libro di Giovanni Grasso (oggi portavoce del capo dello Stato Sergio Mattarella, fratello di Piersanti) Piersanti Mattarella, da solo contro la mafia, edito nel 2014, e poi ripresa nel libro di Paolo Bolognesi e Roberto Scardova «Italicus. L'anno delle quattro stragi», pure edito nel 2014.

CONFERME ANCHE DA MASSIMO CIANCIMINO. Anche Massimo Ciancimino, testimone controverso di varie inchiesta tra cui quella della presunta trattativa Stato-mafia, nel 2008 aveva riferito il presunto racconto del padre, Vito, secondo cui per l'omicidio Mattarella «si erano serviti di manovalanza romana legate alle, non so, ai brigatisti rossi, neri, non mi ricordo che colore era. È stato uno scambio di favori». Lo scambio di favori, è stato ipotizzato, poteva essere il supporto logistico dei mafiosi ai "neri" per far evadere Pierluigi Concutelli, leader di Ordine nuovo, in cambio dell'omicidio di Piersanti Mattarella.

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