Lega, giudici, Bossi consapevole truffa
5 Gennaio Gen 2018 1559 05 gennaio 2018

Bossi condannato, le motivazioni della sentenza

Secondo i giudici il Senatur era al corrente dell'uso da parte della sua famiglia dei soldi presi dalle casse della Lega.

  • ...

Umberto Bossi è stato «consapevole concorrente, se non addirittura istigatore, delle condotte di appropriazione del denaro» appartenente alla Lega, ma proveniente dalle casse dello Stato, «per coprire spese di esclusivo interesse personale» suo e della sua famiglia. Condotte, per di più, portate avanti nell'ambito di un movimento cresciuto in opposizione «al malcostume dei partiti tradizionali». Lo scrive il Tribunale di Milano, nelle motivazioni della condanna a due anni e tre mesi comminata all'ex leader del Carroccio.

CONDANNATI ANCHE I FIGLI. Il 10 luglio 2017 il giudice Maria Luisa Balzarotti ha condannato anche il figlio del Senatur, Renzo Bossi, a un anno e mezzo, mentre l'altro figlio, Riccardo Bossi, era già stato condannato col rito abbreviato. Tutti accusati di aver usato fondi del partito a fini personali, assieme all'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, a cui sono stati inflitti due anni e sei mesi.

A GENOVA PROCESSO PARALLELO SUI RIMBORSI ELETTORALI. Nelle motivazioni della sentenza sul caso, chiamato 'The Family' dal nome della cartelletta trovata nella disponibilità di Belsito, il giudice spiega che «non si può ignorare il disvalore delle condotte» contestate ai tre imputati, «poste in essere con riferimento alle elargizioni provenienti dalle casse dello Stato», tanto che il fondatore della Lega è stato già condannato a due anni e due mesi anche a Genova, sempre assieme a Belsito, nel processo 'parallelo' che riguarda i rimborsi elettorali.

Stando alle indagini dell'allora procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dei pm Paolo Filippini e Roberto Pellicano, tra il 2009 e il 2011 Belsito si sarebbe appropriato di circa 2,4 milioni di euro. Mentre l'ex leader del Carroccio avrebbe speso oltre 208 mila euro usando i fondi del partito. A Renzo Bossi erano stati addebitati più di 145 mila euro, migliaia dei quali spesi per pagare multe. E poi 48 mila euro per comprare un'automobile e altri 77 mila per la famosa "laurea albanese".

LA DIFESA INVEROSIMILE DI BOSSI JUNIOR. Lo stesso Bossi junior ha provato a difendersi in modo «inverosimile» sostenendo che quel diploma di un'università di Tirana sarebbe stato acquistato su «iniziativa» di Belsito, «della quale egli non venne mai informato». Il giudice si chiede: «Come sarebbe stato utilizzato l'attestato di laurea in tal modo ottenuto? Sarebbe stato proditoriamente inserito nel curriculum vitae di Renzo Bossi, che si sarebbe un bel giorno scoperto dottore a sua insaputa?».

PROVE «COMPLETE E COERENTI». Sempre il Tribunale parla di «completezza e coerenza» delle prove di fronte alle quali si scontra «la tesi difensiva» di «un Umberto Bossi dedito in maniera esclusiva e totalizzante alle questioni politiche» e «per nulla interessato alle vicende economiche della Lega». In ballo c'era, infatti, l'«erogazione di fondi nell'interesse dei più stretti congiunti» del Senatur, da lui autorizzata e risalente già «alla gestione del precedente tesoriere» Balocchi.

USATO UN CRITERIO «PRUDENZIALE». Il giudice, poi, dà ragione al pm Paolo Filippini su un altro punto: nelle imputazioni addirittura è stato utilizzato un criterio «prudenziale, non essendo state contestate spese» come «i finanziamenti alla Scuola Bosina», fondata dalla moglie di Bossi, o per il "Sindacato Padano", ma anche «il pagamento effettuato ad una clinica svizzera» o «lo stipendio versato alla badante infermiera» che «assisteva Umberto Bossi fin dai tempi della malattia». Il Tribunale ricorda, infine, che la Lega non si è costituita parte civile contro i Bossi e Belsito e fa presente che la decisione «ben può essere dipesa da valutazioni di ordine diverso, che nulla hanno a che vedere con la fondatezza dell'azione penale» e, dunque, «in questa sede non interessano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso