Violenze Sessuali
7 Gennaio Gen 2018 1800 07 gennaio 2018

Molestie sessuali: confini della violenza e casi condannabili

L'articolo 609-bis punisce chi costringe a «compiere o subire atti». Serve contatto fisico sulle zone erogene. E ricorre spesso il "consenso viziato" per timore dell'autorità. Tutte le situazioni in cui si può denunciare.

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Molestie sessuali, ovvero uno dei temi dominanti su quotidiani e telegiornali, dal caso Weinstein in giù. A casi eclatanti, prova di una società ancora profondamente retrograda e maschilista, talvolta, soprattutto in Italia, se ne aggiungono altri meno gravi, eppure penalmente rilevanti.

REATI NON CHIARI. Non è sempre chiaro, a livello giuridico, il confine tra semplice avance e violenza sessuale. Può dunque capitare di inciampare in un reato senza esserne consapevoli. Per questo, con l'aiuto di un avvocato, cerchiamo di individuare quando un atteggiamento lecito cade nell'illecito.

1. Cosa dice l'articolo 609-bis: costrizione a «compiere o subire atti sessuali»

Si parte, anzitutto, dall'enunciazione della fattispecie penale. Secondo l'articolo 609-bis del codice penale, commette il reato di violenza sessuale «chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali».

PENE DAI 5 AI 10 ANNI. La cornice edittale va da 5 a 10 anni, con una pena diminuita in misura non eccedente i due terzi per i casi di minore gravità. Sempre l'art. 609-bis prevede altre due ipotesi: «Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona».

È assurdo che nella stessa fattispecie siano ricompresi atti molto gravi per la psiche delle vittime come la penetrazione genitale o anale e una meno devastante “pacca sul sedere”

L'avvocato Flavio Tovani

2. Il problema: lo stesso reato prevede casi troppo diversi tra loro

L'avvocato Flavio Tovani spiega a Lettera43.it: «È assurdo che nella stessa fattispecie, sia pure prevedendo un'attenuante a effetto speciale per i casi di minore gravità, siano ricompresi atti oggettivamente molto gravi come la penetrazione genitale o anale, o anche il rapporto orale, che possono alterare gravemente o compromettere la salute psichica di chi subisce il reato, e atti riprovevoli ma che sicuramente non hanno lo stesso effetto devastante sulla vittima, come può essere una “pacca sul sedere”».

IPOTESI DI SPACCHETTAMENTO. Per il legale, la soluzione migliore sarebbe quella di “spacchettare” il 609-bis prevedendo «da un lato lo stupro, dall'altro i vari toccamenti lascivi».

Il reato di violenza sessuale è regolamentato dall'articolo 609-bis del codice penale.

3. Mostruosità interpretative della norma: eiaculare sui vestiti di una donna non è reato

Chiarito che il dettato normativo getta in un unico calderone comportamenti molto diversi in termini di gravità dell'offesa nei riguardi della vittima, appare ovvio che, negli anni, la giurisprudenza abbia prodotto sentenze originali.

PROVVEDIMENTO BIZZARRO A TORINO. «Dato che la categoria degli “atti sessuali” è assai vasta, non è tipizzata. Si decide caso per caso. Sappiamo solo che ricomprende qualsiasi “contatto” che coinvolga la sfera sessuale del destinatario», illustra l'avvocato Tovani. «Questo però può comportare a sentenze quantomeno bizzarre: è recente un provvedimento del gip di Torino secondo il quale eiaculare sui vestiti di una donna non è violenza sessuale perché manca il contatto fisico».

Ci sono sentenze che hanno considerato violenza accarezzare le spalle e le ascelle verso il seno, sotto la maglietta, o il solo tocco del polso della vittima

L'avvocato Tovani

4. I capisaldi: serve «contatto fisico» sulle «zone erogene»

Nella confusione interpretativa generata dalla vaghezza del dettato penale, due soli sembrano essere i capisaldi normativi cui i giudici possono aggrapparsi: la necessità di un «contatto fisico» che riguardi le «zone erogene» della vittima. La stessa definizione di zona erogena, però, non è codificata, e viene lasciata alla libera interpretazione dei tribunali: «Ovviamente vi rientrano gli organi sessuali primari», specifica il legale, «tuttavia la situazione si complica quando siamo di fronte a casi che coinvolgono altre parti del corpo. Per esempio, anche un bacio sul collo o sulla guancia, se indesiderato, può essere considerato violenza sessuale, con le conseguenze penali già illustrate. In altri casi, è stato considerato zona erogena il ginocchio della vittima».

MANCA IL BILANCIAMENTO. «C'è una sentenza», continua l'avvocato Tovani, «che ha considerato violenza sessuale accarezzare le spalle e le ascelle verso il seno, sotto la maglietta, altre che hanno punito il solo tocco del polso della vittima». Insomma, non sembra esserci bilanciamento nell'ottica punitiva.

Anche un bacio sul collo o sulla guancia, se indesiderato, può essere considerato violenza sessuale.

5. Il “consenso viziato”: quando la vittima non rifiuta per timore dell'autorità

Ricorre assai spesso, come testimoniato dalla cronaca, il caso del “consenso viziato”: la vittima presta il proprio consenso al rapporto, ma i giudici non lo ritengono pieno e consapevole. «Sussiste», illustra l'avvocato, «ogni volta che c'è uno stato di inferiorità del partner: un palese stato di ubriachezza, una persona con problemi di handicap psichico, una minaccia di un male ingiusto approfittando della propria autorità».

SE IL CAPO CI PROVA È VIOLENZA. In tale ottica sono a rischio i rapporti sul luogo di lavoro, con i propri subordinati: «La giurisprudenza ha chiarito che nel concetto di autorità rientra anche quella derivante da rapporti privati. Dunque, il capo può "provarci" con il sottoposto, ma se il sottoposto è indotto a "starci" solo per il rischio di perdere il lavoro in caso di rifiuto, il reato di violenza sessuale è integrato».

Il vincolo di coniugio necessita del consenso del partner: il marito con la moglie che ha sempre "mal di testa" non potrà costringerla ad avere rapporti

L'avvocato Tovani

6. Anche tra coniugi può esserci reato: non si può obbligare al sesso

C'è poi un altro dettaglio non di poco conto da tenere in considerazione e che espone alla possibilità di commettere il reato di violenza sessuale persino tra coniugi: il consenso, oltre che pieno e consapevole, reso al partner da un soggetto capace di intendere e volere, deve perdurare lungo tutta la durata del rapporto: «Se viene meno, il rapporto deve cessare», avverte il legale.

IL RIFIUTO PUÒ GIUSTIFICARE LA SEPARAZIONE. Non tutti sanno che «il vincolo di coniugio non esclude la necessità di avere il consenso del partner: in pratica, il marito con la moglie che ha sempre "mal di testa" non potrà costringerla ad avere rapporti. Però il perdurare del rifiuto potrà giustificare l'addebito della separazione».

Una manifestazione contro la violenza sulle donne.

7. Quando a essere violentato è lui: in Italia proiezione di 3,8 milioni di casi

«Naturalmente», conclude l'avvocato Tovani, «questo vale anche a parti inverse, anche se i casi, perlomeno quelli oggetto di denuncia-querela di uomini vittime di violenza sessuale, sono rarissimi». Ed è proprio così: le querele da parte dei maschi sono davvero poche, eppure non si esclude che talvolta la vittima possa essere lui.

L'8,6% AMMETTE LO STUPRO. Il solo studio realizzato in Italia risale al 2012 a opera di Pasquale Giuseppe Macrì, docente di medicina legale presso l’Università di Siena. Fu condotto su 1.058 volontari maschi di età compresa tra 18 e 70 anni e rivelò che 91 soggetti (l'8,6% del campione) furono di fatto stuprati dalla propria partner.

MOLESTIE DALLE COLLEGHE. In 394 dissero di avere avuto rapporti pur non avendone voglia solo per evitare di litigare con la propria compagna, 106 confessarono di essere stati forzati ad attività sessuali degradanti. Esistono anche “Weinstein in gonnella”: 232 intervistati dichiararono di essere stati molestati nelle proprie zone erogene da estranee (per esempio colleghe).

INTERRUZIONI MORTIFICANTI. Ma, sotto le lenzuola, la violenza subita con maggiore frequenza da un uomo sembra essere molto diversa da quella dell'art. 609-bis: il 48,7% dei casi riguarda proprio il rapporto intimo avviato ma poi interrotto dalla partner senza motivi comprensibili. I compilatori, pur riconoscendo alla donna la libertà di interrompere il rapporto sessuale in qualsiasi momento, riferiscono di rimanerne mortificati, umiliati, depressi. Il 30,5% si è invece sentito deriso per un difetto sessuale o una prestazione non ottimale. «Ne deriva», si legge nel rapporto, «che, in proiezione, oltre 3,8 milioni di uomini avrebbero subito almeno una violenza sessuale».

In caso di accusa, magari ingiusta, difendersi può essere complicato: anche la sola testimonianza della persona offesa, se credibile e non contraddittoria, è sufficiente

L'avvocato Tovani

8. Passione sì, ma nel rispetto del partner: atti sgraditi facilmente condannabili

Insomma, stante la previsione normativa tutt'altro che precisa, il consiglio dell'avvocato Tovani per evitare di incorrere in spiacevoli conseguenze è quello di usare sempre il buon senso: «Direi di trovare il difficile equilibrio fra la passione del momento e la necessità di essere sicuri di non porre in essere comportamenti sgraditi al partner».

DI SOLITO NIENTE TESTIMONI. Anche perché «in caso di accusa di molestia sessuale, magari ingiusta, difendersi può essere complicato: siccome si tratta di un reato che, in genere, non viene compiuto in presenza di testimoni, anche la sola testimonianza della persona offesa, se credibile e non contraddittoria, può essere sufficiente perché sia formulata una sentenza di condanna».

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