Rifiuti
8 Gennaio Gen 2018 1631 08 gennaio 2018

«Traffico di rifiuti pericolosi»: il crocevia della discarica di Camastra

Il tribunale di Palermo ha disposto il sequestro preventivo dei beni della A&G srl, società che gestisce il sito nell'Agrigentino. Ecco cosa s'è dietro.

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Qualche giorno prima di Natale, lo scorso 18 dicembre, il tribunale di Palermo ha posto fine a un traffico di rifiuti pericolosi provenienti da tutta Italia, e da società come Ilva, Fincantieri, Eni Mediterranea, Idrocarburi Spa, Raffineria di Gela, eccetera, con un decreto di sequestro preventivo dei beni della A&G srl, società che gestisce la discarica di Camastra in provincia di Agrigento, e dei suoi titolari (Donato D’Angelo presidente, Calogero e Salvatore Alaimo membri del Cda, e dei due direttori tecnici della stessa società, Alfonso Bruno e Pasquale De Silvestro) e dei beni dello Studio Chimico Ambientale srl di Giuseppe Pistone. Il giochetto era elementare ed estremamente produttivo: grazie alle analisi compiacenti, addomesticate o semplicemente false del laboratorio di Pistone i rifiuti da pericolosi diventavano non pericolosi e la discarica poteva stoccarli. Quando Pistone per qualche motivo evitava di intervenire, toccava al laboratorio Cada (più selettivo) oppure alla Sidercem srl dei fratelli Marco e Vincenzo Venturi (il primo è stato intercettato mentre si accorda al telefono con D’Angelo per ottenere una autorizzazione a Chieti, in cambio delle «analisi aggiustate». In tal modo, scrive il pm, i due imprenditori «lubrificavano» i propri rapporti).

PER IL TRIBUNALE, GUADAGNI ILLECITI. Le indagini sono cominciate nel 2014 quando il Nucleo operativo ecologico di Palermo e, successivamente, la Polizia giudiziaria si sono accorte che da tutta Italia arrivavano a Camastra decine di migliaia di tonnellate di rifiuti non pericolosi. Perchè le aziende che li producono affrontano costi e rischi di trasporto che potevano essere evitati servendosi di impianti di smaltimento situati vicino ai luoghi di produzione? È che a Camastra «come schermo tra le persone fisiche indagate e la gestione illecita della discarica» operava in prima battuta il laboratorio di Pistone, che classificava i materiali come non pericolosi, mentre in effetti lo erano, attraverso «analisi alterate e prelievo contra legem». Il danno per l’ambiente, ha concluso il tribunale di Palermo nel decreto di sequestro preventivo firmato da Antonella Consiglio, «era ed è potenzialmente elevatissimo». Altrettanto accertati, sempre secondo il tribunale, i guadagni illeciti.

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