Orsi Finmeccanica
10 Gennaio Gen 2018 1100 10 gennaio 2018

Finmeccanica, nonostante l'assoluzione per l'India Orsi è colpevole

Nessun impatto sull'inchiesta a New Delhi. Gli investigatori: «Abbiamo prove molto forti». Ma perché AgustaWestland Ltd decise di patteggiare versando 7,5 milioni e ammettendo la corruzione?

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Nessun impatto sull'inchiesta in India dopo l'assoluzione nell’Appello bis dell'ex amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi e di quello di AgustaWestland Ltd Bruno Spagnolini per insufficienza di prove. La questione è nota a Nuova Dehli. L'assoluzione dalle accuse di corruzione internazionale per la commessa da 550 milioni di euro su 12 elicotteri all'Indian Air Force «è slegata dal processo in corso qui da noi». A dirlo è il Cbi, Central Bureau of Investigation, che ha condotto le indagini in questi mesi, inviando anche documenti in Italia, depositati a novembre 2017 su richiesta del procuratore Gianlugi Fontana e della parte civile indiana.

«L'INDAGINE È INDIPENDENTE». Tra le carte c’è la ricostruzione del presunto passaggio delle tangenti, come raccontato da Lettera43.it. «È un'indagine indipendente», dice il portavoce dell'Fbi indiana Abhishek Dayal. «Il processo in Italia è stato condotto sulla base di prove fornite dalle autorità italiane: la nostra è una indagine indipendente e le prove contro gli imputati sono molto forti».

Orsi e Spagnolini sono stati condannati per falsificazione di fatture nell'ottobre 2014 dal tribunale di primo grado in Italia

Il Central Bureau of Investigation indiano

Come spiega l'ufficiale del Cbi, riportato dal Times of India, «Orsi e Spagnolini sono stati condannati per falsificazione di fatture nell'ottobre 2014 dal tribunale di primo grado in Italia». Non solo. In primo grado furono assolti per la corruzione internazionale, poi condannati nel primo Appello che fu annullato dalla Cassazione. A questo si aggiunge che AgustaWestland Ltd ha patteggiato accettando di pagare una liquidazione da 8 milioni di euro e uno dei principali accusati, il mediatore svizzero Guido Ralph Haschke, ha già patteggiato.

«PATTEGGIARE NON È CONFESSARE». A Lettera43.it lo stesso Haschke ha voluto precisare che «la giurisprudenza italiana esclude la possibilità che il patteggiamento implichi un giudizio di colpevolezza, giurisprudenza che culmina in una sentenza della Corte costituzionale (6 giugno 1991, n. 251), che sottolinea come il patteggiamento non abbia natura di condanna».

«NON HO CORROTTO NESSUNO». Facendo presente inoltre che «la sentenza della Corte di appello di Milano del 7 aprile 2016 ha espressamente escluso che il sottoscritto abbia mai confessato alcunché, né ammesso di avere compiuto alcun illecito» e che «essendo io stato sentito quale testimone "puro", cioè non (più) imputato in procedimento connesso e quindi con l'obbligo di dire la verità durante l'udienza del 26 ottobre 2016 dell'Appello bis, in tale circostanza abbia riaffermato per l'ennesima volta di non aver corrotto nessuno».

«LE NOSTRE LEGGI SONO DIVERSE». Dayal dell'Fbi indiana ha comunque concluso dicendo che «i magistrati italiani possono fare ricorso in Cassazione, se lo desiderano, ma questo giudizio non influirà affatto sulle nostre indagini perché le nostre leggi sono diverse». Sul ricorso in Cassazione bisognerà aspettare ancora, mentre si attendono le motivazioni della sentenza.

Come mai AgustaWestland Ltd decise di patteggiare versando 7,5 milioni di euro se non aveva dubbi sull’operato dei suoi amministratori?

Nel frattempo viene da domandarsi, in queste ore in cui è partita una lunga lista di critiche alla magistratura italiana che arrestò Orsi, come mai AgustaWestland Ltd decise di patteggiare se non aveva dubbi sull’operato dei suoi amministratori. Fu l’azienda a chiedere di patteggiare affinché la sua posizione fosse archiviata. La richiesta fu ratificata dal gip di Busto. Per la società inglese Aw Ltd la sanzione fu di 300 mila euro, di 80 mila per Aw Spa. Alla fine furono confiscati 7,5 milioni per ingiusto profitto dovuto alla corruzione.

EVITATI ALTRI PROCESSI. In quell’occasione Agusta aveva anche presentato al gip le nuove procedure interne per evitare che i dipendenti commettessero di nuovo reati. Il patteggiamento italiano, decisone dall’allora amministratore delegato Mauro Moretti, evitò all’azienda di sottoporsi a procedure avviate anche dal Serious Fraud Office inglese e dalla Navy americana (per il principio del ne bis in idem che vieta di essere processati per un fatto per il quale si sia già stati prosciolti o condannati in via definitiva).

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