De Benedetti
11 Gennaio Gen 2018 1849 11 gennaio 2018

Banche popolari, cosa ha detto De Benedetti alla Consob

L'Authority ha archiviato l'inchiesta sugli acquisti fatti dalla sua "cassaforte", la Romed Spa. Ma l'audizione offre uno spaccato dei rapporti dell'Ingegnere con Renzi, Boschi, Padoan e Banca d'Italia.

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Carlo De Benedetti è stato convocato dalla Consob l'11 febbraio 2016, nell'ambito delle indagini aperte dall'Authority sugli acquisti fatti dalla sua "cassaforte", la Romed Spa, che il 16 e il 19 gennaio 2015 comprò azioni di Banco Popolare, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Ubi Banca, Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio. La vicenda è tornata al centro delle polemiche politiche dopo la pubblicazione della telefonata tra l'imprenditore e il suo broker, agli atti della Commissione d'inchiesta sulle banche.

L'indagine della Consob è stata archiviata. Le carte sono state trasmesse alla procura di Roma, che a sua volta ha chiesto l'archiviazione per l'ipotesi di reato di insider trading, ma il Gip non si è ancora pronunciato. Ecco cosa ha detto l'Ingegnere ai funzionari che lo hanno interrogato, chiarendo i suoi rapporti con Renzi, Boschi, Padoan e Banca d'Italia. L'audizione è stata pubblicata dal Sole24Ore e dall'Investigative reporting project Italy (Irpi).

Le date-chiave

De Benedetti entra negli uffici della Consob alle 11:15 dell'11 febbraio 2016. A interrogarlo sono Maria Antonietta Scopelliti, responsabile divisione Mercati della Consob, e il responsabile dell'Ufficio abusi di mercato, Giovanni Portioli. Davanti ai due funzionari l'Ingegnere si difende dalle ipotesi accusatorie e racconta degli incontri avuti con il premier Matteo Renzi il 15 gennaio 2015 e con il vice direttore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, il 14 gennaio. Afferma che entrambi gli interlocutori gli parlarono di una riforma delle Popolari decisa dal governo, ma che nessuno di loro accennò né ai modi, né ai tempi della misura.

Il primo incontro con Panetta

Nel racconto di De Benedetti tutto inizia il 14 gennaio 2015, quando l'allora presidente del gruppo Repubblica-l'Espresso incontrò il direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta. Il quale, accompagnandolo in ascensore, avrebbe per primo parlato della riforma delle banche popolari, come di una cosa che il governo «si era convinto a fare». Portioli chiede allora a De Benedetti se Panetta gli avesse precisato che il governo avrebbe adottato lo strumento del decreto legge per intervenire. «No», risponde De Benedetti, «mi ha detto "il governo lo farà"».

La colazione con Renzi

De Benedetti racconta anche delle colazioni periodiche che faceva con Renzi e dei suoi rapporti di amicizia con Maria Elena Boschi e Pier Carlo Padoan. Il 15 gennaio 2015, quindi il giorno dopo aver parlato con Panetta, De Benedetti incontra Renzi a Palazzo Chigi alle 7 del mattino. Fanno colazione insieme e poi «anche lui, accompagnandomi all'ascensore di Palazzo Chigi, mi ha detto: "Quella roba di cui ti avevo parlato a Firenze, e cioè delle Popolari, la facciamo". Non mi ha detto se la faceva con un decreto, con un disegno di legge, o quando».

La telefonata al broker

Il giorno successivo, venerdì 16 gennaio 2015, De Benedetti chiama il suo intermediario finanziario, Gianluca Bolengo. I funzionari della Consob leggono a De Benedetti la trascrizione della telefonata e si concentrano soprattutto su una frase pronunciata dall'Ingegnere: «Faranno un provvedimento [...] una o due settimane». Sembra che lei abbia avuto un'indicazione precisa sui tempi, gli chiede Portioli. «Non è così», ribatte De Benedetti, «nessuno mi ha parlato di un decreto. Io mi sono limitato a dire che sapevo che la cosa sarebbe passata. Non è neanche nella natura di Renzi quella di parlare della tecnicalità con cui fa le cose. Se avessi saputo e qualcuno mi avesse detto che si trattava di una roba che usciva per decreto, avrei detto la prossima settimana».

Un investimento di poco conto?

Nel corso della sua audizione, De Benedetti si difende dicendo anche che se davvero avesse saputo di un decreto imminente, non avrebbe certamente investito solo 5 milioni di euro. Tutte le altre operazioni della Romed «sono almeno da 20 milioni, 5 milioni per noi è un'operazione che non facciamo. D'altronde noi facciamo 20 miliardi all'anno, se fossimo andati avanti con 5 milioni non li faremmo mai». Continua l'Ingegnere: «Ma se io avessi saputo, avrei fatto 20 anche sulle Popolari, o di più, e ho fatto meno!».

Il suggerimento sul Jobs Act

Per spiegare il contesto all'interno del quale sono avvenuti gli incontri con Renzi e Panetta, De Benedetti racconta ai funzionari della Consob delle sue frequentazioni politiche. «Io normalmente con Renzi faccio, facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi. Quando lui era ancora sindaco di Firenze, ha chiesto di conoscermi. E mi ha detto: "Senta, io avrei il piacere di poter ricorrere a lei per chiederle pareri, consigli quando ne sento il bisogno". Gli ho detto: "Guardi, va benissimo. Non stacco parcelle, però sia chiara una roba: che se lei fa una cazzata, io le dico: caro amico, è una cazzata"». Tra i consigli dati a Renzi, ci sarebbe anche quello di varare una riforma del lavoro in stile Jobs Act. Racconta De Benedetti: «Il Jobs Act gliel'ho suggerito io, come una cosa che poteva essere utile».

L'amicizia con Maria Elena Boschi

I funzionari della Consob chiedono a De Benedetti se abbia avuto incontri con qualcun altro dello staff della presidenza del Consiglio. De Benedetti risponde di no, ma poi aggiunge: «Io sono molto amico di Elena Boschi, ma non la incontro mai a Palazzo Chigi. Lei viene sovente a cena a casa nostra ma non... io, del governo, vedo sovente la Boschi e Padoan. Anche lui viene a cena a casa mia e basta. Perché poi sa, quello lì si chiama governo, ma non è un governo, sono quattro persone, ecco».

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