SOFIA
ABILE A CHI?
13 Gennaio Gen 2018 1400 13 gennaio 2018

Sport e disabilità, la forza della sciatrice Sofia Righetti

Determinazione e sacrificio. Sono queste le parole d'ordine della campionessa paralimpica. Che dice: «C'è ancora chi ci vede deboli e fragili. Ma non è vero. Gli atleti lo dimostrano facendo mangiare la polvere a chi si ritiene normodotato».

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Ho avuto la fortuna di trascorrere parte delle festività natalizie nelle vicinanze di Recoaro Terme, ai piedi delle Piccole Dolomiti. Lo splendido panorama delle montagne innevate, che potevo ammirare dal terrazzo, mi ha fatto desiderare di trascorrere una giornata sulla neve. Ho pensato a come sarebbe bello saper sciare! L'idea mi ha richiamato alla mente Sofia, che ho la fortuna di conoscere da quando è entrata a far parte di desiderAbili, il gruppo che a Verona si occupa di dis/abilità, sessualità e autodeterminazione. In realtà, anche voi sapete chi è: una meravigliosa cascata di capelli biondi, grinta ed entusiasmo da vendere.

L'INCONTRO CON LO SCI. Si tratta di Sofia Righetti, campionessa nazionale di Sci Alpino nel 2014. La contatto proponendole di raccontarmi la sua esperienza di atleta paralimpica e lei accetta volentieri. Comincio la nostra chiacchierata chiedendole quando ha incontrato per la prima volta il mondo dello sci e com'è nata la scelta di praticarlo a livello agonistico. «È nato tutto a inizio 2012», risponde. «Vidi dei filmati degli atleti paralimpici degli X Games Invernali categoria sitting, ed erano davvero troppo fighi seduti sul monoscì a viaggiare ai mille all'ora azzannando la neve. Decisi quindi di provare lo sci alpino a Folgaria, dove incontrai l'atleta Tommaso Balasso, che divenne il mio primo allenatore e di cui ho un ricordo meraviglioso. Quando mi dedico a qualcosa lo voglio sempre farlo al meglio. Tommaso vide in me subito un grande potenziale e così decisi subito che avrei voluto dare il meglio di me anche nello sci alpino, diventando un'atleta agonista».

«AGGRESSIVO, ELETTRIZZANTE, VELOCE». Non sono un'esperta in materia ma so che esistono diverse discipline sportive sulla neve oltre allo sci alpino e sono curiosa di sapere il motivo per cui ha scelto di specializzarsi proprio in quello. «Perché è uno sport aggressivo, veloce, elettrizzante, individuale nonostante il lavoro col team che c'è dietro... è come suonare la chitarra elettrica», mi racconta Sofia, che suona anche in varie band rock/metal. Provo a immaginarmi in procinto di affrontare una discesa e mi sento morire di paura. Sono sempre stata una fifona, io, una di quelle che, di solito, non si invita mai quando si visita un parco divertimenti perché l'attrazione più pericolosa su cui salirebbe, sarebbe il bruco mela.

AGONISMO È SACRIFICIO E DETERMINAZIONE. Domando quindi a Sofia quali sensazioni ed emozioni l'attraversano mentre affronta una pista. «Concentrazione, cattiveria, adrenalina e ancora concentrazione. Devi essere sul pezzo, avere la mente lucida e i muscoli scattanti, altrimenti a quelle velocità rischi di farti male», afferma con sicurezza. Eh sì, mi sa che non c'è spazio per timori e ripensamenti, se si vuole diventare un'atleta vincente. Le chiedo allora che significato ha avuto per lei praticare sport a livello agonistico. «Sono testarda e determinata per natura», mi dice, «non faccio nulla senza portarlo al mille per cento, e anche con lo sport è stato così. Ho dato tutto quello che potevo dare dedicandomi totalmente alla carriera agonistica, e in soli due anni ho vinto l'oro in slalom gigante e l'argento in speciale diventando campionessa nazionale di sci alpino. Praticare sport a livello agonistico è sacrificio (tanto) e soddisfazione insieme, vedendo fin dove può arrivare il tuo potenziale, e spingendolo oltre».

Se praticata in maniera sana l'attività motoria ti fa comprendere che hai un corpo vivo, pulsante, di cui andare fiero, qualsiasi caratteristica fisica tu abbia o qualsiasi sia lo sport praticato

Sofia Righetti

Sacrificio e determinazione, le sue parole d'ordine. Volontà ferrea nel cercare di superare i propri limiti, fino al punto in cui possono spingersi le proprie potenzialità. L'agonismo, se praticato con serietà, assorbe totalmente la vita di una persona, come la nostra campionessa mi ha confermato. Ampliando l'orizzonte cerco di capire qual è, secondo lei, il valore aggiunto dello sport nella vita di tutti e in modo particolare in quella delle persone con disabilità. Sofia non ha dubbi: «Se praticata in maniera sana sicuramente l'attività motoria comporta salute e un aumento dell'autostima, ti fa comprendere che hai un corpo vivo, pulsante, di cui andare fiero, qualsiasi caratteristica fisica tu abbia o qualsiasi sia lo sport praticato».

"LIMITE" È UN CONCETTO RELATIVO. Ho sempre considerato lo sport uno degli strumenti attraverso cui si può sperimentare che quello di “limite” è un concetto molto relativo perché, di ostacoli, ciascuno di noi ne ha ma non possono mai essere dati per scontati e, soprattutto, si possono superare o, quantomeno, è sempre bene cercare di affrontarli e “scavalcarli”. Affronto l'argomento con Sofia, ponendole una domanda più personale. Desidero sapere quali sono i limiti che è riuscita a superare e come la pratica sportiva ha influito nella sua quotidianità, nel bene e nel male. Mi risponde: «Come per qualsiasi altro atleta, lo sport a livello agonistico determina totalmente la tua quotidianità e l'organizzazione delle giornate, diventa un lavoro, anche se non si guadagna. Io durante la stagione invernale sciavo sulle piste, d'estate praticavo ogni giorno palestra e handbike. Bisogna ricordarsi di preservare la salute mentale, oltre quella fisica, poiché se la preparazione atletica non è organizzata bene, lasciandoti i tuoi spazi, rischia di farti sentire in gabbia».

L'IMPORTANZA DEI CAMPIONI PARALIMPICI. Mi interessa anche sapere in che modo lei pensa che lo sport agonistico possa influire sulla percezione che comunemente si ha delle persone con disabilità e che spesso molti disabili hanno di loro stessi. La sua risposta è in linea con quello di cui anch'io sono convinta. «Credo che le Paralimpiadi e gli sport paralimpici abbiano dato una spinta enorme nel riscattare la concezione sociale delle persone con disabilità, sia da parte dei non-disabili sia dei disabili stessi», afferma. Poi aggiunge: «Talvolta c'è ancora qualcuno che, in una visione totalmente anacronistica, ritiene che le persone con disabilità siano deboli, fragili, sia fisicamente sia mentalmente, o che avere una disabilità determini per forza uno svantaggio e un corpo svantaggiato, sfigato. Questo non è assolutamente vero, tutti gli atleti delle Paralimpiadi e delle Special Olympics lo dimostrano, praticando sport sia a livello agonistico sia amatoriale, e spesso facendo mangiare la polvere a chi si ritiene "normodotato"».

UNA RIVOLUZIONE DI IMMAGINE. Dalle sue parole mi sembra di cogliere un pensiero che condivido totalmente: la pratica sportiva paralimpica è insieme un'occasione e uno strumento per riscattare l'identità sociale delle persone disabili in quanto contribuisce a rivoluzionare l'immagine che, per senso comune, si ha di loro e in cui purtroppo, molti disabili si riflettono ancora oggi. Da “svantaggiati” a risorse per se stessi e per gli altri. Talvolta persino migliori dei cosiddetti “normodotati”. In conclusione chiedo a Sofia, in qualità di campionessa, cosa direbbe a un giovane che ha appena iniziato a praticare lo sci alpino paralimpico. «Darei lo stesso consiglio che mi diede mio padre», dice: «Fai sport solo finché ti diverti e metti il divertimento prima di tutto. Quando il sacrificio diventa maggiore del divertimento, qualsiasi sia il motivo, lascia perdere. Lo sport deve renderti felice, non farti esaurire». E direi che è proprio un suggerimento valido e tutti, atleti professionisti e non, dovremmo seguirlo.

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