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24 Gennaio Gen 2018 1531 24 gennaio 2018

Colera, i numeri e la diffusione della malattia

Ogni anno il batterio uccide 95 mila persone. Soprattutto ad Haiti, in Yemen e in Somalia. E continua a diffondersi in aree povere a causa di scarse condizioni igieniche. Cosa sapere della settima pandemia.

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Il colera uccide ogni anno 95 mila persone nel mondo e ne infetta circa 3 milioni. A ricordarlo è l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che ha deciso di dichiarare guerra al batterio con una alleanza globale al fine di ridurre una volta per tutte le vittime del 90% entro il 2030. Ma come si contrae la malattia? Come si cura? Dov'è più diffusa? Ed è vero che in Europa è stata completamente debellata?

Siamo nel pieno della settima pandemia

Il colera è un’infezione diarroica acuta causata dal batterio vibrio cholerae. La sua trasmissione avviene per contatto orale, diretto o indiretto, con feci o acqua e alimenti contaminati. Nei casi più gravi può portare a pericolosi fenomeni di disidratazione. Il portale dell'Epidemiologia per la sanità pubblica a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità (Iss) ricorda come, attualmente, il mondo sia nel pieno della «settima pandemia». Sono infatti sette le epidemie a carattere globale che hanno avuto origine nel delta del Gange nel XIX secolo per poi diffondersi rapidamente nel resto del mondo. L'attuale ha avuto inizio nel 1961 in Asia meridionale, raggiungendo poi l’Africa nel 1971 e l’America nel 1991. Oggi la malattia è considerata endemica in molti Paesi.

IL FATTORE IGIENE. Essendo il colera una malattia a trasmissione oro-fecale, la sua diffusione è strettamente legata alle condizioni economiche e igieniche di una popolazione. L'assenza di fognature o di depuratori permette al batterio di circolare soprattutto in quegli Stati in cui la povertà assoluta è maggiore. Basterebbe trattare l'acqua, anche semplicemente bollendola, e cuocere gli alimenti che possono essere entrati in contatto con il batterio (frutta e verdura innaffiate con acqua sporca, ma anche frutti di mare pescati in prossimità degli estuari e degli sbocchi fognari) per ridurne in modo significativo l'aggressività. Contrariamente a quello che si crede, il colera non è infettivo: il contagio diretto da persona a persona è molto raro in condizioni igienico-sanitarie normali. I casi documentati di trasmissione del colera attraverso il semplice contatto sono assai rari.

Allarme in Yemen, Somalia e Haiti

Un piccolo paziente in Yemen.

Secondo gli ultimi dati dell'Oms, attualmente il colera non solo non arretra, ma è ancora diffuso in 47 nazioni tra le più povere del pianeta. In molte di queste, dal momento che necessita di una cura antibiotica, è persino una malattia in grado ancora di uccidere. Non solo. Visto che il batterio è presente in natura, per esempio nelle acque salmastre, la malattia tende a riaffacciarsi anche in zone nelle quali si considerava debellata a seguito di carestie, guerre o fenomeni naturali come terremoti o uragani che possono costringere le popolazioni a servirsi di acqua non trattata. Nel 2017 si è registrato un importante focolaio in Yemen con 600 mila casi sospetti e oltre 2.000 morti. Nei primi nove mesi dell'anno, la malattia ha ucciso 800 persone in Somalia e resta una delle principali cause di morte a Haiti dove, in meno di 7 anni, ha contagiato 1 milione di persone e causato 100 mila vittime.

ACQUA CONTAMINATA PER 2 MLD DI PERSONE. Il report dell'Oms sottolinea più volte come il colera sia spia della forte diseguaglianza tra ricchi e poverissimi. Al mondo, oltre 844 milioni di persone non hanno accesso a un acquedotto, 2 miliardi bevono in pozzi e rigagnoli fognari contaminati da batteri fecali, molto spesso perché le bidonville in cui abitano sorgono proprio nei dintorni degli scoli delle acque reflue delle vicine città. Infine, 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a strutture sanitarie di base, che potrebbero prontamente e facilmente curare i sintomi diarroici caratteristici della malattia. Medici senza frontiere evidenzia che il dato a disposizione dell'Oms potrebbe essere sottostimato in quanto molte Nazioni non denuncerebbero le epidemie temendo fughe di capitali e di turisti.

In Italia l'ultima epidemia in Campania e Puglia risale al 1973

Napoletani in piazza nel 73 per chiedere il vaccino.

Oggi in Italia la malattia si considera scomparsa. I rari casi che si sono verificati negli ultimi anni hanno sempre riguardato episodi nei quali il colera è stato contratto all'estero. Tuttavia, solo fino a poco tempo fa, la malattia era ancora presente soprattutto in Meridione. L’ultima epidemia di colera risale al 1973 ed era localizzata in Campania e Puglia. Nel 1994 a Bari si era sviluppato un nuovo focolaio, che aveva coinvolto però meno di 10 persone. Da allora, l’unico episodio riportato dall'Iss risale all’agosto 2008 a Milano, dove un uomo, dopo aver contratto il batterio in Egitto, è morto di colera nel capoluogo lombardo.

IN EUROPA 0,01 CASI OGNI 100 MILA ABITANTI. Secondo l’Eurostat, in Europa i casi di colera sono diminuiti dopo un picco massimo di 40 contagi avvenuto nel 1998. Dal 1995 al 2004 gli episodi riportati sono stati 237, per un’incidenza di 0,01 casi ogni 100 mila abitanti. Nel 2005 le infezioni sono state 34 in 20 diversi Paesi. Il maggior numero in Gran Bretagna (20), seguita da Belgio (6) e Olanda (4). Polonia, Svezia, Portogallo e Norvegia hanno registrato tutti una unica infezione a testa. Gli ultimi episodi noti risalirebbero al 2011, localizzati in Ucraina, come riporta il bollettino epidemiologico dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc). Per la precisione, tra il 31 maggio e il 9 giugno 201, ci furono 14 contagi nella città balneare di Mariupol, nel Donetsk e uno nella vicina Volnovakha. Senza decessi.

L'Oms conta di ridurre del 90% le vittime entro il 2030

Un ospedale in Sudan.

Il piano elaborato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per ridurre del 90% le vittime entro il 2030 prevede di lasciare campo libero alla Global Task Force on Cholera Control (Gtfcc), un network con più di 50 istituzioni, agenzie internazionali e Ong. La priorità è quella di individuare gli hotspot, ovvero le aree dove è più probabile che si verifichino contagi. Una volta disegnata una mappa delle zone a rischio, si procederà anzitutto trattando l'acqua.


IN AFRICA 80 MLN DI PERSONE A RISCHIO. Secondo le prime stime, solo in Africa vivrebbero 80 milioni di persone in luoghi altamente infetti, nei quali la qualità delle fonti di approvvigionamento idrico è gravemente compromessa. «Ogni morte per colera è prevenibile con gli strumenti che abbiamo oggi», ha dichiarato il direttore generale dell'Oms, Thedros Gebreyesus, «dall'uso del vaccino all'accesso all'acqua e ai servizi igienici. Il problema è che è una malattia della povertà, che si accanisce sugli individui più vulnerabili».

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