Polizia Militari
1 Febbraio Feb 2018 1432 01 febbraio 2018

Cresce la spesa militare in Italia: 25 miliardi nel 2018

Il budget per la Difesa aumenta del 4% rispetto al 2017. Tra le spese più consistenti quelle per la Marina, per i caccia Typhoone e F-35. Le 59 basi e le testate nucleari Usa sul territorio nazionale costano 543 milioni di euro.

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Cresce la spesa militare italiana: 25 miliardi di euro nel 2018 (pari all'1,4% del Pil); un aumento del 4% rispetto al 2017 che rafforza la tendenza di crescita avviata dal governo Renzi (+8,6 % rispetto al 2015). Lo rileva il rapporto Milex 2018 presentato alla Camera, alla presenza di Daniel Högsta, coordinatore della campagna Ican (International campaign to abolish nuclear weapons) insignita del Premio Nobel per la pace 2017.

LA MARINA LA VOCE PRINCIPALE. Il documento segnala la crescita nel 2018 del bilancio del ministero della Difesa (21 miliardi di euro, +3,4% in un anno, +8,2% dal 2015) e dei contributi del ministero dello Sviluppo Economico all'acquisto di nuovi armamenti (3,5 miliardi di cui 427 milioni di costo mutui, +5% in un anno, +30% nell'ultima legislatura, +115% nelle ultime tre legislature) per i quali nel 2018 verranno spesi 5,7 miliardi (+7% nell'ultimo anno e +88% nelle ultime tre legislature).

Tra i programmi di riarmo nazionale in corso, osserva Milex, i più ingenti sono le nuove navi da guerra della Marina (tra cui la nuova portaerei Thaon di Revel), i nuovi carri armati ed elicotteri da attacco dell'Esercito, e i nuovi aerei da guerra Typhoon e F-35.

APPROFONDIMENTO SUGLI F-35. Agli F-35 il Rapporto dedica un approfondimento che analizza, si legge, «costi effettivi (50 miliardi con i costi operativi), reali ricadute industriali ed occupazionali, difetti strutturali (che rischiano di mettere fuori servizio gli F-35 finora acquistati dall'Italia per 150 milioni l'uno) e funzione strategica di questo sistema d'arma».

Un altro approfondimento riguarda poi i costi della "servitù nucleare" legata alle spese di stoccaggio e sorveglianza delle testate atomiche tattiche americane B-61 nelle basi italiane (23 milioni solo per l'aggiornamento delle apparecchiature di sorveglianza esterna e dei caveau contenti le venti B-61 all'interno degli undici hangar nucleari della base bresciana di Ghedi) e alle spese di stazionamento del personale militare Usa addetto e di mantenimento in prontezza di aerei e piloti italiani dedicati al "nuclear strike".

PER LE BASI USA 520 MILIONI. Tra gli ulteriori focus del Rapporto: «Le spese italiane di supporto alle 59 basi Usa in Italia (520 milioni l'anno) e di contribuzione ai bilanci Nato (192 milioni l'anno), i costi nascosti (Mission need urgent requirements) delle missioni militari all'estero, il costo della base militare italiana a Gibuti (43 milioni l'anno), il "tesoretto" armato da 13 miliardi nascosto nel Fondo Investimenti voluto dal Governo Renzi (destinato anche ai nuovi droni armati della Piaggio Aerospace), lo 'scivolo d'oro' dimenticato per gli alti ufficiali (condannato dalla Corte dei Conti) e l'onerosa situazione dei 200 cappellani militari ancora a carico dello Stato (15 milioni l'anno tra stipendi e pensioni)».

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