Macerata

Sparatoria di Macerata

MACERATA
5 Febbraio Feb 2018 1100 05 febbraio 2018

Macerata, così la provincia si è trasformata in incubo

Oseghale ha agito solo? Chi sono i complici? E come ha fatto la 18enne a fuggire dalla comunità? Chi controlla il giro dello spaccio? E il gesto di Traini rischia l'effetto emulazione? E la città diventa una matrioska di problemi. 

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Innocent Oseghale ce l'ha la polizia. Luca Traini ce l'hanno i carabinieri. Uno nero di pelle, nigeriano, con accuse di vilipendio e occultamento di cadavere e, meno certa, omicidio. L'altro nero di mente, maceratese, responsabile di tentata strage aggravata dai motivi razziali. Stanno tutti e due nel carcere di Montacuto di Ancona, opportunamente separati, controllati: «Ci manca solo che succede qualcosa là dentro».

PAMELA, QUELLO CHE NON TORNA. Uno i carabinieri, l'altro la polizia. I summit piovono, gli inviti a collaborare, ma sul serio, «senza rotture di coglioni», si succedono. Sul serio. Perché a Macerata a questo punto hanno non un problema, ma un mare di problemi. Il primo ha a che fare con la giovane Pamela: bisogna ricostruirne i movimenti, capire come ha fatto ad allontanarsi da una comunità in cui era controllata, ad addentrarsi in una campagna che più aperta di così non si può, a raggiungere, se poi l'ha raggiunta, la prima fermata utile per Macerata, che sta a quasi 4 chilometri: barcollando a piedi? O ha chiesto e ottenuto un passaggio? Da chi? Aveva un cellulare? Come poteva? E, ancora, come ha fatto ad andare a colpo sicuro, trovare il suo spacciatore, infilarsi in una farmacia, quindi in un appartamento residenziale e qui restare stroncata e, secondo le ipotesi, avvalorate dai reperti, vestiti insanguinati, armi da taglio pesante, venire dissezionata?

IL GIRO DELLO SPACCIO. Altro problema, il giro di spaccio. Ormai è quasi certo, e l'avverbio è pateticamente cautelativo, Oseghale non ha agito in orrenda solitudine. Chi l'ha aiutato? Gente del giro, d'accordo. Ma chi? Quanti? Stanno ancora intorno? E come mai aveva a disposizione, uno spacciatore di strada, un appartamento in un condominio residenziale, di professionisti, di borghesia medio-alta, di un quartiere elegante? In città si dice, anzi si mormora: erano tenuti d'occhio, ma è successo l'inimmaginabile prima che scattassero le tenaglie delle forze dell'ordine. Una macchia che, a questo punto, va a tutti i costi risolta, possibilmente in modo da non farla prima allargare. Controllo del territorio, controllo della situazione. Ma, ed è un problema nel problema, possibilmente senza dare l'idea di un accanimento, chè tra l'altro c'è già chi ci ha pensato.

Luca Traini.

Qui si innesta un terzo problema, chiamato Traini. Chi fosse, lo sapevano tutti. Un ex perdente, uno al quale andavano tutte buche, uno che via via ha trovato modo di radicalizzarsi, pigliandosi le sue deliranti rivincite. Come spesso accade, l'ossessione, in questo caso i migranti, è alibi e carburante. La metamorfosi l'avevano constatata anche in palestra: «Stava sempre a specchiarsi, a rimirarsi, era un fissato», dice una iscritta. Un narcisista paranoico.

LA RADICALIZZAZIONE NERA. Anche il titolare si era accorto dei cambiamenti sgradevoli, sempre più inquietanti e alla fine aveva preferito allontanarlo. L'ennesimo abbandono. Anche la madre a un certo punto non aveva più voluto saperne di discorsi razzisti, di simboli tetri, di libri miserabili. Lui aveva trovato riparo dalla nonna. Si era candidato con la Lega, ironia della storia, proprio a Corridonia: zero preferenze. Legami riusciti: zero. Però da quando era diventato grosso, rasato e truce, lo rispettavano. Di colpo, metteva paura. Solo che a lui non bastava più. Come per tutti i fondamentalisti, era diventato un fatto personale, una ossessione. Ha sentito per radio l'ennesimo servizio sulla morte di una ragazzina in riabilitazione, è tornato indietro, ha preso una pistola, si è messo a fare il tiro al bersaglio nero: «Faccio una strage». Una scolaresca liceale di un paese non vicinissimo, a Macerata per una iniziativa didattica, se l'è trovato quasi in faccia mentre correva a piedi, ebbro di esaltazione, di furia, di odio. Li hanno blindati al riparo mentre la gente urlava: «Non uscite, tornate dentro».

RISCHIO EMULAZIONE. Chi fosse, Traini, lo sapevano. Uno pericoloso, un neonazi radicalizzato, però girava, era armato. Incensurato ma fuori controllo. Uno che andava dallo psichiatra. Ed ecco il problema: in città c'è una paura a doppia lama, da una parte che il gesto di Traini ispiri altre teste caldissime, altri camerati aspiranti stragisti; dall'altra, che origini reazioni di violenza contraria. Per cui, monitoraggio duro su centri sociali anarcoidi e nuclei di Forza Nuova, CasaPound e simili. E, più in generale su tutta la cittadina. Una cosa inaudita, incredibile in un dormitorio di lusso come questo.

I soccorsi ai feriti di Macerata.

ANSA

Domenica mattina di gente in giro ce n'era poca e di extracomunitari, di migranti in genere, ancora meno. Dicono dalla comunità nigeriana: no, finora nessun problema, mai, ma adesso abbiamo paura. Comprensibile, ma ce l'hanno anche gli indigeni. Una paura irrazionale, di tutto e di niente: nessuno sa quello che succederà, che potrebbe succedere in uno scenario fatto di emergenze che si intersecano, si influenzano le une alle altre. Macerata è diventata un ginepraio, una matrioska di guai che grandi così e tutti insieme così non si erano mai visti e che non si sa bene come tamponare. Ci vorrà tempo. Ma, in questo momento, l'emergenza delle emergenze è un controllo discreto e spietato del territorio senza darne l'impressione, è garantire sicurezza senza risultare invasivi: la cittadina sotto choc potrebbe non reggere neppure questa pressione. Già l'orrore su Pamela aveva travolto, poi quello di Traini ha stravolto. Una divisa ha detto, in via confidenziale: «Qui sembrano impazziti tutti, qui c'è da stare attenti, rischiano d'essere cazzi pure per noi di pattuglia.

UNA PIAZZA DI QUIETA ISTERIA. In tutto questo, ci si continua a scannare, qui ma soprattutto a Roma, con discorsi avventati, cinici, spregiudicati, che non tengono in alcun conto la difficile situazione dei maceratesi, di chi è deputato a proteggerli, di chi è tenuto a investigare su queste ore di straordinaria follia ancora piene di ombre. «Aprono la bocca, le danno fiato, tutto per un voto di più, sai che gliene frega». Di vero c'è che ogni tweet, ogni dichiarazione in ogni senso, ogni scazzo può peggiorare le cose, può complicare la vita di chi argina, può innescare nuova esasperazione, nuove scintille. Proprio ciò di cui non si ha alcun bisogno. Vedila come una piazza di quieta isteria, Macerata oggi. Un posto dove ci si era illusi di essere al riparo da tante cose, invece la fuga di una 18enne da una comunità ha scoperchiato il vaso di Pandora e adesso i venti maledetti soffiano da tutte le parti. C'è chi prova a stemperare, la butta sull'ironia: «Ci vorrebbe il Mimmo di Verdone, sai quello 'Per favore, stateve zitti, ve volete sta' zitti?'». Ma non gli riesce tanto bene, la voce s'incrina, non ci crede neanche lui.

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