Macerata

Sparatoria di Macerata

FUCILE
6 Febbraio Feb 2018 1629 06 febbraio 2018

Armi, una lobby che fa gola a destra e sinistra

Quante e quali sono possedute in Italia? Il Viminale non fornisce dati. Eppure sarebbe fondamentale per prevenire raid come quello di Macerata. Intanto produttori e comitati spingono per creare una associazione sul modello della Nra.

  • ...

Da un lato il centrodestra che continua a soffiare sulla percezione dell'insicurezza nelle nostre città, da tempo abituato a cavalcare il tema della legittima difesa, sponsorizzando spesso come fece il leader della Lega Matteo Salvini il mercato delle armi. Ci sono foto del segretario leghista in visita alla fabbrica dei Fratelli Pietta di Gussago, lo scorso maggio. Dall'altro lato un centrosinistra silente dopo l'attacco terroristico di Macerata contro sei immigrati, ma sempre disponibile a livello di amministrazione pubblica a ospitare fiere per promuovere le armi comuni come nel caso di Hit Show (Hunting, Individual Protection and Target Sports) di Vicenza, prevista per il prossimo fine settimana.

VERSO UNA NRA MADE IN ITALY? La tentata strage razzista di Luca Traini, ex candidato leghista nelle Marche, riporta al centro del dibattito l'uso delle armi in Italia, la facilità con cui ogni cittadino può acquistarle legalmente e tenerle in casa o in ufficio. Ma accende un faro anche su un problema spesso poco toccato dalla stessa politica: quanto sta diventando forte la lobby dei produttori? Dal 2015, dopo gli attentati in Europa di matrice estremista islamica, le nuove leggi sull'anti-terrorismo hanno incentivato anche in Italia comitati per la promozione delle armi nel nostro Paese. È possibile che anche in Italia possa nascere una National Rifle Association come negli Stati Uniti, capace di finanziarie la politica, di influenzare lavori parlamentari e scelte di governo sul tema? Come noto il 2018 è l'anno zero dei finanziamenti pubblici ai partiti, con il rischio imminente che le forze politiche si ritrovino sempre più in balia di influenza da parte di lobby o Stati stranieri.

Matteo Salvini in visita a Gussago.

Per rispondere a queste domanda basterebbe avere dei dati ufficiali da parte del ministero dell'Interno o quantomeno dalle aziende del settore. Ma questo non avviene. Al massimo si possono avere delle stime. Eppure sarebbe importante non solo per prevenire casi come quello di Traini, una persona che possedeva un regolare porto d'armi per il poligono di tiro, ma sarebbe utile anche per capire la vastità della diffusione delle armi nel nostro Paese.

RICHIESTE DI PORTO D'ARMI. In particolare manca il numero delle licenza per nulla osta. «L'importanza di dati pubblici e ufficiali su tutte le licenze rilasciate, compreso il nulla osta, e sul numero effettivo di armi regolarmente detenute dagli italiani è evidente non solo per fini statistici, ma soprattutto per una puntuale analisi del fenomeno», spiega Giorgio Beretta, analista dell'Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia. «I dati, seppur parziali, mostrano infatti tre questioni che meriterebbero un'attenta riflessione: innanzitutto il forte incremento delle richieste per porto d'armi per tiro sportivo rivela che c'è un'ampia percentuale di persone che non intendono praticare attività sportive, ma che richiedono questa licenza al solo fine di poter detenere armi in casa». Da anni l'Opal chiede proposte di modifica delle normative attinenti alla legittima difesa per una legislazione che «è di fatto sostanzialmente permissiva in materia di detenzione di armi: oggi, a qualunque cittadino incensurato, esente da malattie nervose e psichiche, non alcolista o tossicomane, è generalmente consentito di possedere una o più armi, finanche un numero illimitato di fucili da caccia».

NUMERI E TIPI DI ARMI. Secondo Beretta, poi «un'analisi incrociata dei dati sulle licenze e sulle armi effettivamente possedute permetterebbe di rilevare che vi sono alcuni gruppi di persone che ne detengono un alto numero. Se si considera, infatti, che la legge italiana permette di detenere un numero illimitato di fucili da caccia è possibile che vi siano gruppi di persone che ne detengano, ovviamente tutte denunciate, una quantità consistente». L'analista di Opal Brescia spiega nel dettaglio a Lettera43: «Se pensiamo che fino all'entrata in vigore nell'aprile del 2015 del decreto Antiterrorismo anche le carabine semi-automatiche somiglianti a un’arma automatica - tipo quelle che sono state usate in varie stragi negli Stati Uniti - rientravano tra le armi da caccia e che, se acquistate prima del 21 aprile 2015, possono tuttora essere detenute in ampio numero con semplice denuncia, credo potrebbe emergere anche un problema riguardo alla diffusione di queste armi relativamente alla sicurezza pubblica. Non dimentichiamo infine che, con una mera licenza per tiro sportivo, è tuttora permesso detenere, previa denuncia, caricatori amovibili con capacità fino a 29 colpi, proprio come quelli utilizzati nelle stragi negli Stati Uniti».

IL MISTERO DEI DATI. Di più. l'Anpam (Associazione Nazionale Produtttori di Armi e Munizioni) potrebbe fornire dati più precisi che certamente ha, visto che è in grado di fornire le percentuali di crescita e diminuzione delle vendite per tipologia e per province. «Ma nonostante Anpam si fosse impegnata già dall'anno scorso a fornire i numeri delle vendite di armi in Italia», aggiunge Beretta, «questi dati continuano a restare un mistero: forse perché rivelerebbero un costante decremento delle vendite di fucili da caccia a favore di pistole, carabine, fucili semi-automatici e fucili a pompa altamente letali non tanto per scopi di tipo sportivo ma per un eventuale utilizzo difensivo?».

Armi e munizioni sequestrate durante un'operazione di polizia.

Del resto la stessa Italian Exhibition Group che organizza Hit Show a Vicenza è una holding partecipata dalle istituzioni pubbliche, tra cui la Regione Emilia-Romagna del dem Stefano Bonaccini, il Comune di Vicenza guidato ora da Achille Variati, ex Dc ora sostenuto dal Pd o ancora il Comune di Rimini amministrato da Andrea Gnassi sempre sostenuto da Pd, Italia dei Valori e persino i Verdi.

ASSOCIAZIONI E COMITATI. In sostanza il mercato delle armi fa gola alla politica, basti pensare che solo per quello sportivo si parla di un giro d'affari pari a 100 milioni di euro all'anno. E poi ci sono appunto i comitati che si fanno portatori di sviluppare e accorpare interessi comuni sulla diffusione e sul diritto dei cittadini di possedere delle armi. «Quello che era un gruppo tutto sommato marginale e irrilevante è diventato, grazie all'accreditamento e al supporto dei produttori di armi, un effettivo comitato che agisce come una lobby, in modo ben poco trasparente», prosegue Beretta. «La responsabilità dei maggiori produttori armieri italiani, a cominciare da Beretta, Fiocchi, Tanfoglio e così via, sta proprio nell'aver sdoganato questi gruppi e aver dato loro sostegno e rilevanza finanche invitando a tesserarsi. Resta però un mistero sapere se e in che modo le aziende produttrici di armi finanzino queste associazioni».

POSSEDERE ARMI NON È UN DIRITTO. Quindi potrebbe nascere anche da noi una National Rifle statunitense? «Se siamo lontani dalla creazione in Italia di una realtà come la Nra, va però rilevato che ci sono tutte le premesse. Innanzitutto», sottolinea l'analista, «va segnalata l'inusitata unione tra questi gruppi di praticanti, appassionati, sportivi domenicali - ma anche di fanatici - con i produttori di armi». «Inoltre», continua Beretta, «il diffondersi delle armi viene presentato come un deterrente, una giustificazione ai problemi di sicurezza: un fatto, questo, che accomuna gran parte delle destre in Italia. Infine, ed è questo il punto centrale, vi è l'obiettivo conclamato che questi gruppi sostengono, cioè - proprio come negli Usa - l'ideologia del "diritto a possedere armi". Si tratta di un chiaro sovvertimento dei nostri valori e norme secondo le quali il possesso di armi è una licenza non certo un diritto. Ma quel che più dovrebbe preoccupare è l'intenzione, nemmeno troppo sottaciuta da parte di questi gruppi, di creare anche in Italia un'associazione come la Nra che abbia un peso politico, culturale e sociale. E il sostegno dei produttori di armi a questa operazione è ormai evidente».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso