Ultima frontiera doping, positivo 14enne
GIUSTIZIA
8 Febbraio Feb 2018 0806 08 febbraio 2018

Ciclismo, doping tra i dilettanti: dirigenti arrestati

Operazione della polizia di Lucca. Il proprietario di uno dei maggiori team italiani, la Altopack Eppela, avrebbe incoraggiato gli atleti a utilizzare sostanze vietate: Epo, ormoni per la crescita e antidolorifici a base di oppiacei.

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Una serie di arresti per doping nei confronti dei dirigenti della Altopack Eppela, una delle maggiori squadre dilettantistiche del ciclismo italiano, sono in corso da parte della polizia. A condurre l'indagine gli uomini della Squadra mobile di Lucca e quelli del Servizio centrale operativo.

FARMACI SENZA PRESCRIZIONE MEDICA. Tra i destinatari delle misure cautelari il proprietario del team, l'ex direttore sportivo e un farmacista che riforniva gli atleti dei farmaci vietati in assenza di prescrizione medica.

EPO, ORMONI E OPPIACEI. In base alle prime informazioni disponibili, il proprietario del team avrebbe incoraggiato i ciclisti, molti dei quali giovanissimi, a utilizzare diverse sostanze dopanti: Epo in microdosi, ormoni per la crescita e antidolorifici a base di oppiacei. Nell'operazione è coinvolto anche uno studio legale con sede a Lucca.

LA MORTE DI LINAS RUMSAS. L'inchiesta è partita dalla morte di Linas Rumsas, giovane promessa del ciclismo, deceduto improvvisamente il 2 maggio 2017, a soli 21 anni. Linas era figlio di Raimondas Rumas, ex ciclista lituano di fama internazionale, in passato coinvolto insieme alla madre del ragazzo in indagini per traffico internazionale di sostanze dopanti. Poiché Linas, nelle settimane precedenti la sua morte, aveva sostenuto delle gare particolarmente dure conseguendo ottimi piazzamenti, di gran lunga superiori a quelli ottenuti in passato, da subito il suo decesso è apparso sospetto.

Linas Rumsas, giovane ciclista morto il 2 maggio 2017.

Gli investigatori, oltre a ricostruire le fasi dell'approvvigionamento e dell'assunzione di prodotti dopanti, hanno svelato l'esistenza di un vero e proprio sodalizio che agevolava le pratiche proibite. Luca Franceschi, proprietario dell’Altopack Eppella, secondo l'accusa reclutava i ciclisti più promettenti, li motivava al doping e procurava loro le sostanze dopanti.

COINVOLTI ANCHE I GENITORI DEL PROPRIETARIO DEL TEAM. Coinvolti anche Narciso Franceschi e Maria Luisa Luciani, genitori di Luca e proprietari dell’abitazione messa stabilmente a disposizione degli atleti, che avrebbero accolto i corridori immediatamente dopo le competizioni ciclistiche per la somministrazione in vena delle sostanze dopanti, vietata in ritiro per il timore dei controlli della Federazione.

IL RUOLO DEL DIRETTORE SPORTIVO. Centrale sarebbe stato anche il ruolo di Elso Frediani, direttore sportivo dell’Altopack Eppella, conoscitore delle metodologie di somministrazione del doping. Nel curare la preparazione atletica dei ciclisti, si preoccupava di assicurare loro le necessarie consulenze per una "corretta" somministrazione delle sostanze, tale da eludere i controlli in gara.

CHI PROCURAVA LE SOSTANZE DOPANTI. Infine Michele Viola, ex corridore e preparatore atletico del team dopo l’allontanamento di Frediani, sarebbe colui che ha venduto a Franceschi l’Epo destinata ai ciclisti. A procurare di ormoni e gli altri farmaci sarebbe stato invece Andrea Bianchi, farmacista e ciclista amatoriale di Marlia. Forniva medicinali contenenti oppiacei, coadiuvanti dell’Epo, da somministrare in vena senza la necessaria prescrizione medica.

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