Sbomberati 2.200 migranti Parigi nord
8 Febbraio Feb 2018 2038 08 febbraio 2018

Migranti, allarme Msf: 10mila rifugiati in edifici occupati e ghetti

La ong ha presentato il rapporto "Fuori campo" che ha fotografato la situazione di migliaia di richiedenti asilo e rifugiati che si trovano al di fuori di un sistema di accoglienza.

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In edifici occupati delle città, nei ghetti delle aree rurali, bloccati alla frontiere, a Ventimiglia, Como, Gorizia e Bolzano, senza accesso ai beni essenziali e alle cure mediche di base. Vivono così migliaia di richiedenti asilo e rifugiati, che pur essendo regolarmente presenti sul territorio italiano, si trovano al di fuori di un sistema di accoglienza: almeno 10mila, in 47 «insediamenti informali», sono quelle raggiunte tra il 2016 e il 2017, da Medici Senza Frontiere, che ha poi composto una mappa nel rapporto "Fuori campo".

OLTRE IL 28% STANZIATO ALL'APERTO. I siti informali sono per oltre la metà in edifici abbandonati o occupati, luoghi all'aperto (28%), tende (9%), baracche (4%), casolari (4%), container (2%). Undici si trovano nel Lazio, sette in Puglia, sei in Sicilia, cinque in Calabria, altrettanti in Piemonte. Solo il 45% degli insediamenti ha accesso all'acqua e all'elettricità. In un terzo di questi vivono anche bambini piccoli, con meno di 5 anni. In alcuni siti, ci sono anche italiani a condividere le condizioni dei migranti.

EMINENTE: «RAPPORTO PRONTO SOLO OGGI». Presentando il rapporto, il direttore di Msf Italia Gabriele Eminente, ha anticipato le domande, chiarendo che l'organizzazione non intende esacerbare i toni e, anzi, vuole sottrarsi alle strumentalizzazioni da campagna elettorale: «Se presentiamo oggi questo rapporto è perché oggi è pronto. L'unica urgenza che spinge Msf è l'urgenza di chi è a contatto diretto con chi vive in una fabbrica fatiscente, in mezzo ai rifiuti, senza energia elettrica e che stasera si riscalderà con qualsiasi cosa di combustibile capiti sotto mano».

«VANNO CAMBIATE LE POLITICHE DI ACCOGLIENZA». Situazioni di vita terribili che accomunano persone di provenienza e con storie diversa, dall'Africa sub-sahariana e dal Corno d'Africa, ma anche da Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan, appena arrivati in Italia o presenti nel nostro Paese da anni, e che rimarranno immutate - è la preoccupazione dell'Ong - senza un cambiamento radicale delle politiche d'accoglienza, col superamento dei Cas (i centri di accoglienza straordinaria) e soluzioni alternative agli sgomberi forzati. Anche se dallo scorso anno, dopo gli accordi tra Italia e Libia, gli sbarchi sono diminuiti, sono aumentate le domande d'asilo.

SOLO IL 17% NELLA RETE SPRAR. Nonostante gli sforzi del governo per ampliare «esponenzialmente» il sistema di accoglienza (183.681 al 31 dicembre), promuovendo un modello diffuso gestito dai Comuni, i richiedenti asilo e i rifugiati ospitati dalla rete Sprar a fine anno erano 31.270, «appena il 17% del totale». Ma oltre alle baraccopoli, alle tendopoli, agli sgomberi con gli idranti come quello a piazza Indipendenza a Roma, lo scorsa estate, nel suo viaggio tra gli invisibili d'Italia, Msf ha trovato anche esempi positivi: a Torino un edificio di proprietà dei Missionari della Madonna de la Salette, inizialmente occupato da una ottantina di rifugiati, è stato ristrutturato con fondi privati e con il coinvolgimento degli stessi occupanti. Stessa cosa è stata fatta a Cosenza, in due stabili abitati da italiani e migranti. Situazioni da prendere a modello.

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