Boldrini,da madre Pamela lezione civiltà
Aggiornato il 02 marzo 2018 14 Febbraio Feb 2018 1244 14 febbraio 2018

Macerata, omicidio di Pamela: il punto sulle indagini

A uccidere la giovane sono stati due colpi d'arma da taglio, penetrati alla base del torace. I risultati delle valutazioni medico-legali preliminari e tossicologiche.

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Pamela Mastropietro è morta «nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio (fino alle ore 17) del 30 gennaio». E a ucciderla sono stati «due colpi di arma da punta e taglio penetrati alla base del torace» fino al fegato. Un'altra lesione rilevata sul cadavere, la contusione alla tempia sinistra, non ha invece contribuito a causare il decesso.

IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE. Sono questi i risultati delle valutazioni medico legali e tossicologiche preliminari sull'omicidio della 18enne, il cui cadavere è stato ritrovato fatto a pezzi all'interno di due trolley nelle campagne di Pollenza, in provincia di Macerata, il 31 gennaio scorso (leggi anche: Macerata, corpo di donna fatto a pezzi: cosa sappiamo).

SVOLTA NELL'INCHIESTA. Tali indicazioni - incrociate con le testimonianze, gli esami scientifici del Ris dei carabinieri e la perizia sul traffico telefonico dei quattro indagati - dovrebbero consentire alla magistratura di stabilire con precisioni i ruoli di tutte le persone coinvolte nel delitto.

CHI SONO GLI INDAGATI. Sotto inchiesta ci sono quattro cittadini nigeriani: Innocent Oseghale, Desmond Lucky, Lucky Awelima e una quarta persona che, a differenza degli altri tre, tutti in carcere, è a piede libero e ha mostrato un atteggiamento collaborativo.

ESCLUSA L'OVERDOSE. Gli esami hanno quindi escluso l'ipotesi che il decesso di Pamela sia avvenuto a causa di un'overdose. In vari organi sono state trovate tracce di morfina, segno che la 18enne, allontanatasi dalla comunità di recupero Pars di Pollenza il 29 gennaio, aveva assunto eroina. Ma non è morta per una dose eccessiva. In questo caso, infatti, secondo il perito nominato dalla procura di Macerata, lo stupefacente tende a concentrarsi nella parte del corpo in cui è avvenuta l'assunzione.

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