Amri
30 Marzo Mar 2018 0830 30 marzo 2018

Terrorismo, la cellula di Amri voleva una strage alla metro di Roma

Nei progetti della rete del tunisino autore dell'attacco al mercatino di Berlino c'era un attentato alla stazione Laurentina. Fermato un marocchino nel Cuneese.

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La cellula di Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di Natale di Berlino ucciso dalla polizia a Sesto San Giovanni, avrebe progettato un attentato alla stazione Laurentina della metro di Roma. La rete, smantellata dalla polizia, era formata principalmente da tunisini e operava in provincia di Latina.

NEL MIRINO LA STAZIONE LAURENTINA. Secondo la ricostruzione pubblicata da diversi quotidiani,Amri e i suoi connazionali discussero a lungo del piano, elaborato nel giugno del 2015, ma poi, per motivi ancora da chiarire, l'attentato contro la stazione Laurentina della linea B non fu portato a termine e rimase soltanto a livello teorico.

PER GLI INQUIRENTI NON CI SONO RISCONTRI. Per gli inquirenti, tuttavia, non c'è alcun elemento probatorio o riscontro concreto sull'ipotesi di mettere in atto l'operazione. In particolare, si precisa che il riferimento a un possibile attacco alla metro B della Capitale è fatto esclusivamente da un indagato che, ascoltato dagli inquirenti, parla del progetto sempre rimasto a livello di ipotesi e mai passato alla fase esecutiva.

ANCHE FALSARI NELLA RETE DI AMRI. Nella rete c'erano estremisti islamici pronti a punire i «maiali» occidentali per il loro stile di vita, ma anche falsari interessati al denaro e non alla religione. L'analisi dei telefoni di Amri ha già dato tante risposte agli investigatori. Nel primo livello c'era anche Mounir Khazri, un 37enne tunisino radicalizzato tra i contatti di Amri. «Si è reso protagonista» - scrive il gip - «di condotte di incitamento all'azione violenta con finalità terroristiche ai danni di cittadini italiani».

FERMATO UN MAROCCHINO A CUNEO. Intanto, venerdì 30 marzo un cittadino marocchino residente in Italia è stato fermato all'alba in Piemonte dai carabinieri del Ros e da quelli del comando provinciale di Cuneo per terrorismo. Al centro delle indagini, coordinate dalla procura distrettuale di Roma, le «attività criminali» dello straniero, «fortemente indiziato», sottolineano gli investigatori, di istigazione a delinquere per finalità di terrorismo e di far parte di una associazione terroristica.

PROPAGANDA JIHADISTA SUI SOCIAL. Il fermato si chiama Ilyass Hadouz, 19 anni, residente a Fossano, il Comune del cuneese dove è stato bloccato dai carabinieri. Secondo gli investigatori il giovane marocchino, attraverso i suoi numerosi account social (Facebook, Instagram e Twitter) avrebbe portato avanti una «intensa propaganda jihadista» inneggiante al martirio, alla ricompensa che Dio concederà ai musulmani impegnati nel jihad, esaltando le gesta, il valore e il coraggio dei «combattenti in nome di Allah» di cui sarebbe stato pronto a emulare le gesta. Hadouzd si sarebbe radicalizzato in casa, attraverso video e frequentando chat integraliste.

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