Bardonecchia
Aggiornato il 02 aprile 2018 31 Marzo Mar 2018 1018 31 marzo 2018

La polizia francese è entrata in un centro per migranti a Bardonecchia

Cinque agenti francesi armati hanno fatto irruzione nei locali della stazione, dove Rainbow4Africa assiste i profughi. La Farnesina convoca l'ambasciatore. Aperta un'inchiesta.

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Italia e Francia sull'orlo di una crisi diplomatica, come non accadeva da anni. E ancora una volta lo scontro si consuma sul tema dell'immigrazione, o meglio sul controllo della frontiera comune. A scatenare l'ira del governo, e l'indignazione di tutti i partiti politici italiani, è stato il blitz fatto il 30 marzo da cinque doganieri francesi armati. Sono entrati in una sala della stazione di Bardonecchia, in Val di Susa, dove opera la Ong Rainbow4Africa, per effettuare un test delle urine a un cittadino nigeriano immigrato regolare, fermato sul treno Parigi-Milano e sospettato di traffico di stupefacenti. La procura di Torino ha aperto un fascicolo per abuso in atti di ufficio, violenza privata e violazione di domicilio. Per ora il procedimento è a carico di ignoti, anche perché non si conoscono le generalità degli agenti transalpini.

«Un atto grave» ha detto la Farnesina il 31 marzo, dopo aver convocato l'ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, per esprimergli «la ferma protesta del governo italiano sulla condotta dei doganieri, ritenuta inaccettabile». Roma reagisce, dunque, con «conseguenti e immediati effetti operativi sul concreto funzionamento della sinora eccellente collaborazione frontaliera». A ricevere l'ambasciatore è stato il direttore generale per l'Unione europea, Giuseppe Buccino Grimaldi, che al collega francese ha anche manifestato «il disappunto per l'assenza di risposte alle nostre richieste di spiegazioni».

DA PARIGI SPIEGAZIONI RITENUTE NON SODDISFACENTI. La Farnesina ha infatti giudicato insufficiente la ricostruzione di quanto avvenuto al confine il 30 marzo, fornita dal ministro per i Conti pubblici francese Gerald Darmanin, da cui dipendono i doganieri. Secondo Parigi, a Bardonecchia gli agenti hanno agito legittimamente «in virtù di un accordo del 1990, nel rispetto della legge e delle persone». Una spiegazione considerata «non soddisfacente e inesatta» anche dal Viminale, che starebbe valutando l'opportunità di sospendere quelle che vengono definite «incursioni» francesi sul territorio italiano.

I LOCALI CONTESI DELLA STAZIONE. Secondo la versione del ministro francese, inoltre, in base allo stesso accordo, il locale della stazione di Bardonecchia usato per fare il test delle urine al cittadino nigeriano «con il suo consenso scritto» sarebbe «a diposizione della dogana francese» e «da qualche mese concesso anche all'associazione di aiuto ai migranti». Gli agenti avrebbero quindi chiesto la possibilità di accedere al bagno, «cosa che è stata loro accordata». Ma la Farnesina replica che le dogane francesi erano state «messe al corrente» che quei locali della stazione, «precedentemente accessibili ai loro agenti, non lo sono più», proprio perché ormai occupati dalla Ong. Proprio per discutere di questa situazione era già previsto un incontro il 16 aprile alla prefettura di Torino.

LEGA, M5S E PD UNITI NELL'INDIGNAZIONE. Nel mirino delle polemiche non è finita però solo la collaborazione italo-francese. Ma l'intera idea di Unione europea che il presidente francese Emmanuel Macron si è impegnato a rilanciare insieme all'attuale governo italiano. Il coro di indignazione è unanime: da Matteo Salvini che chiede di «espellere i diplomatici francesi», promettendo che «i nostri confini ce li controlleremo noi», al Movimento 5 Stelle che parla di un «fatto grave» e sottolinea come sul tema dell'immigrazione «la collaborazione tra partner Ue sia fondamentale», fino al reggente del Pd Maurizio Martina. Secondo il quale «non è certo così che si fa la nuova Europa».

Doganieri francesi fotografati il 31 marzo a Bardonecchia.

Caterina, una volontaria di Rainbow4Africa, ha raccontato cosa è successo quando gli agenti sono entrati nell'ambulatorio gestito dall'associazione: «Eravamo in questa stanza, sono arrivati all'improvviso, hanno fatto irruzione...Non sono una poliziotta, non mi interessa niente di come operano, ma trovo gravissimo che una persona venga fermata in questo modo...», ha detto. Secondo la volontaria, gli agenti francesi hanno costretto un giovane nigeriano a seguirli nel locale e a sottoporsi al test delle urine. «Veniva da Parigi ed era diretto verso Napoli non stava andando in Francia. Tremava, aveva paura. Quando un nostro mediatore culturale ha fatto notare agli agenti che non si stavano comportando nel modo giusto, per risposta gli hanno detto di stare zitto. Hanno sostenuto che per una concessione delle Ferrovie del 1963 potevano utilizzare quel locale e hanno detto che non avevamo diritto di sindacare sul loro operato. Èstato allora che abbiamo chiamato il sindaco (Francesco Avato,ndr) e poi la nostra polizia».

IL PREFETTO DI TORINO: «RINGRAZIO GLI OPERATORI». «Ho voluto ringraziare gli operatori e i volontari del centro di Bardonecchia per l'ottimo lavoro che stanno facendo in un progetto che nasce dalle Istituzioni ed è gestito dal comune di Bardonecchia», ha detto il 2 aprile il prefetto di Torino Renato Saccone che in giornata ha visitato questa i locali della stazione dell'Alta Val Susa. Quello dei volontari di Bardonecchia «è un bel lavoro», ha insistito Saccone, che non è entrato nel merito della disputa tra Italia e Francia sui controlli al confine. «Sono qui solo per una visita», si è limitato ad aggiungere. Il lavoro dei mediatori culturali e dei volontari dell'associazione Rainbow4Africa non si è mai fermato. Nelle ultime ore è stato soccorso un migrante minorenne. «Il progetto non si ferma», ha aggiunto il sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato, «il nostro obiettivo è continuare a lavorare per evitare che Bardonecchia diventi una nuova Ventimiglia».

LA DONNA INCINTA REPSINTA DAI FRANCESI. Da alcuni mesi Bardonecchia, località sciistica della Valle di Susa, si trova al centro della rotta dei migranti che, abbandonata la via di Ventimiglia, tentano di raggiungere la Francia nonostante la neve e il gelo. E nonostante la rigidità delle autorità francesi. È dei giorni scorsi la notizia della guida alpina francese indagata per avere aiutato una migrante incinta. A denunciare l'episodio sempre Rainbow4Africa, la stessa associazione che nelle scorse settimane ha assistito un'altra donna incinta e malata, respinta al confine, morta dopo un parto miracolo all'ospedale Sant'Anna di Torino.

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