Balsamo
RITRATTO
4 Aprile Apr 2018 1601 04 aprile 2018

Cosimo Balsamo, chi è il killer del Bresciano

L'uomo che ha ucciso due imprenditori e ferito una terza persona prima di togliersi la vita faceva parte della banda dei tir. A gennaio aveva già minacciato il suicidio.

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Prima della sparatoria nel Bresciano il nome di Cosimo Balsamo era già comparso nei documenti delle forze dell'ordine. Nel 2007 è stato condannato a oltre sei anni per associazione a delinquere e ricettazione per una serie di furti. All'inizio degli Anni 2000 aveva derubato aziende di trasporto di metalli in tutto il Nord Italia. Per questo lui e i suoi complici era conosciuti come la banda dei tir.

FURTO O RICETTAZIONE. Balsamo, 62 anni, aveva una moglie e due figlie. Era orginario di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi ma da decenni viveva nel Bresciano. Negli ultimi anni aveva maturato un'ossessione per le sue proprietà. Non riusciva ad accettare quella condanna per ricettazione che aveva causato la confisca dei beni. Proprio per questo aveva chiesto la revisione del processo, una revisione rifiutata sia dalla Corte d'Appello di Venezia che dalla Cassazione. Balsamo riconosceva i suoi reati ma chiedeva di essere condannato solo per furto così da salvare il suo patrimonio dalla confisca.

LA SECONDA VITTIMA, IL COLLEGA DI RAPINE. Nello stesso processo del killer del bresciano era coinvolto anche James Nolli, definito dai giudici come uno dei membri della banda dei tir. A differenza di Balsamo, Nolli era stato condannato solo per furto. Forse proprio per questo è diventato un suo bersaglio. È stato il secondo uomo a cadere sotto i colpi del suo fucile.

PROIETTILI E MINACCE. Tre cartucce di fucile e otto proiettili di pistola nel cestino della biciletta. Nel 2011 il killer di Brescia aveva minacciato così un giudice responsabile di aver disposto la confisca di un suo immobile. Accanto ai proiettili aveva lasciato anche un biglietto con scritte delle minacce.

LE PROTESTE AL TRIBUNALE DI BRESCIA. Il 9 gennaio Balsamo era salito sulla tettoia del tribunale di Brescia. Minacciava il suicidio, lamentandosi della confisca dei beni seguita alla condanna. Allora le forze dell'ordine erano riuscite a fermarlo.

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