Corona,giudici gli restituiscono 1,9 mln
9 Aprile Apr 2018 1458 09 aprile 2018

Corona, i giudici gli restituiscono 1,9 milioni di euro

Si tratta di denaro «lecitamente guadagnato». Trattenute le tasse che non erano ancora state versate. Il fotografo non è stato giudicato socialmente pericoloso. Confiscata la casa in via De Cristoforis a Milano.

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Il Tribunale di Milano ha disposto la restituzione di circa 1,9 milioni di euro che erano stati sequestrati a Fabrizio Corona, su un totale di circa 2,6 milioni trovati in parte in Austria e in parte nel cotrosoffitto della casa intestata a Francesca Persi, sua storica collaboratrice.

CASA CONFISCATA. I giudici hanno chiarito che le somme restituite sono state «lecitamente guadagnate» dal fotografo e che le imposte sul reddito non ancora versate sono state trattenute. Il Tribunale ha disposto, inoltre, la confisca della casa di via De Cristoforis a Milano, perché intestata in maniera fittizia alla Persi, ma non ha giudicato Corona socialmente pericoloso.

DIFENSORI SODDISFATTI. Gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti hanno espresso «enorme soddisfazione» per la decisione dei giudici. «Ve l'avevamo detto che i soldi erano leciti», ha commentato l'avvocato Chiesa. Stando a quanto precisato dal legale, i giudici hanno disposto la restituzione «integrale» dei circa 840 mila euro ritrovati in alcune cassette di sicurezza in Austria, in quanto «lecitamente» guadagnati e su cui Corona ha poi provveduto a pagare le imposte.

TRATTENUTI CIRCA 700 MILA EURO. Per quanto riguarda invece gli 1,76 milioni ritrovati nel controsoffitto della casa intestata alla Persi, sempre secondo l'avvocato Chiesa i giudici hanno stabilito che anche quella somma è stata guadagnata in maniera lecita prima del 2013, e hanno disposto la confisca di circa 700 mila euro, ossia della parte ancora dovuta a titolo di imposte.

VERSO LA CONFERMA DELL'AFFIDAMENTO TERAPEUTICO. Infine, il fatto che Corona sia stato giudicato non socialmente pericoloso ha fatto cadere la richiesta di aggravamento della misura di sorveglianza speciale, presentata dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci. La valutazione di non pericolosità sociale potrebbe influire in modo favorevole anche sulla conferma dell'affidamento terapeutico, concesso a febbraio in una struttura di Limbiate per la disintossicazione psicologica dalla cocaina.

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