Iacoboni Angeli Falcioni Trocchia
10 Aprile Apr 2018 1100 10 aprile 2018

Pressioni e minacce ai giornalisti: se il diritto di cronaca vacilla

Iacoboni respinto dal M5s. Falcioni condannato per «concorso in violazione di domicilio». Trocchia a rischio di maxi risarcimento. E Angeli intimidita coi proiettili. Quando chi scrive finisce sotto attacco.

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Condannato per aver seguito i No Tav in un'incursione nella sede torinese della Geostudio, il 24 agosto 2012. È ciò che è capitato a Davide Falcioni, 35 anni, giornalista di Fanpage.it. Il pubblico ministero, durante il dibattimento, gli ha chiesto il perché di quel suo comportamento: «Non poteva farsi raccontare quello che era successo dalle forze dell'ordine?». A Falcioni sono stati inflitti quattro mesi di reclusione con l'accusa di «concorso in violazione di domicilio». All'epoca lavorava per Agoravox Italia e non era nemmeno formalmente iscritto all'Ordine dei giornalisti.

DIRITTO DI CRONACA, MA A DISTANZA. La sua attuale testata, Fanpage.it, ha titolato così: "La libertà di stampa è un diritto solo se non disturba il Potere". Spiegando poi: «Secondo il pm e il giudice del tribunale di Torino il diritto di cronaca è un diritto, ma è un diritto che andrebbe esercitato da lontano, senza disturbare il manovratore». Immediata la risposta di Falcioni: «Se ci fossimo basati sulle dichiarazioni della polizia dopo il G8 di Genova, oggi avremmo la verità storica e processuale che abbiamo? La verità giornalistica è tale se si affida alle veline delle questure o è tale perché è autonoma e indipendente da tutto il resto?».

RICHIESTA DI RISARCIMENTO RECORD. Il suo è l'ultimo di una serie di casi che stanno minando il concetto di informazione libera. Il 9 aprile 2018 Stampa romana, il sindacato dei giornalisti del Lazio, ha diffuso un comunicato di solidarietà per Nello Trocchia, raccontando quella che è stata definita come «l'azione legale dei record»: due giornalisti, due direttori e una società editrice, il Gruppo editoriale L’Espresso Spa (oggi Gedi Spa), sono stati citati in giudizio con una richiesta di risarcimento pari a 39 milioni di euro.

Il giornalista Nello Trocchia.

L’azione è esercitata dall’Università Telematica Pegaso, dal suo presidente e da 137 tra dipendenti e docenti della stessa. Il presunto danno sarebbe stato procurato da tre articoli di cui non è stata mai accertata (finora) la portata diffamatoria. Anzi, il tribunale di Napoli ha riconosciuto, relativamente all’articolo del giornalista Nello Trocchia, che i fatti descritti in esso erano tutti corrispondenti al vero.

«HANNO RACCONTATO FATTI VERI». «Per riassumere», si legge ancora sul comunicato, «si sta chiedendo un risarcimento record a giornalisti che hanno raccontato fatti veri e rispetto a questi esercitato il legittimo diritto di critica e di manifestazione del pensiero».

Bufaleuntantoalchilo (Butac) è stato messo sotto sequestro per il presunto contenuto diffamatorio di un singolo articolo

Tutto questo è accaduto appena due giorni dopo quella che l'associazione che promuove il principio della libertà di manifestazione del pensiero Articolo 21 ha definito «una giornata drammaticamente nera per la libertà di informazione». Venerdì 6 aprile hanno messo sotto sequestro il sito Bufaleuntantoalchilo (Butac), che si occupa di segnalare e spiegare le bufale soprattutto in ambito medico-scientifico che circolano in Rete, per il presunto contenuto diffamatorio di un singolo articolo. Il sito è stato completamente oscurato per 4 giorni.

ANCORA NEL MIRINO ANGELI. Sabato 7 aprile si è appreso dell'esclusione per «ragioni personali e non professionali» del giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni dall'evento pubblico organizzato a Ivrea in memoria di Gianroberto Casaleggio e giustificata dal figlio Davide come reazione a «una persona meschina» e del pacco con un proiettile recapitato alla redazione de il Fatto Quotidiano ma indirizzato alla cronista de la Repubblica Federica Angeli, che vive sotto scorta dal luglio 2013 per le sue inchieste sulla criminalità a Ostia.

La classifica 2017 di Reporter Without Borders posiziona l'Italia al 52esimo posto su 180 Paesi. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell'Interno a dicembre, solo nel 2017 sono stati 196 i professionisti che hanno dovuto beneficiare della protezione delle forze dell'ordine perché soggetti a minacce e intimidazioni. Sempre Rsf denuncia «un livello di violenza allarmante, specie perché ci sono politici, come Beppe Grillo del Movimento 5 stelle, che non esitano a manifestare il loro disprezzo per i giornalisti».

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