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10 Aprile Apr 2018 0959 10 aprile 2018

Migranti, viaggi dalla Tunisia su gommoni veloci: 13 arresti

La Procura di Palermo ha fermato dei componenti di un'organizzazione criminale che organizzava viaggi tra Tunisia e Sicilia. Tra di loro anche elementi vicini all'estremismo jihadista.

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La Procura di Palermo ha disposto il fermo dei componenti di un'organizzazione criminale che organizzava viaggi di migranti tra la Tunisia e la Sicilia su gommoni velocissimi. A bordo passeggeri disposti a pagare caro in cambio di un trasporto sicuro. Chi approdava riusciva a sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine e alle procedure di identificazione: un modo, secondo gli inquirenti, che assicurare tra l'altro l'anonimato a chi arriva in Europa con finalità terroristiche. Gli inquirenti hanno anche accertato la presenza, all'interno del gruppo, di estremisti jihadisti che avrebbero manifestato atteggiamenti ostili alla cultura occidentale anche mediante propaganda attuata attraverso falsi profili attivati su piattaforme "social".

13 PERSONE FERMATE. I provvedimenti di fermo, eseguiti dai finanzieri del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo e della compagnia di Marsala, sono 13 e riguardano persone di nazionalità tunisina, italiana e marocchina. Le Fiamme gialle hanno eseguito inoltre numerose perquisizioni presso le abitazioni e i luoghi utilizzati dall'organizzazione come basi operative per la gestione dei traffici illeciti.

VIAGGI DA NABEUL E TRAPANI. L'associazione, capeggiata da pericolosi pregiudicati tunisini, operava prevalentemente mediante trasporti veloci, per i quali utilizzava gommoni carenati con potenti motori fuoribordo ed esperti scafisti, nel braccio di mare tra la provincia tunisina di Nabeul e quella di Trapani, consentendo agli immigrati di raggiungere, in poco meno di quattro ore di navigazione, le coste italiane. Ogni viaggio, per il quale venivano imbarcate dalle 10 alle 15 persone, con costi tra i 3000 e i 5000 euro a testa, prevedeva anche il trasporto di sigarette di contrabbando, destinate al mercato nero italiano ed in particolare a quello palermitano.

Alcuni punti di sbarco in Sicilia.

Per la conduzione del lucroso traffico, che poteva fruttare complessivamente tra i 30.000 e i 70.000 euro a viaggio, era stata predisposta una efficiente rete organizzativa, che contava sull'operato di elementi tunisini, italiani e marocchini che si occupavano di fornire ai clandestini un vero e proprio servizio "shuttle" dalle spiagge di sbarco sino alle basi logistiche dell'organizzazione, dove, una volta rifocillati e forniti di vestiario, i migranti potevano liberamente raggiungere le destinazioni scelte.

ATTIVI ANCHE NEL CONTRABBANDO DI SIGARETTE. L'associazione criminale si occupava anche della ricezione e dello stoccaggio delle sigarette di contrabbando, nonché della loro successiva collocazione presso le reti di vendita che facevano capo ad una donna italiana. La donna era al vertice di una più ampia rete illegale di vendita di prodotti di contrabbando destinati al mercato palermitano.

A RISCHIO L'INFILTRAZIONE JIHADISTA. In una conversazione intercettata tra uno dei capi dell'organizzazione e un complice di nazionalità marocchina viene fuori l'intenzione di quest'ultimo di andare in Francia per compiere «azioni pericolose a seguito delle quali avrebbe potuto non fare ritorno». L'uomo nella conversazione invitava anche il suo interlocutore a pregare per lui, confidando nell'aiuto di Dio «per compiere quel che doveva fare».

Le sigarette sequestrate dalla Guardia di Finanza.

Secondo le indagini le traversate del Canale di Sicilia compiute dall'organizzazione sono state tre. Il Reparto aeronavale ha monitorato i viaggi e gli sbarchi dei migranti sulle coste trapanesi, riuscendo a bloccare sulla battigia, in un'azione coordinata con il Gico di Palermo e la Compagnia di Marsala, lo sbarco di 19 persone e a sequestrare oltre quattro quintali di sigarette di contrabbando. I tabacchi, per lo più di marche estere ("Pine Blue" e "Business Royals"), sarebbero stati smerciati nei mercati rionali palermitani, al prezzo di non più di 3 euro a pacchetto, con guadagni per oltre 17 mila euro ogni quintale di "bionde" contrabbandato.

AD OGNI MEMBRO UN COMPITO PRECISO. L'organizzazione smantellata, con l'estate ormai alle porte, sarebbe stata in grado di compiere almeno due traversate alla settimana tra la Tunisia e l'Italia. Le indagini hanno accertato un vero e proprio sistema illecito "transnazionale" che operava tra la Tunisia e l'Italia in cui ogni persona aveva un ruolo ben preciso, occupandosi dell'adescamento dei migranti, della raccolta e custodia delle somme di denaro dovute per il viaggio, della manutenzione dei gommoni utilizzati per le traversate, della loro conduzione e, infine, del primo collocamento degli extracomunitari sulle coste siciliane, in luoghi nella disponibilità dell'organizzazione. L'inchiesta è la prosecuzione di un'indagine che, a giugno scorso, ha portato a 17 fermi

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