Oms,depressione aumentata 20% in 10 anni
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16 Aprile Apr 2018 1434 16 aprile 2018

Se la depressione diventa l'alibi per giustificare tutto

Ormai quel sole nero che non lascia scampo serve per spiegare tutto: dalle corna alla moglie al femminicidio, fino al bullismo contro compagni e professori. Quasi sempre senza prova contraria. E così la malattia è diventata una scusa buona per ogni errore e orrore. 

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Il Corriere in uno dei suoi inserti ha raccontato la storia edificante di certo Piero, 41 anni, che usa tradire la moglie a ritmi più industriali che seriali. Ma non è colpa sua, ecco servita la spiegazione cotta e mangiata: «Tenta di sfuggire alla sua depressione». Cerca una via di fuga, insomma. Questa storia della depressione ci è sfuggita di mano, ormai è un passepartout, una vaselina per qualsiasi cazzata o crimine. Sei un porcello migratore che cornifica la moglie senza scrupoli, anzi con molti scrupoli, ma prontamente risolti? Sei un depresso. Fai saltare per aria un mercatino natalizio? Niente paura, sei un depresso. Allaghi una scuola, infierisci sui compagni, massacri chi ti sta intorno, rubi in ufficio, non paghi le tasse? Depressione, solo depressione, nient'altro che depressione.

UN LUNRIFICANTE SOCIALE. La depressione è un ottimo lubrificante sociale e ha un pregio formidabile: non soffre di prova contraria, è la prova del depresso, eventualmente corroborata dallo psicologo ultrà, da sbarco o da talk show, contro quella del mondo e vince il depresso. Anzi, vince il mondo perché è un mondo di depressi, se non ci capiamo tra noi 7 miliardi di tapini... Fai al prossimo ciò che non vorresti fosse fatto a te, ma ti viene fatto perché anche il tuo carnefice è un depresso. Non se ne esce.

TRA SCUOLA E VIOLENZA DOMESTICA. Però, però. Non si trova più uno stragista a pagarlo, sono tutti dis-integrati, disadattati, anche quelli cresciuti nella bambagia occidentale, solo poveri depressi, però il Corriere del Ticino un anno fa ha pubblicato i documenti riservati della polizia tedesca: «In caso di strage islamista, negare sempre e dire che l'attentatore o gli attentatori erano dei depressi». Sarà una fake news, ma nessuno l'ha smentita, e poi: solo gli sbirri crucchi? Anche a scuola, dove ormai usano accoltellare serenamente gli insegnanti, dar loro fuoco, legarli e sbertucciarli come la povera Mariangela, figlia di Fantozzi, alla cerimonia dei regali di Natale, gli stessi professori si precipitano a salmodiare: ma no, poverino, mi ha torturato come neanche a Guantanamo, ma è depresso, va motivato, va divagato. E poi i farabutti, schifosi, imperdonabili, che annientano le donne e poi, in quanto “depressi”, tentano di farsi fuori ma, chissà com'è, non ci riescono quasi mai. Letali su compagne e figli, impacciati e inefficaci con se stessi. E ai carabinieri che vanno a prenderli, dicono: non so cosa mi è preso, ma sono depresso. E invece si accanivano da mesi, da anni.

La depressione, quella vera, è un sole nero, come lo chiamava Montanelli, che ti ustiona, è la fatica inutile di alzarti dal letto, la fine del tempo, il vomito di ogni speranza

La depressione è la malattia del secolo, le statistiche sono in crescita clamorosa come le quotazioni in Borsa dei colossi della Silicon Valley: uno su 10, no, due su cinque, no, uno su due, no, tre su uno. Perché ci sono anche le depressioni plurime, sapete: chi non ne ha almeno qualcuna? Depresso è sinonimo di disadattato, dunque di sensibile, chissà, perfino artista, un'anima pura, nobile che non capisce e non si adegua alle storture della società. E dunque è una vittima, anche se cova voglie di Olocausto: una vittima, della società appunto, cioè del mondo infame, cioè dell'uomo a una dimensione, cioè del consumismo, cioè del capitalismo, cioè di Trump, di Renzi, di Berlusconi, di Craxi, della Dc.

IL PRECEDENTE DELL'IPERTENSIONE. Queste patologie sociali si cambiano da una stagione all'altra come il look, poi magari tornano in versione revival, decenni fa c'era un'altra malattia bruciante, l'ipertensione, e Luca Goldoni suggeriva ironicamente di girare con uno sfigmomanometro nella fondina e, al primo increscio stradale, scendere, pompare furiosamente e apostrofare quell'altro: guardi qua, imbecille, mi ha fatto venire 220. L'altro però magari aveva già 240 e ci si è accorti in fretta che quella della pressione a livelli da ruote di Tir era una spirale un po' terra terra, fisiologica, da – con rispetto parlando – camionisti e così si è dovuta cercare un'altra patologia, più sottile, sfuggente, letteraria. Eccola, bella e possibile, anzi inflazionata.

QUEL SOLE NERO CHE NON PERDONA. Caro amico cornificatore, sarebbe un toccasana per un depresso vero la tua patologia, questo antiviagra, questa curiosa sindrome per cui più sei “depresso” e più sei in tiro; mentre, nei periodi di peggiore malattia, chi ne soffre è talmente sgonfio che il pensiero non gli passa neanche per la testa. Perché la depressione, quella vera, è un sole nero, come lo chiamava Montanelli, che ti ustiona, è la fatica inutile di alzarti dal letto, la fine del tempo, il vomito di ogni speranza. Ed è talmente spaventosa che va oltre il terrore, non riesci neppure a dirla, vai a nasconderti come un animale. Altro che castigarne “anche dieci alla volta”. Nella migliore delle ipotesi, ma proprio quella migliore, il depresso doc scoppia di quello che sa fare, come Van Gogh con le sue tele, Beethoven con le sue sinfonie, Simenon coi suoi mille romanzi che finiscono tutti male. È un implodersi sempre, senza scampo, che, nei casi di genio disperato, sa parlare agli altri, sa spiegare il suo dolore a chi fruisce del tuo dolore, senza neppure scomodare quella parola terribile. Quella parola che è diventata volgare come un luogo comune, una serigrafia warholiana, un universo che pretende di tutto comprendere e invece non contiene niente, un alibi liofilizzato che ci permette di non vedere i mostri che a volte siamo. Di non pagarne il prezzo.

UN FINALE CHE FINISCE MALE. ​La depressione, quella vera, è un finale che finisce male, troppo spesso annunciato perché il depresso è pesante, delira, nessuno riesce a sopportarlo, neppure i medici a volte. Uno risucchiato dalle voci sorde che ha dentro, nel suo abisso. È quel male inafferrabile che mente a chi lo interroga e un giorno sbatte contro un treno in corsa. È roba seria, cattiva, che sta altrove che nei vostri porci comodi, anche quando ha 50 sfumature di grigiore. Si può tradire una volta, per i soliti motivi da bar, mia moglie non mi capisce, mi ha preso il balordone di mezz'età, che vita di merda, non ho vinto mai, voglio farla almeno una puttanata prima di crepare. Ma se arrivi a intrattenere 10 storielle alla volta, e tua moglie ti perdona pure, la vera depressa è lei. Ed è per colpa tua, perché tu sei solo un paraculo che cammina, anzi tromba, sugli abissi altrui.

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