Alfie, nuovo ricorso portarlo in Italia
28 Aprile Apr 2018 0923 28 aprile 2018

È morto Alfie Evans, il bambino inglese con una grave malattia neurodegenerativa

Il piccolo si è spento nella notte tra il 27 e il 28 aprile all'ospedale di Liverpool. I genitori perdono la loro battaglia: «Siamo distrutti».

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Si è chiusa nel modo più amaro per i genitori di Alfie Evans, Tom e Kate, due ragazzi inglesi poco più che 20enni, la battaglia per cercare di dare una speranza al loro piccolo: un bambino di nemmeno due anni colpito da una grave patologia neurodegenerativa non diagnosticata esattamente che aveva come spento una parte del suo cervello, pur senza ridurlo mai all'incoscienza totale. Una battaglia legale, e di opinione pubblica, durata quasi sei mesi. Il piccolo Alfie è morto nella notte all'ospedale di Liverpool dopo cinque giorni senza respiratore, hanno annunciato entrambi i genitori su Facebook.

COSA PREVEDE LA LEGGE BRITANNICA. A innescare la battaglia di mamma e papà Evans era stata la richiesta dei medici dell'ospedale pediatrico Alder Hey di Liverpool, convinti che non ci fosse più nulla da fare e che ogni cura fosse ormai "inutile", di staccare la spina. Un atto a cui Tom e Kate si sono opposti fin da subito, ma senza riuscire a spuntarla. Forte della legge britannica, lo staff ospedaliero si è rivolto già a dicembre del 2017 ai tribunali del Regno, che in una serie di sentenze - a partire dal verdetto chiave emesso dal giudice dell'Alta Corte britannica Anthony Hayden a febbraio - hanno ripetutamente dato il via libera agli uomini in camice bianco e hanno sempre risposto "no" ai genitori.

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Geplaatst door Thomas Evans op vrijdag 27 april 2018

Non sono serviti i ricorsi alla Corte Suprema di Londra, né quello alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo (chiamatasi fuori con una doppia pronuncia di "inammissibilità"). E neppure gli appelli del Papa e la concessione della cittadinanza italiana per motivi umanitari, decisa il 23 aprile sullo sfondo della disponibilità del Bambino Gesù di Roma e del Gaslini di Genova di continuare a dare assistenza al piccolo su richiesta del papà e della mamma.

QUATTRO GIORNI SENZA RESPIRATORE. La sera dello stesso 23 aprile - in esecuzione di quanto stabilito dalla giustizia britannica e a dispetto delle proteste degli Evans e di un esercito di sostenitori (denominato Alfi's Army) radunato di fronte all'ospedale di Liverpool, ma soprattutto online - i medici hanno infine staccato la ventilazione assistita. Alfie, contro tutte le attese, ha resistito da "guerriero" - nelle parole di papà Tom - respirando da solo per quattro giorni. E lasciando spazio a un estremo ricorso perduto in appello, prima della resa e dell'apertura di un dialogo dei genitori con i medici per riportarlo almeno a casa. Quando ormai non c'era più tempo. Alfie era nato a Liverpool il 9 maggio 2016 e a Liverpool ha chiuso gli occhi per sempre attorno alle 2,30 del 28 aprile 2019, una decina di giorni prima del suo secondo compleanno.

LE REAZIONI. I medici dell'ospedale Alder Hey di Liverpool hanno inviato un messaggio di cordoglio ai genitori di Alfie, dopo mesi di scontri legali. «Vogliamo esprimere la nostra simpatia e condoglianze dal profondo del cuore alla famiglia di Alfie in questo tempo di estrema angoscia. È stato un viaggio devastante per loro. Ora chiediamo sia rispettata la loro privacy e la privacy dello staff dell'Alder Hey».

«Sono profondamente toccato dalla morte del piccolo Alfie. Oggi prego specialmente per i suoi genitori, mentre Dio Padre lo accoglie nel suo tenero abbraccio», ha scritto Papa Francesco in un tweet. Francesco aveva incontrato nei giorni scorsi il papà del bambino in Vaticano e aveva anche chiesto al Bambino Gesù di mettersi a disposizione per una eventuale accoglienza del piccolo malato.

SALVINI ATTACCA I MEDICI E LA GIUSTIZIA INGLESE. Sull'episodio è intervenuto anche Matteo Salvini con un tweet, ma non è chiaro a quali tipo di cure si riferisse il segretario della Lega: «Buon viaggio piccolo e sfortunato Angioletto, un abbraccio ai coraggiosi mamma e papà. #Alfie. Perché non hanno permesso che venisse curato in Italia? Qualcuno aveva qualcosa da nascondere? Da papà e da politico provo rabbia e tristezza: mai più!».

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