Suore
28 Aprile Apr 2018 1734 28 aprile 2018

Stupro in Spagna, anche le suore di clausura contro i giudici

Il Paese percorso dalle proteste contro la sentenza che ha graziato il branco. E anche il convento si schiera: «Noi non usciamo e portiamo un abito fino ai piedi: questa è una scelta libera, e per questo difenderemo con tutti i mezzi il diritto di tutte le donne a fare il contrario senza che vengano violentate». 

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Hanno voluto schierarsi anche loro contro quella sentenza che ha derubricato lo stupro del branco della festa di San Firmin a un semplice "abuso" e che ha sollevato l'indignazione di metà Spagna, superando anchei muri della clausura. Le suorea del convento carmelitano di Hondarribia, nella diocesi di San Sebastian, hanno voluto far conoscere la loro totale contrarietà alla decisione dei giudici via Facebook.

TUTTE HANNO IL DIRITTO A UNA SCELTA LIBERA. «Noi viviamo in clausura, portiamo un abito quasi fino alle caviglie, non usciamo di notte (se non per le emergenze), non andiamo a feste, non assumiamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità. Questa è una scelta che non ci rende migliori né peggiori di chiunque altro, anche se paradossalmente ci renderà più libere e felici di altri. E perché è una scelta libera, difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione (questo è uno) il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza che vengano giudicate, violentate, intimidite, uccise o umiliate per questo. Sorella, io ti credo», hanno scritto le sedici suore carmelitane sul social network, chiarendo il loro appoggio al movimento #yositecreo che sostiene le ragioni della vittima.

«Noi viviamo in clausura, portiamo un abito quasi fino alle caviglie, non usciamo di notte (se non per le emergenze), non andiamo a feste, non assumiamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità. Questa è una scelta che non ci rende migliori né peggiori di chiunque altro, anche se paradossalmente ci renderà più libere e felici di altri. E perché è una scelta libera, difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione (questo è uno) il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza che vengano giudicate, violentate, intimidite, uccise o umiliate per questo. Sorella, io ti credo»

La ragazza aggredita ha appena 18 anni e viene da Madrid: alla festa di San Firmin del 2016 fu avvicinata da un giovane durante la tradizionale corsa dei tori, e poi violentata da lui e da altri quattro amici in un portone e lasciata prostrata a terra in mezzo alla strada.

NIENTE STUPRO, SOLO ABUSO. Secondo i giudici del tribunale della Navarra, non ci fu violenza perché la ragazza non reagì, paralizzata dalla paura, ai suoi aggressori. E senza violenza, secondo la sentenza, non si può configurare il reato di stupro, ma solo di "abuso", per il quale, invece dei 20 anni chiesti dall'accusa, i cinque della 'manada' (branco) sono stati condannati a nove anni. «Questa sfumatura giuridica, che non è sempre facile da definire, porta con sé questa dolorosa domanda: quanto deve combattere una persona per cercare di resistere allo stupro senza arrivare ad essere uccisa e venire ancora riconosciuta come vittima di un grave attacco contro la libertà sessuale e senza che gli aggressori restino impuniti?», ha scritto il 28 aprile in un editoriale El Pais. Mentre le donne - e non solo loro - dei movimenti femministi, continuano a riempire le strade e le piazze in tutto il Paese. Il 27 aprile la procura della Navarra ha annunciato che farà appello, così come anche la vittima.

PIÙ DI UN MILIONE DI FIRME. Una petizione online lanciata da una donna spagnola di 38 anni per la sospensione dei giudici latori della sentenza-shock in poco più di 24 ore ha raccolto un milione e 200 mila firme. Adriana Lastra, dirigente del Partito socialista, ha bollato la sentenza come «vergognosa»., «prodotto della cultura patriarcale e machista spagnola».

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