Morti 2 scialpinisti su Alpi bellunesi
1 Maggio Mag 2018 1825 01 maggio 2018

Incidenti sulle Alpi dalla Svizzera al Veneto: 14 morti in tre giorni

Ponte del primo maggio tragico per decine scalatori. Una serie di incidenti, il più grave quello avvenuto in Svizzera costato la vita a cinque italiani, si sono verificati lungo l'arco alpino provocando la morte di 14 persone.

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Ponte del primo maggio tragico sulle Alpi, dalla Francia al Veneto: in meno di 72 ore, complici le pessime condizioni meteo su tutto l'arco alpino e una tempesta di neve e vento che si è abbattuta in quota, sono morte 14 persone e almeno un'altra decina sono rimaste ferite, alcune in modo grave e tuttora ricoverate in pericolo di vita.

SEI MORTI SULLA HAUTE ROUTE. Il bilancio più grave resta quello dell'incidente nella zona della Pigna d'Arolla, a oltre 3.000 metri lungo il percorso della Haute Route, un itinerario scialpinistico molto frequentato che collega Chamonix con Zermatt. Delle 14 persone (divise in due gruppi di 10 e 4) che il 29 aprile erano partite dal rifugio Des Dix, sei sono morte e quattro sono ancora ricoverate in gravi condizioni.

MORTI CINQUE ALPINISTI ITALIANI. Cinque delle vittime sono italiane, ma di una ancora non è stata diffusa l'identità dalle autorità svizzere: la guida del gruppo Mario Castiglioni, che nel disperato tentativo di ritrovare la via per il rifugio de Vignettes è precipitato dalle rocce, tre amici bolzanini esperti di montagna, l'insegnante 47enne Elisabetta Paolucci e la coppia Marcello Alberti e Gabriella Bernardi, entrambi di 53 anni, lui noto commercialista lei responsabile delle risorse umane alla Thun. La sesta vittima è una donna bulgara di 52 anni: si tratta, anche se non ci sono conferme ufficiali, della moglie di Castiglioni, Kalina Damyanova, anche lei esperta scialpinista.

ANCORA INCERTA LA DINAMICA DELL'INCIDENTE. Ancora non è del tutto chiara la dinamica della tragedia e le autorità svizzere non hanno ancora confermato la prima ipotesi, vale a dire che il gruppo sia stato colto da un'improvvisa bufera di neve e vento, con temperature scese nella notte a -5 e con le raffiche che soffiavano a 80 km/h, che ha ridotto a zero la visibilità e sia rimasto bloccato a poco meno di 500 metri dalla salvezza.

UNO DEI SOPRAVVISSUTI: «VIVO GRAZIE ALL'ESPERIENZA». Uno dei partecipanti all'escursione, Tommaso Piccoli, appena dimesso dall'ospedale ha raccontato di essere «sopravvissuto grazie all'esperienza» spiegando di esser riuscito a rimaner sveglio tutta la notte facendo ginnastica, parlando e spronando gli altri. «Quando ha albeggiato», ha spiegato il padre dell'uomo, «Tommaso e un'escursionista tedesca hanno visto dall'altro lato della vallata, dove c'è il rifugio, due sciatori e hanno iniziato ad urlare con quanta voce ancora avevano in gola.

MORTI DUE ALPINISTI NEL BELLUNESE. E intanto un'altra tragedia si è consumata in Veneto dove due giovani ed esperti scialpinisti del Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi sono morti sull'Antelao. Enrico Frescura e Alessandro Marengon stavano affrontando la parte conclusiva del Canale Oppel, quando sono scivolati entrambi, fermandosi alcune centinaia di metri più in basso. A dare l'allarme sono stati altri tre alpinisti che stavano risalendo il canale ma i soccorritori non hanno potuto far altro che recuperare i corpi.

VITTIME ANCHE IN FRANCIA. Ma il lungo elenco di vittime non si ferma qui. Tre sono i francesi morti. Si tratta di un uomo di 49 anni travolto da una valanga che si è staccata mentre stava affrontando la salita del Feechopf, 3.888 metri sempre nel Canton Vallese, assieme alla sua compagna di scalata, che è rimasta ferita, e di due scialpinisti, un 35enne di Annecy recuperato sull'Aiguille Verte, e un altro 35enne travolto da una valanga sul versante Est dell'Aiguille du Midi, nei pressi del ghiacciaio Rond.

INCIDENTE ANCHE SUL MONTE ROSA. Morta anche un'escursionista russa che si era avventurata con le ciaspole e si è smarrita a 4.200 metri, sul versante sud del monte Rosa e, infine, due giovani alpinisti svizzeri di 21 e 22 anni, trovati senza vita sulle Alpi bernesi, nella zona del monte Monch, a 4.105 metri. Secondo quanto riferito dalla polizia cantonale di Berna, non sono sopravvissuti alle basse temperature e allo sfinimento.

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