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3 Maggio Mag 2018 1053 03 maggio 2018

Giallo di Marcheno, le novità nelle indagini

Spunta una fattura di 44 mila euro per riparare i forni dell'azienda utilizzati in realtà per un altro stabilimento. Mario Bozzoli, l'imprenditore scomparso, voleva parlarne al fratello. 

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Una famiglia distrutta, un'azienda fallita e un probabile omicidio che dopo due anni e mezzo non trova ancora soluzione. Il giallo di Marcheno, centro della Valtrompia nel Bresciano, si arricchisce di nuovi dettagli. Il corpo di Mario Bozzoli, l'imprenditore scomparso nel nulla i cui resti sono stati a lungo cercati nell'altoforno della sua fonderia, sarebbe stato fatto uscire a bordo di un furgone. Non solo. La felpa blu che indossava - come aveva raccontato Giuseppe Ghirardini, operaio trovato morto a Ponte di Legno sei giorni dopo la scomparsa di Bozzoli - è stata restituita alla moglie dopo il dissequestro dell'impianto. Sarebbe stata trovata vicino all'ufficio di Adelio Bozzoli, fratello dello scomparso.

LA FATTURA DELLA DISCORDIA. Ma c'è di più. Come raccontato dalla trasmissione Chi l'ha visto il 2 maggio è spuntata una fattura di 43.933,86 euro datata il 18 settembre 2015, 20 giorni prima della scomparsa dell'imprenditore, per lavori effettuati alla Bozzoli di Marcheno ma che nella sede Marcheno non erano stati eseguiti. In realtà quella somma sarebbe stata investita, come ricostruito dalla trasmissione, per lavori nella Fonderia Bozzoli di Bedizzole, di cui sono proprietari Adelio Bozzoli e i suoi due figli Alex e Giacomo che risultano indagati con due ex operai per omicidio e distruzione di cadavere. Per questo motivo, sempre secondo la ricostruzione di Chi l'ha visto, Mario Bozzoli avrebbe deciso di affrontare il fratello per avere chiarimenti.

La fattura datata 18 settembre 2015.

A gettare nuove ombre anche la testimonianza dell'ex fidanzata di Giacomo Bozzoli. La donna che si era già presentata presso i carabinieri due giorni dopo la scomparsa dell'imprenditore, ha raccontato agli inquirenti che «Giacomo avrebbe voluto uccidere lo zio, lo odiava». Questa volta però la donna è stata sentita, come spiegato dal Giornale di Brescia, in incidente probatorio disposto dal Gip «per il timore che la teste sia esposta a subire minacce o violenza per non deporre o deporre il falso in sede processuale».

IL PRESUNTO PIANO. «Giacomo nutriva odio per lo zio Mario», ha raccontato la donna riferendosi a discussioni avute con il fidanzato nel 2011. «Mi disse che l’avrebbe ucciso, che si sarebbe nascosto nel bosco e che mi avrebbe utilizzato come copertura. Come? Avrei dovuto transitare con la sua auto in autostrada per dimostrare che eravamo insieme».

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