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EMERGENZA
3 Maggio Mag 2018 1814 03 maggio 2018

Rosarno, otto anni dopo ancora 3.500 migranti nei 'ghetti'

Nella piana di Gioia Tauro invariate le condizioni di vita e di lavoro rispetto alla rivolta  del 2010. La denuncia di Medici per i diritti umani: «Uno scandalo rimosso dalla politica».

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Almeno 3.500 braccianti stagionali che forniscono manodopera a basso costo ai produttori locali di arance, clementine e kiwi vivono in insediamenti informali, tendopoli o capannoni abbandonati. A otto anni dalla rivolta di Rosarno nella piana di Gioia Tauro sono pressoché invariate le condizioni di vita e di lavoro. «I grandi ghetti di lavoratori migranti rappresentano uno scandalo italiano rimosso dalle forze politiche», denuncia Medici per i diritti Umani (Medu), che da cinque anni con una clinica mobile segue le loro condizioni di salute.

QUASI 500 PERSONE CURATE IN QUATTRO MESI. Il "ghetto" più grande è quello della zona industriale di San Ferdinando che, in un capannone e nella vecchia fabbrica adiacente, accoglie il 60% dei lavoratori stagionali della zona tra cumuli e roghi di rifiuti. Medu, che ha pubblicato un dossier dal titolo 'I dannati della Terra', ha operato nella zona da dicembre ad aprile curando 484 persone: si tratta di giovani lavoratori con un'età media di 29 anni, provenienti dall'Africa sub-sahariana, tra cui un centinaio di donne dalla Nigeria, il 90% dei quali regolarmente soggiornanti. «È stato un periodo funestato da incendi, uno dei quali tragico, in cui è morta una giovane donna nigeriana, Becky Moses» - spiega Alberto Barbieri - una dignità negata per tanti migranti ma anche per noi cittadini italiani ed europei. Ma in una palude di mancanza di cambiamento ci sono anche esperienze che dimostrano che è possibile fare integrazione con pochi mezzi, come a Drosi, dove gli alloggi sfitti sono stati inseriti in un progetto di affitti a basso costo».

PRINCIPI DI CONGELAMENTO DEGLI ARTI. Un'esperienza che Medu chiede di replicare, con programmi pluriennali di housing sociale. Infatti, sono le precarie condizioni di vita, oltre che quelle di lavoro, a pregiudicare la salute fisica e mentale degli stagionali: le patologie più frequenti riguardano l'apparato respiratorio e digerente, in alcuni casi i medici quest'inverno hanno riscontrato principi di congelamento degli arti. Solo tre persone su 10 lavorano con un contratto, le altre vengono pagate a cottimo o a giornata, tramite caporali. «In otto anni» - sottolinea Riccardo Noury, portavoce di Amnesty - «nulla è cambiato ma è cambiato il clima che c'è intorno all'immigrazione: la campagna elettorale è stata intrisa di xenofobia e di messaggi d'odio. Dopo le elezioni il tema è sparito».

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