Lieve riduzione di pena a Fede e Minetti
7 Maggio Mag 2018 1645 07 maggio 2018

Ruby bis, condanne ridotte in appello per Fede e Minetti

Corte d'Appello di Milano ha accorciato le condanne per l'ex direttore del Tg4 e l'ex consigliera lombarda nel corso del cosiddetto "Ruby bis" con al centro l'accusa di favoreggiamento della prostituzione.

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La Corte d'Appello di Milano ha lievemente ridotto le condanne per l'ex direttore del Tg4 Emilio Fede e per l'ex consigliera lombarda e showgirl Nicole Minetti, portandole rispettivamente a 4 anni e 7 mesi e a 2 anni e 10 mesi, nel processo d'appello 'bis' sul caso cosiddetto 'Ruby bis' con al centro l'accusa di favoreggiamento della prostituzione per le serate nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore.

IMPUTATI ASSOLTI SOLO PER PARTE DELLE IMPUTAZIONI. In sostanza, la quarta sezione penale della Corte d'Appello di Milano (collegio Carosello-Lai-Pirola) ha assolto Fede e Minetti, il primo accusato di tentata induzione e favoreggiamento della prostituzione e la seconda di favoreggiamento della prostituzione, solo da una parte delle imputazioni. Per questo motivo le condanne, già ridotte tra il primo e il secondo grado, sono stata abbassate.

RIMANE L'ACCUSA PER LA CENA DEL 2010. In particolare, per Fede è rimasta in piedi l'accusa di favoreggiamento della prostituzione di Ruby ma solo in relazione alla serata del 14 febbraio 2010, ossia la prima volta in cui Karima El Mahroug entrò a Villa San Martini, mentre è stato assolto per le altre "condotte" relative al favoreggiamento della marocchina «per non aver commesso il fatto». Le motivazioni tra 90 giorni.

PROCESSO BIS DA SENTENZA DELLA CASSAZIONE NEL 2015. Nella scorsa udienza il sostituto pg Daniela Meliota ha insistito sulla tesi del "sistema prostitutivo" per chiedere sia di respingere la questione di illegittimità costituzionale della legge Merlin, proposta dalla difese, che la conferma delle condanne per l'ex direttore del Tg4 e per l'ex consigliera lombarda. Il nuovo procedimento d'appello 'bis' è scaturito dalla decisione della Cassazione del settembre 2015 di rinviare gli atti ad un altro giudizio di secondo grado per colmare alcune "lacune motivazionali" della sentenza d'appello del 2014.

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