Che Cos’È La Legge Basaglia
9 Maggio Mag 2018 1146 09 maggio 2018

Legge Basaglia, 40 anni fa la fine dei manicomi

Quarant'anni fa venne approvata la legge 180 che pose fine all'era degli ospedali psichiatrici in Italia. Ma restano le criticità a partire da un sistema di assistenza per il quale i finanziamenti sono ancora insufficienti.

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«La cosa importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile diventa possibile». Sta, forse, tutto in questa frase il senso della legge rivoluzionaria che 40 anni fa segnò la fine dell'era degli ospedali psichiatrici in Italia, ovvero la chiusura dei manicomi. A pronunciarla fu il "padre" di quella legge, la 180 del 13 maggio 1978, lo psichiatra Franco Basaglia, che diede vita al Movimento per il superamento degli istituti psichiatrici.

FINANZIAMENTI ANCORA INSUFFICIENTI. Da allora è cambiato il volto della malattia psichiatrica nel nostro Paese, ma restano tuttavia molte le criticità da affrontare, a partire da un sistema di assistenza per il quale i finanziamenti sono ancora insufficienti. La 180, sottolinea lo psichiatra Massimo Cozza, coordinatore del Dipartimento salute mentale (Dsm) ASL Roma 2 (il più grande d'Italia con circa 1,3 mln di abitanti), «ha restituito dignità ai malati e ha indicato nei servizi territoriali i luoghi di cura. La legge demanda infatti alle Regioni l'organizzazione dei Dsm. Il ricovero da obbligatorio è diventato volontario, lasciando comunque la possibilità del trattamento sanitario obbligatorio negli ospedali generali».

NEGLI ANNI 40 OLTRE 96 MILA PAZIENTI. Prima della 180 era vigente la legge 36 del 1904, per la quale venivano internate nei manicomi le persone «affette per qualunque causa da alienazione mentale». Dopo un periodo di osservazione, i pazienti potevano essere ricoverati definitivamente, perdevano i diritti civili ed erano iscritti nel casellario penale. Nei fatti, afferma Cozza, «i manicomi svolgevano un ruolo di controllo sociale dei supposti 'devianti', dove si ritrovava chi era ai margini della società, dai malati di mente ai piccoli delinquenti alle prostitute, e dove si praticavano elettroshock e contenzioni. Tra i ricoverati vi erano anche gli omosessuali. Nel periodo fascista, poi, i ricoverati aumentarono, con un'utilizzazione di tali istituti anche per i dissidenti, e dal 1926 al 1941 passarono da 60mila a 96mila».

UTIMI DATI DISPONIBILI DEL 1954. Gli ultimi dati disponibili in Italia prima del 1978 risalgono al 1954, e vedono 95 manicomi con 120mila posti letto. Poi la svolta, ed a completamento del percorso anche le leggi 9 del 2012 e 81 del 2014 che hanno decretato il superamento pure degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), dopo la denuncia delle loro drammatiche condizioni. Nel 2017 si è completata la chiusura di tutti e 6 gli Opg italiani.

MANCANO OLTRE 10 MILA OPERATORI. In alternativa agli Opg sono ora attive le Rems (Residenze per le Misure di Sicurezza), strutture sanitarie residenziali con non più di 20 posti letto. All'aprile 2017, si contano 30 Rems con 596 ricoverati. Il panorama dell'assistenza si è dunque completamente trasformato, ma anche oggi non mancano le criticità. La situazione attuale è infatti, ha denunciato Cozza, «a macchia di leopardo con grandi differenze regionali. Uno dei problemi resta la carenza di personale: quello dei Dsm è di 29.260 unità, sotto lo standard di 1/1500 abitanti indicato dal Progetto obiettivo salute mentale 1998-2000, secondo il quale gli operatori dipendenti dovrebbero essere circa 40mila. Inoltre i fondi sono insufficienti».

IN DIFFICOLTA' L'ASSISTENZA PER I PIU' GIOVANI. Un dato allarmante riguarda anche l'assistenza ai più giovani: «In Italia ci sono solo 325 posti letto di neuropsichiatria infantile», ha affermato Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Sinpia). Risultato: «Solo un terzo dei ragazzini che hanno bisogno di un ricovero in neuropsichiatria infantile per un disturbo psichiatrico acuto», ha spiegato, «riescono ad essere ricoverati effettivamente in questo reparto».

Lo stato della cura psichiatrica in Italia: 800 mila persone assistite

In quarant'anni, da quando è entrata in vigore la legge Basaglia, sono venti milioni gli italiani «curati senza manicomi», ma oggi «in assenza di risorse adeguate, il sistema dell'assistenza psichiatrica in Italia rischia il crollo». È stato l'allarme lanciato dalla Società italiana di psichiatria (Sip) in vista del quarantennale della legge. I numeri delle malattie mentali sono in costante aumento, ha detto la Sip, e tra poco più di 10 anni supereranno quello delle malattie cardiovascolari collocandosi al primo posto a livello mondiale.

SPESA PER LA SALUTE MENTALE AL 3,5%. Ma le risorse investite nel settore dell'assistenza psichiatrica «sono state inversamente proporzionali: oggi l'Italia», ha detto il presidente Sip Bernardo Carpiniello, «è al 20/mo posto in Europa sia come numero di psichiatri sia come spesa per la salute mentale, che è pari a circa il 3,5% della spesa sanitaria a fronte di numeri doppi o tripli di Paesi come Francia, Germania e Regno Unito dove tale spesa si colloca al 10-15%».

ITALIA AL 20° POSTO PER NUMERO DI PSICHIATRI .Come hanno spiegato gli psichiatri della Sip, secondo gli ultimi dati del ministero della Salute datati 2016, sono 800 mila le persone assistite nei Dipartimenti di Salute Mentale, con 370 mila nuove visite per problemi legati alla psiche. Al centro dell'attenzione per questo anniversario, ha detto Carpiniello, «restano però anche molti punti da risolvere, soprattutto legati alle risorse, che lasciano», nonostante i numeri, «l'area della salute mentale sempre ai margini rispetto ad altre branche della medicina. In base ai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, rispetto ai 42 paesi Ocse l'Italia è al 20/mo posto come numero di psichiatri per 100mila abitanti, al 14/mo come psicologi e come infermieri».

MALATTIE IN AUMENTO. Gli psichiatri hanno avvertito anche che quello che si sta registrando è un «aumento delle malattie psichiatriche che dipende anche dalla comparsa di nuove patologie con la scoperta di nuove malattie legate alla modernità e alle nuove dipendenze». Tuttavia, «con grandi principi, ma senza risorse, è difficile fare la storia, pur di fronte ad un passo straordinario come l'abolizione dei manicomi», ha precisato Claudio Mencacci.

MENACCI: «CONTINUARE IL LAVORO DI BASAGLIA». Mencacci dirige uno dei più grandi dipartimenti italiani di neuroscienze e salute mentale, quello dell'ASST Fatebenefratelli-Sacco di Miano. «Se 40 anni fa la legge 180 fu prima di tutto un gesto politico che giunse in coda ad altre battaglie per i diritti civili, una scelta per aiutare i 'malati dimenticati' e che ha portato l'Italia ad esempio nel mondo, oggi», ha concluso, «serve ben altro per continuare il lavoro iniziato dal professor Basaglia».

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