101109160647
FINANZA PUBBLICA
11 Gennaio Gen 2011 1741 11 gennaio 2011

Da Bruxelles voci di una manovra da 135 miliardi

È la somma dei tagli chiesti all'Italia per i prossimi tre anni.

  • ...

L'indiscrezione lì per lì ha del clamoroso, ma poi uno ci riflette e non la trova più tale. E si arrabbia anche per la prodigiosa operazione di occultamento della realtà di chi presenta l’Italia come il paese di Bengodi.
Gli esperti dell'Unione europea, quelli che monitorano con crescente preoccupazione i conti degli Stati membri, nelle loro segrete previsioni stimano che l'Italia abbisogni di una manovra finanziaria di circa 135 miliardi per il triennio a venire.
Ovvero 45 miliardi all'anno per il 2011, il 2012 e il 2013. Che, unico precedente, corrispondono per importo a quella «lacrime e sangue» fatta nel 1992 da Giuliano Amato che calò sul paese una scure da 90 mila miliardi di vecchie lire, di cui oltre 30 mila di nuove tasse.
RIUNIONI RISERVATE. L'apocalittica ipotesi, secondo le informazioni raccolte da Lettera43.it, è stata prospettata in via assolutamente riservata ai tecnici del ministro italiano dell'Economia Giulio Tremonti durante la recente riunione dell’Ecofin a Bruxelles.
E ovviamente fa a pugni con l'ottimismo a piene mani profuso da Silvio Berlusconi, che ancora di recente, alla conferenza stampa di fine anno, ha negato anche le voci di una possibile blanda manovra correttiva da attuare agli inizi del 2011.
E infine fa a pugni anche con le tranquillizzanti dichiarazioni ufficiali dei responsabili Ue, buona ultima quella del commissario agli affari economici Olli Rehn. «L'Italia non ha bisogno di manovre aggiuntive, ma deve fare attenzione al debito pubblico e alla crescita», ha dichiarato, beato lui, con invidiabile sicurezza.
Resta da capire come un Paese che ha accumulato un debito pubblico record di 1.867 miliardi di euro, ovvero il 121% del prodotto interno lordo (Pil), possa dormire con tanta fiducia sonni tranquilli.
Soprattutto quando la stessa Ue impone agli stati membri di ridurre entro tre anni quel rapporto al di sotto del 60%. Soprattutto quando il suo tasso di crescita arranca dietro al passo più spedito di Eurolandia. E soprattutto quando continua ad accumulare debito da rimborsare a un ritmo di oltre 200 miliardi di euro l’anno con le emissioni di titoli di Stato.
240 MILIARDI DI EMISSIONI. Quest’anno il Tesoro pensa di buttare sul mercato 240 miliardi di titoli, 20 in meno rispetto al 2010. Del resto, finora sono stati una certezza e una garanzia di finanziamento che si autoripaga grazie all’interesse dei grandi investitori.
Ma la speculazione innescata da cinesi e giapponesi sui buoni statali di Grecia, Irlanda e Portogallo sta facendo perdere appeal al vecchio Btp e la grande finanza comincia a giocare contro.
Il problema non è da poco: solo il prossimo anno scadono 88 miliardi di Btp, 30 miliardi di Cct e 37 miliardi di Ctz. Qualcuno dovrà pur finanziarli.
Per fortuna però non tutti dormono sonni tranquilli, e non solo tra chi rischia di perdere il lavoro e vede sistematicamente erodersi il suo potere d'acquisto. Anche dentro il governo c'è chi non condivide affatto l'idea che la crisi e la recessione siano oramai dietro le spalle.
Approfittando della sua ultima trasferta parigina (si sa che all'estero è più agevole dire quelle verità che in patria creano imbarazzo), Tremonti ha dichiarato senza mezzi termini che siamo ancora impantanati nella cattiva congiuntura.
Per farlo, è ricorso alla sua metafora preferita, quella del videogame, che è un percorso di guerra dove sconfitto un mostro se ne ripresenta subito un altro. Per vincere definitivamente non si può però pensare di andare alla guerra con armi obsolete.
L’EUROPA HA GIÀ TAGLIATO. La manovra italiana varata la scorsa primavera, 24 miliardi in tre anni, è di entità risibile rispetto a quella fatta da Paesi che rispetto al nostro hanno un rapporto debito/Pil nettamente migliore.
Quello della Germania (73,4%) ha indotto Angela Merkel a varare una manovra da oltre 80 miliardi di euro, suddivisa in importi crescenti di qui al 2014.
La Francia (78,1%) ha addirittura varato tagli e nuove imposte per 100 miliardi in tre anni.
In Spagna, che sta messa male ma ha un indebitamento più virtuoso di tutte, il taglio triennale arriva a 65 miliardi.
Occorrerebbe spiegare come l'Italia, la cui spesa pubblica pubblica continua a mostrarsi endemicamente incomprimibile mentre il tasso di crescita della sua ricchezza appare assai modesto, dovrebbe cavarsela con un intervento all'acqua di rosa.
Occorrerebbe che qualcuno di più responsabile (Tremonti) squarciasse il velo della fiction che ci avvolge, invece che spostare i soldi da una posta all'altra del bilancio in un vorticoso gioco delle tre carte.
Richiamando tutti a interrompere l'allegra deriva che in questi mesi di fine impero ci fa credere ricchi, felici e pieni di radiose prospettive.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso