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FILOSOFIE
8 Agosto Ago 2011 1622 08 agosto 2011

Postmodernismo addio

Da Ferraris a Dorfles: il fronte contro il pensiero debole.

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Si sa che l'estate è il tempo del depensamento, dei racchettoni in spiaggia, al massimo dei consigli di lettura sotto l'ombrellone. In questa siesta generalizzata della ragione, però, riaffiora di tanto in tanto qualche discussione di rilievo. Come il dibattito sul postmoderno e sulla cosiddetta 'cultura liquida'.
Postmoderno, così come lo ha definito J.F. Lyotard, è la coscienza del fatto che, cadute le gerarchie del pensiero, tramontati i grandi movimenti e le utopie l'unica cosa che resta da fare è un consapevole rimescolamento di idee, di immagini, di oggetti.
«Costruire con le macerie» è il motto del pensiero postmoderno. In questa prospettiva 'alto' e 'basso' non hanno più ragion d'essere. Le grandi opere d'arte si contaminano con il pop, con il brutto, col cattivo gusto. In nome della massima libertà d'espressione.

Ferraris in cerca dello zoccolo duro della realtà

L'opera d'arte di Maurizio Cattelan Il dito medio in Piazza Affari.

Il postmodernismo, però, sembra avere le ore contate. L'ìultimo ad avergli dichiarato guerra è stato il filosofo Maurizio Ferraris che, sulle colonne di Repubblica, l'8 agosto ha annunciato una chiamata alle armi dei pensatori di quello che definisce movimento del New Realism.
IL MONDO OLTRE LE INTERPRETAZIONI. Contro l'idea nietzscheana secondo cui «non esistono fatti, ma solo interpretazioni», Ferraris - e con lui Markus Gabriel e Petar Bojanic - sta organizzando un convegno internazionale a cui sono stati invitati anche Umberto Eco e John Searle.
Ferraris ha invitato ad abbandonare il cosiddetto “pensiero debole”, che aveva caratterizzato la postmodernità, per ritornare a una sorta di “pensiero forte”. In breve: basta con una visione liquida o gassosa. Secondo Ferraris è ora di riscoprire o trovare lo «zoccolo duro» della realtà, di mostrare che non tutto è interpretazione, non tutto è soggetto ai giochi della differenza e alle derive dell'interpretazione, alla favola globale di significati insignificanti.
CLAIR E L'AFFONDO CONTRO CATTELAN. Una battaglia, quella contro il postmoderno, che è tracimata anche in ambito artistico. Il critico francese Jean Clair, nell'Inverno della cultura, l'ultimo libro anticipato dal Corriere della Sera, ha accusato senza giri di parole le «degenerazioni dell'arte contemporanea».
«La discesa dall'high culture alla low culture è una discesa agli inferi» ha sentenziato Clair, facendo notare che gli artisti contemporanei, eredi di Duchamp come Cattelan, Hirst, Koons, non frequentano più botteghe, non hanno mestiere: conoscono solo le tecniche del marketing.
Insomma, tanto in filosofia quanto nell'arte, il postmodernismo ha rotto le scatole a tutti. I giochi concettuali, i verdi pascoli del nulla (e del ready made) da rivendere a quotazioni stratosferiche in vista di qualche biennale hanno fatto il loro tempo.

La battaglia bipartisan al postmoderno

A stupire, poi, e che a sostenere la fine del postmodernismo non siano filosofi neocon, e nemmeno teologi vicini a Papa Ratzinger, o al gran mufti. Nessun iraniano fanatico e nessun fautore del realismo socialista. Solo intellettuali che hanno frequentato e attraversato il postmoderno (per esempio Ferraris è stato un discepolo di Jacques Derrida). E, per restare ai tempi recentissimi, il manifesto degli scrittori 30-40enni,i famigerati Tq, non è che un altro colpo di reni per uscire dalle secche della cultura.
LA CANONIZZAZIONI DI BLOOM. E non è un caso se, alla fine, a suscitare la polemica (o un simulacro di polemica) siano anche le canonizzazioni di un venerando maestro della critica letteraria come Harold Bloom, che già negli Anni '90, aveva avuto l'idea di riproporre una serie di “valori non negoziabili” in letteratura, operazione francamente gerarchica e, se vogliamo, antimoderna.
Sulle scelte di Bloom si può discutere, per esempio sul fatto che nel suo ultimo libro Anatomia dell'influenza, abbia cassato Salinger, Franzen, Foster Wallace. Ma questa è un'altra storia.
LE IRRITAZIONI DI DORFLES. Ancora più significativo il fatto che un decano (anzi centenario) della filosofia dell'arte come Gillo Dorfles nel suo libro Irritazioni (del 2010) abbia stilato un catalogo contro l'insostenibile presente della ipermodernità. E, ripetiamo, si tratta di Dorfles, uno che sulla società di massa e sul postmoderno ha pensato e ha studiato senza condanne preconcette e odi luddisti.
Insomma a quanto pare, a destra come a sinistra, la sfiducia nel pensiero postmoderno e nella cultura liquida, si fa sentire. Appena prima di un tuffo in mare, e di una partita coi racchettoni.

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