Libri 120601195231
CULTURA & AFFARI 2 Giugno Giu 2012 0655 02 giugno 2012

Da Camilleri a Pansa, i forzati del libro

Scrivono e vendono tanto. Il fenomeno degli scrittori seriali.

  • ...

Lo scaffale di una libreria.

L'Italia è una Repubblica fondata sulla serialità. E non stiamo parlando delle serie televisive, quelle in genere le importiamo dagli Usa. E nemmeno (diociscampi) dei serial killer.
Ma di una categoria ben più indicativa per l'immaginaziona italiana: i serial writer. Cioè gli scrittori seriali. Romanzieri e saggisti che producono lavori a raffica, gente capace di superare il limite, già difficile da raggiungere, di un libro all'anno, con due, tre, quattro, cinque titoli. E oltre.
GRAFOMANIA E FATTURATO. Verrebbe da ironizzare sulla grafomania, o da commentare in modo poco educato «levategli la penna». Salvo poi accorgersi che buona parte del fatturato dell'editoria libraria proviene proprio da loro.
Scrivono perché il pubblico li vuole. Come in tivù, dove i vari Fiorello, Roberto Benigni, Fazio e Saviano, e perfino Celentano assicurano audience «a prescindere». Allo stesso modo, nel ramo libri, questi forzati spesso scrivono per le vendite assicurate.
SCRITTORI SERIALI PER UN PUBBLICO SERIALE. L'appuntamento con il personaggio preferito, sia esso Celentano o Camilleri, soddisfa il bisogno di rassicurazione del pubblico. Ma gli psicologi spiegano che la rassicurazione alla lunga diventa compulsione, ossessione, vizio.
Siamo in mano agli scrittori seriali perché siamo, ammettiamolo, sempre più lettori seriali noi stessi.

Il signor «Montalbano» a quota 60

E il primo esempio di inarrestabile della produzione e delle vendite è naturalmente Andrea Camilleri.
Manco abbiamo finito di leggere le raccolte di racconti La regina di Pomerania (Sellerio) e Il Diavolo, certamente (Mondadori), che troviamo sullo scaffale Dentro il labirinto (Skira), mentre per giugno si aspetta un nuovo Montalbano, Una lama di luce. E in cantiere pare ce ne siano altri due. Camilleri ha pubblicato una sessantina di libri, e ha superato lo stakanovista Stephen King, a quota 51, e il romanziere vittoriano Anthony Trollope, a 47.
IL RECORD SI SETTE LIBRI L'ANNO. L'autore siciliano scrive fino a sette volumi all'anno. La qualità a volte ne soffre, ma i risultati di vendita s'offrono, a lui e ai suoi editori.
Si vorrebbe implorare la signora Rosetta, moglie e sua prima lettrice, di rallentarlo. Ma chi siamo per scassare i «cabbasisi» a centinaia di migliaia di affamati di Montalbani?
DE LUCA E LA MONTAGNA DEI TACCUINI. Subito dopo c'è Erri De Luca che risponde alla fame di narrativa e di scrittura civile insieme. Specialista nei libri brevi (ottimi per una tratta Alta velocità Milano-Roma) ne ha prodotti una cinquantina, 22 solo da 2006 a oggi. Ha raccontato di scrivere su quaderni a righe perché quelli a quadretti gli «ricordano le vite recluse».
Il pubblico, c'è da scommetterlo, se lo immagina carismatico e scavato (una sorta di Keith Richards dotato di «valori», o di Samuel Beckett operaio) che nel compound nella campagna romana in cui abita nasconde una miniera di taccuini. Che, a loro volta, custodiscono il logos.
CORONA NON TOGLIE, RIEMPIE. Un grande amico di De Luca è Mauro Corona. Lo scrittore, scultore e alpinista, oltre ad aver aperto 300 vie per scalatori sulle Dolomiti, ha scritto, dal 1997, 18 libri.
Un suo aforiosma recita: «Vivere è come scolpire, occorre togliere, tirare via il di più, per vedere dentro». Ma lui da parte sua non toglie, mette, produce. Una caterva di pagine.
ALL'ESTERO NOTHOMB E SIMENON. All'estero va menzionata Amelie Nothomb, la scrittrice belga-giapponese che ha scritto una ventina di romanzi. Ma è chiaro che il più grande modello di iperproduzione letteraria resta Georges Simenon.
L'inventore di Maigret era un anche bulimico, nell'arte e nella vita: 400 i libri pubblicati, 10 mila le donne avute, a quanto confessò a Federico Fellini.
Nel caso di Simenon la scrittura era un'estensione di un Io grandioso, ma nel caso di alcuni serial writer italiani sembra più un atteggiamento professionale spinto all'estremo. Si prenda, per esempio, Andrea Vitali che dal 1997 a oggi ha scritto 27 libri, di cui cinque nel 2011.
MONINA: UNO AL MESE PER CONTRATTO. O Michele Monina, il 42enne scrittore e critico musicale ha pubblicato 40 libri, e ha da poco firmato un accordo con l'editore Laurana che lo obbliga a scriverne 12 nell'arco di un anno.

La saga fortunata della Casta

Naturalmente anche nel ramo saggistica il serial wirter vive e vegeta rigoglioso, in particolare nel filone «Casta».
STELLA, L'APRIPISTA. Il primo che viene in mente è Gian Antonio Stella che ha scritto, tra quelli in solitaria e quelli in coppia con Sergio Rizzo,18 libri. Tra cui appunto La Casta, che ha dato il nome al genere saggistico (e giornalistico) più in voga all'interno e all'esterno del basso impero berlusconiano.
TRAVAGLIO INFINITO. E poi Marco Travaglio: tra collaborazioni con Marco Lillo, Peter Gomez e Gianni Barbacetto, naviga sui due libri l'anno. Tutti accolti con entusiasmo dal pubblico.
Travaglio è accusato di essere un «manettaro», ma è anche vero che il suo umorismo torinese e liberale attenua parecchie pesantezze del giornalismo d'inchiesta.
PANSA E L'AUTOCRITICA DI SINISTRA. Un caso particolare è quello di Giampaolo Pansa. Il vecchio cronista di Repubblica deve una proficua seconda giovinezza commerciale a un genere classico: il personaggio di sinistra che dice cose di destra restando di sinistra.
Da Il sangue dei vinti (2003) in poi ha colmato la lacuna di un revisionismo storico incerto con una montagna di carta: 13 libri, tutti di successo, in nove anni.
IL POPOLO DEI «FACCIAMOCI DEL MALE». L'ultimo, Tipi sinistri (2012) trova estimatori segreti soprattutto in area Pd, all'insegna dell'autocritica introiettata (altrimenti detta: «facciamoci del male»), assai tipica della ex-gauche caduta nelle perplessità liberali.
Invece uno che di autocritica non vuole sentir parlare è Luciano Canfora. Il tostissimo filologo barese ha pubblicato una cinquantina di volumi, ed è davvero un prodigio, considerato che il genere di libri che scrive richiede una documentazione attenta e faticosa.
VESPA, DA AUTORE A PERSONAGGIO. E per ultimo (ma giammai ultimo) bisogna citare Bruno Vespa. I suoi istant book forsennati hanno dipinto l'epoca berlusconiana al ritmo di uno o due all'anno.
La sua presenza a ospitate promozionali in televisione ha fatto pensare alla facoltà di bilocazione. Ma proprio ora, ironia della sorte, di Vespa si parla non come autore, ma come personaggio.
IL GIALLO DELLA BUSTARELLA. Nel libro Sua Santità di Gianluigi Nuzzi (Chiarelettere) si cita una missiva che il giornalista avrebbe indirizzato a Benedetto VXI a cui, dopo un'offerta di 10 mila euro, avrebbe chiesto udienza.
Nulla di particolarmente grave a quanto pare, solo una storia che avrebbe fatto felice un teologo tedesco della Riforma. Per un uomo di corte finire personaggio di una immaginabile storia di simonia è quasi il colmo.
Ed ecco un nuovo capitolo per una possibile saga infinita di scrittori (e lettori) seriali. Avanti il prossimo.

Correlati

Potresti esserti perso