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CULTURA 9 Ottobre Ott 2012 1200 09 ottobre 2012

Cina, letteratura da Nobel

Mo Yan in lizza per il prestigioso premio. Ma in patria i pareri si dividono.

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Lo scrittore Mo Yan.

Mo Yan, uno dei più conosciuti autori cinesi - diversi libri tradotti in italiano tra cui Sorgo Rosso e Grande seno, fianchi larghi, Le sei reincarnazioni di Ximen Nao - sarebbe tra i possibili candidati al prossimo Nobel per la letteratura.
In Cina è già partito il dibattito sul merito dell'autore a ricevere il prestigioso premio internazionale. Non tanto sulla possibilità che sia proprio lo scrittore cinese ad aggiudicarselo, quanto più del suo merito o demerito.
MO YAN, COLUI CHE NON PARLA. Il China Daily, principale quotidiano della Repubblica popolare cinese in lingua inglese, il 9 ottobre ha riportato alcune voci pro e altre contro la possibile nomina del 57enne scrittore cinese al Nobel. A favore sarebbero alcune personalità della letteratura e dello spettacolo, che affermano che Mo Yan meriterebbe il premio perché «i suoi lavori sono pieni di vitalità, colore e di abbandono. Hanno ampiezza, profondità, immaginazione e un filo tagliente attraverso la riflessione sulla nostra storia e realtà». Lui, Mo Yan, pseudonimo che significa proprio «colui che non parla», ha dichiarato di «non volersi esprimere» sulle voci che lo vorrebbero candidato all'importante riconoscimento.
UN SUCCESSO INTERNAZIONALE. Il giudizio sul valore letterario dei suoi lavori è pressoché unanime e il suo successo, sia in Cina che all'estero, è indubbio. Nel 1987 il libro Sorgo Rosso, ambientato nella Cina rurale degli Anni 20, è stato tradotto in una premiata pellicola cinematografica dal regista Zhang Yimou (orso d'oro al Festival di Berlino nel 1988).
Nel 1996 poi, lo stesso libro è stato scelto dai lettori cinesi come il loro romanzo preferito. La fama di Mo Yan è cresciuta negli Anni 90, tanto che il Nobel per la letteratura del 1995, il giapponese Kenzaburo Oe, aveva sostenuto di ammirare Mo Yan e che questi si meritasse il suo stesso prestigioso riconoscimento.

La provocazione: «Troppo di successo per vincere un Nobel»

Lo scrittore giapponese Haruki Murakami.

Il Time, ancora qualche anno fa, aveva anche per questo messo da parte l'ipotesi: «Conoscendo l'insofferenza del comitato giudicante del premio nei confronti del successo», si legge nell'articolo del 2005, «probabilmente [Mo Yan di Nobel] non ne prenderà mai uno».
LA SFIDA APERTA CON MURAKAMI. Eppure secondo alcune agenzie di bookmakers, lo scrittore originario di una famiglia contadina nella provincia dello Shandong, nella Cina nord-orientale, sarebbe tra i favoriti al Nobel con una quotazione di 8/1. Tuttavia il suo principale avversario nella corsa al premio di quest'anno, il giapponese Haruki Murakami, sarebbe avvantaggiato. E lo ammettono gli stessi cinesi.
Alcuni utenti del social network cinese Weibo, infatti si schierano dalla parte del 'nemico' giapponese: «Mo Yan», scrive l'utente Sheldon Yinming, «è indubbiamente uno dei 10 migliori scrittori cinesi ancora in vita. Ma Murakami è di gran lunga superiore».
E qualcuno che si cela sotto il nickname di Kucan rincara la dose: «I giudici (della commissione del Nobel, ndr) dovrebbero essere proprio ciechi se scegliessero Mo Yan invece di Murakami».
MO, AUTORE INDIPENDENTE O LACCHÉ? Il dubbio sulle possibilità di Mo Yan viene poi da un'altra considerazione: Nobel solitamente è sinonimo di anti-Cina, basti pensare ai casi del Dalai-Lama e di Liu Xiaobo, vincitore del Nobel per la Pace nel 2010, mentre era ancora in carcere, condannato a 11 anni per sovversione contro lo Stato.
L'unico nome cinese legato al Nobel per la letteratura, è quello di Gao Xingjian, che però nel 2000 era già cittadino francese. Mo Yan invece cinese lo è a tutti gli effetti. Addirittura è tacciato di essere molto vicino all'establishment. E questa suo 'peccato' potrebbe penalizzarlo nella corsa al Nobel.
IL DISCORSO DI MAO ZEDONG DEL 1942. Due gli indizi principali di una vicinanza di Mo Yan al potere costituito. Il primo è che Mo Yan è stato uno degli autori coinvolti nel trascrivere a mano un discorso di Mao Zedong del 1942, I dialoghi di Yan'an sull'arte e sulla letteratura, in cui si dettavano i canoni dell'arte e della letteratura della futura Repubblica popolare.
Il secondo, invece, risale al 2009 quando alla Fiera del libro di Francoforte, l'autore di Sorgo rosso aveva rifiutato di prendere parte a una conferenza con alcuni scrittori dissidenti in esilio e di commentare la condanna a Liu Xiaobo.
Si era poi giustificato dicendo che «uno scrittore dovrebbe esprimere le sue critiche e la sua indignazione ai lati oscuri della propria società e alle storture dell'umanità, ma senza usare un'unica forma di espressione: alcuni vogliono gridarle per strada, ma bisognerebbe tollerare quelli che rimangono nelle proprie stanze e usano la letteratura per dare voce alle loro opinioni».

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