Long Cajelli 121128135148
CULTURE 16 Dicembre Dic 2012 0920 16 dicembre 2012

Milano, il primo fumetto ambientato in via Sarpi

Cajelli spiega il fumetto Long Wei.

  • ...

È bello da paura, ha fascino, è agile. In più conosce se stesso, il kung fu e gli action movie made in China. In pratica è come Bruce Lee, solo che in bianco e nero e disegnato a matita.
UN NUOVO EROE MULTIETNICO. Si tratta di Long Wei, l'eroe cinese di una nuova serie di fumetti ambientata nella Milano multietnica, quella di Paolo Sarpi, dei cantieri Expo e degli immigrati di seconda generazione. Il noir arriva in edicola a febbraio, in occasione del Capodanno cinese, ed è una novità per il mercato italiano.
TONI DA GIALLO METROPOLITANO. Il progetto è nato per volontà della casa editrice Aurea Editoriale che voleva una storia ambientata in Italia con un giovane immigrato cinese come protagonista. Così ha chiesto a Diego Cajelli, sceneggiatore di Diabolik, Zagor e Milano criminale, di sviluppare questo giallo metropolitano. Insieme con Luca Genovese, l'ideatore ha messo in cantiere 12 numeri mensili raccogliendo uno staff di collaboratori, (Gianluca Maconi, Luca Bertelé, Daniele di Nicuolo, Francesco Mortarino, Valerio Nizi, Jean Claudio Vinci, Stefano Simeone) sotto la supervisione di Roberto Recchioni, firma di spicco di serie cult come John Doe, Dylan Dog e Tex.
DUE CIVILITÀ ALLO SPECCHIO. «Long Wei è un fumetto ambientato nella Milano contemporanea, nella sfaccettata comunità cinese di via Paolo Sarpi», racconta Cajelli a Lettera43.it. «È un noir metropolitano sospeso fra due civiltà. Se poi diventa un ponte fra due culture, ne saremo contenti».


DOMANDA. Chi è Long Wei?
RISPOSTA. È un ragazzo sulla trentina. Voleva diventare una star del cinema action cinese, ma poi si è ritrovato a fare la guardia in una fabbrica di Shenzhen.
D. Come arriva in Italia?
R. Lo chiama uno zio con un ristorante a China Town. A Milano si rifà una vita e grazie al Kung Fu diventa l’eroe di un intero quartiere.
D. Perché ha deciso di ambientare il fumetto proprio nella Chinatown milanese?
R. È l’ambientazione ideale per storie di criminalità organizzata.
D. Un esempio?
R. Nel secondo numero i rampolli di un clan mafioso subiscono uno sgarro in discoteca da parte di una gang di ragazzi cinesi. A quel punto interviene Long Wei.
D. Come vi siete documentati?
R. Tutto è partito dalla cronaca, da quello che puoi vedere scendendo in strada. Partiamo dal mondo reale per arrivare alla fiction.
D. Ci sono dei miti da sfatare circa la comunità cinese?
R. Non sono così chiusi come tutti pensano.
D. Come è riuscito a entrarci in contatto?
R. Per capire la vita di ristorante cinese, ho imparato la loro cucina. Al supermercato il commesso cinese mi ha spiegato segreti, ricette e ingredienti.
D. Quali difficoltà ha incontrato durante la realizzazione del progetto?
R. Non siamo abituati ad accettare un'ambientazione italiana. La difficoltà più grande è far passare il concetto che Milano è come New York.
D. Se dovesse stendere un «Long Wei manifesto»?
R. È un fumetto che si mantiene in equilibrio fra serio e grottesco, fra noir e dramma. Cerchiamo di raccontare cose diverse con diversi registri.
D. Long Wei verrà letto anche dalla seconda generazione cinese.
R. Long Wei è per tutti, questa è la differenza. Prima nessuno si era rivolto a loro proponendo qualcosa.
D. Può essere un ponte tra le due comunità?
R. Speriamo. Il fumetto ha dalla sua parte quello che gli altri mezzi di comunicazione hanno perso: immediatezza e assenza di intermediari. Poi ha un linguaggio diretto, estremamente complesso pur nella sua apparente semplicità. E la contemporaneità, uno degli elementi portanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati