Tate Britain Londra 130514101026
LONDRA
14 Maggio Mag 2013 0959 14 maggio 2013

Tate, l'arte non vuole etichette

Rivoluzione alla famosa galleria inglese. Stop alle targhette dettagliate sulle opere: così i visitatori hanno più spazio di interpretazione.

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da Londra

Una sala della Tate britain di Londra.

Quante volte in visita a un museo ci si serve delle targhette che spiegano il significato dell’opera d’arte che ci si trova di fronte, o per lo meno la tecnica artistica utilizzata per realizzare il pezzo.
Quelle targhette sono strumenti preziosi sia per gli esperti, sia per il pubblico a digiuno di storia dell’arte: rendono più semplice la fruizione dell’opera e chiariscono perché un dato quadro è stato posizionato in quel punto esatto della mostra.
RIVOLUZIONE DELL'ESPERIENZA ARTISTICA. In Inghilterra, però, si è iniziato a pensarla diversamente in quella che la stampa ha chiamato la rivoluzione dell’esperienza artistica che è partita dallo storico museo Tate Britain.
SOLO IL NOME DELL'ARTISTA E IL TITOLO. Seguendo gli ordini della direttrice Penelope Curtis, targhette e spiegazioni sono sparite dalla loro posizione privilegiata accanto alle opere d’arte della collezione permanente, lasciando solo il nome dell’artista, il titolo del pezzo e l’anno di realizzazione.
UN VIAGGIO PERSONALE NELL'OPERA. Lo scopo, ha spiegato Curtis, è favorire un viaggio più profondo e personale all’interno dell’arte inglese che segua un ordine squisitamente cronologico e lasci spazio a un’interpretazione più interattiva con gli spettatori.
Da tempo, ha raccontato il Guardian, le ricche spiegazioni accanto a quadri, sculture, video venivano criticate ai due musei Tate di Londra (Britain e Modern).
RIORGANIZZATA LA COLLEZIONE PERMANENTE. Ora, per lo meno alla Tate Britain, sono sparite per davvero e la collezione permanente è stata riorganizzata in stanze suddivise per annualità: si tratta di 500 opere (pitture, sculture, disegni) create dal XVI al XXI secolo.

Esposte il maggior numero possibile di opere

Un visitatore alla Tate Britain di Londra.

E se c’è qualcuno che ha parlato di cambiamento temporaneo, basta fare un salto alla mostra inaugurale A Walk Through British Art per rendersi conto che non è così: le date che caratterizzano ogni galleria sono state scritte anche sul pavimento in grandi numeri dorati.
Ulteriore scopo della redistribuzione per le stanze è stato l’esporre il numero maggiore di pezzi possibile tra quelli posseduti dal museo, ha evidenziato il Telegraph.
STOP ALLA SUDDIVISIONE TEMATICA. E sparita la suddivisione tematica, che spesso privilegia l’artista più famoso o l’opera d’arte più riuscita, passeggiare attraverso le stanze della Tate Britain è diventato invece come tuffarsi nel totale della produzione artistica britannica moderno-contemporanea. Nessuno escluso.
ACCOMUNATE DALLO STESSO PERIODO. Il noto e il dimenticato trovano spazio uno accanto all’altro, semplicemente perché provenienti dallo stesso periodo storico: in questo modo somiglianze e differenze emergono davanti agli occhi dei visitatori in modo evidente, e senza bisogno di alcuna spiegazione.
Tra gli esempi riportati dall’Independent in questo senso, spicca il nudo radicalista di inizio '900 siglato da Walter Richard Sickert, appena di tre anni precedente la contrastante delicata fantasia di un bagno nell’antica Roma di Sir Lawrence Alma-Tadema.
NESSUNA GERARCHIA FRA ARTISTI. E ancora, l’artista più giovane trova posto accanto a quello più anziano, le influenze storiche e politiche sui soggetti dei quadri parlano da sole, ed emerge persino la perenne presenza di una paesaggistica che rimanda all’Italia nella prima metà del 1800.
Inaspettata star delle prime gallerie è infine Sir Joshua Raynolds che in tutte le mostre del passato ha sempre dovuto combattere col contemporaneo più famoso Joseph Wright of Derby.
È lo stesso visitatore che si scontra con similarità e differenze passeggiando per la mostra, ha spiegato la direttrice del museo.
Lo scopo è proprio quello di dare a ciascuno la libertà di comparare e individuare connessioni, perdendosi tra un anno e l’altro della storia artistica inglese.

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