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E QUALCOSA RIMANE 2 Febbraio Feb 2014 1039 02 febbraio 2014

Dischi novità 2014: da Damien Jurado ai Frigidaire tango

Il mese di gennaio condensato in cinque dischi.

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Ai lettori di Lettera43 proponiamo, a cadenza mensile, cinque titoli pubblicati nel corso del mese precedente, che ci sono sembrati particolarmente significativi, senza limitazioni - di genere o geografiche - né discriminazioni di sorta.
SELEZIONATO IL MEGLIO DEL MESE. Una piccola e calibrata guida all'ascolto per muoversi all'interno di un denso flusso di uscite discografiche che non accenna a diminuire, nonostante l'ormai cronica crisi della discografia e un consumo della musica sempre più frammentario e liquido.
È stato privilegiato l'ascolto approfondito degli album (quale che sia il formato: vinile, Cd o mp3) alla logica della playlist di singoli brani.
Il mese di gennaio è tradizionalmente un mese piuttosto tranquillo: il mercato è fermo, dopo l'ubriacatura di uscite natalizie, spesso concentrate sul repackaging di ciò che il pubblico già conosce, in particolare in ambito mainstream, anche se non sono mancate le uscite interessanti.
A GENNAIO TRIONFO DEI DAFT PUNK. Ripercorrendo il mese in cui la cerimonia dei Grammy Awards ha confermato la – meritata – supremazia dei francesi Daft Punk sul 2013, vi raccontiamo un po' di variazioni sul tema del pop d'autore (in chiave più o meno cantautorale), rispolveriamo la ristampa di uno dei pilastri della new wave italiana e ripeschiamo una delle realtà musicali italiane più interessanti e misconosciute, alle prese con la loro prima colonna sonora. Buon ascolto.

Damien Jurado alla chitarra.

Damien Jurado, quando il folk si fa onirico

Brothers and sisters of the eternal son
(Secretly Canadian)

Cantautore intimista, consapevole erede di una tradizione folk a stelle e strisce gelosamente custodita e riscoperta, Damien Jurado è stato a lungo considerato, ingiustamente, una specie di Will Oldham/Bonnie Prince Billy in sedicesimo.
ATMOSFERE ONIRICHE. Da un paio di album a questa parte ha incontrato il produttore artistico in grado di fargli esplorare con mano sicura nuove strade, il collega Richard Swift, e questo Brothers and Sisters of the Eternal Son rappresenta finora l'apice di questo percorso di rinnovamento: ricco di atmosfere oniriche e arrangiamenti psichedelici che sguazzano, con personalità, in quella stagione cosmica della West Coast – quella di dischi come If I Could Only Remember My Name di David Crosby, per intenderci - che artisti come Fleet Foxes e Jonathan Wilson hanno contribuito a riportare alla ribalta in questi ultimi anni.

New mendicants, band per caso

Into the lime
(One Little Indian)

Storia di buon vicinato e di affinità elettive: Norman Blake, scozzese, leader dei Teenage Fanclub, campioni del power pop anni Novanta, si è trasferito tempo fa a Toronto con la moglie canadese e lì ha preso a frequentare il vicino di casa Joe Pernice, leader dei Pernice Brothers, altra formazione di culto esordiente in quello stesso decennio.
CHITARRE SCINTILLANTI. L'estemporaneo passatempo tra amici si è trasformato dapprima in un repertorio di canzoni e infine in band, complice un terzo incomodo, il batterista Mike Belitsky.
I Nuovi Mendicanti sfoggiano in questo loro debutto sulla lunga distanza una ispiratissima scaletta che cita gli anni Sessanta e gruppi come i Big Star senza lasciarsi soffocare dal manierismo e dal culto del passato: incisive melodie vocali, chitarre scintillanti e canzoni senza tempo.

Frigidaire tango, new wave d'autore

The cock
(Spittle)

Sul finire degli Anni 70 la provincia italiana, musicalmente parlando, era ancora più provincia di oggi, in assenza di internet e social network.
Pochi pionieri si avventuravano a recuperare le ultime uscite discografiche dell'underground britannico e, tra questi, i poco più che adolescenti Frigidaire Tango da Bassano del Grappa - recentemente ritornati in attività - che si evolvevano velocemente e nel 1980 pubblicavano questo disco d'esordio, ora ristampato in formato vinile + cd dall'etichetta fiorentina Spittle.
ALBUM DI CULTO. Un lavoro unanimemente considerato tra gli apici della new wave italica: cantato in inglese con riferimenti agli esponenti più colti del post punk (Ultravox, Magazine) e una immediatezza che riusciva a inglobare naturalmente le spinte sperimentali dell'epoca. Un album di culto straordinariamente godibile ancora oggi, con il cd allegato che raccoglie una decina di tracce preparatorie registrate l'anno precedente.

Ásgeir, il pop eletronico venuto dal freddo

In the silence
(One Little Indian)

L'Islanda conta poco più di 200 mila abitanti ma lì il consumo di musica, nonché la produzione della stessa, è capillare.
Il non ancora ventiduenne Ásgeir Trausti ha sbancato il mercato locale un paio di anni fa con un album d'esordio, Dýrð í dauðaþögn, che è finito nelle mani di un islandese su 10, e ora diventa materia da esportazione.
LA COLLABORAZIONE CON GRANT. Il gioco viene facile perché le canzoni di Ásgeir, tradotte in inglese da un paroliere d'eccezione, il songwriter americano John Grant, da qualche tempo trasferitosi nell'isola dei ghiacci, stanno da qualche parte tra il pop, l'elettronica e il folk di matrice nordamericana, ma è il peculiare falsetto del cantante, dalle venature soul, a farle emergere in tutta la loro efficacia.
Come è avvenuto con i connazionali Björk e Sigur Rós, ne sentiremo ancora parlare parecchio.

Broken bells, musica per gioco

After the disco
(Sony)

Danger Mouse (vero nome Brian Burton) è ormai uno dei produttori più richiesti, uno di quelli in grado di fare la differenza: dopo aver lavorato con Damon Albarn nei Gorillaz e all'album dei The Good The Bad And The Queen e aver fatto parte degli Gnarls Barkley con Cee-Lo Green (qualcuno ricorderà l'hit Crazy, che spopolò nel 2006), in questi mesi è al lavoro in studio con gli U2.
POP ECLETTICO. Ma fa anche parte dei Broken Bells, progetto musicale a metà con James Mercer, cantante e chitarrista degli Shins, nel quale non solo modella i suoni ma contribuisce alla scrittura dei brani e all'esecuzione. Questo è il loro secondo album, una godibilissima miscela di elettronica non invasiva, pop, disco music sottoposta a restyling (il singolo riempipista Holding On For Life), gospel, blues, jazz. Eclettico, ma sempre all'insegna del pop.

Bonus track

Sacri cuori, rock and roll da balera

Le musiche di Zoran
(Brutture Moderne)

I romagnoli Sacri Cuori nell'ultimo quinquennio non sono mai stati fermi: hanno accompagnato, su disco e sui palchi, nomi importanti come Hugo Race e Dan Stuart, hanno pubblicato un paio di album registrati negli Stati Uniti (il primo dei quali, Douglas & Dawn, è stato registrato a Tucson da JD Foster, storico produttore dei Calexico), hanno lavorato con Marc Ribot, chitarrista storico di Tom Waits, hanno attraversato gli oceani.
EREDI DELLO STILE DI MORRICONE. La loro formula strumentale riunisce la Frontiera Americana, il Morricone del periodo western e un tocco personale che evoca, in maniera forse meno evidente ma altrettanto significativa, la nostra tradizione musicale.
Tutti elementi che si ritrovano nella colonna sonora di Zoran, il mio nipote scemo, opera prima di Matteo Oleotto con protagonista Giuseppe Battiston presentata allo scorso Festival di Venezia: sketch strumentali dai tratti essenziali, rock'n'roll da balera, dialoghi inframmezzati ai suoni, il senso complessivo di un'opera che produce immaginario anche senza immagini.

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