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E QUALCOSA RIMANE 2 Marzo Mar 2014 0800 02 marzo 2014

Dischi novità 2014: dagli Egokid a Barzin

I dischi più interessanti di febbraio.

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Febbraio è stato il mese di Sanremo. L'edizione 2014, contestata e seguita in egual misura come da tradizione consolidata, voleva segnare un avvicinamento alla qualità. Ma i risultati sono ancora piuttosto miseri.
Tolto qualche spiraglio di freschezza (Perturbazione, Riccardo Sinigallia, Stromae, il belga diventato il caso del 2013 in Francia con quel suo mescolare moderne sonorità urbane e discendenza di Jacques Brel, due cantautori di lunga esperienza ma poco noti alla platea dell'Ariston come Damien Rice e Rufus Wainwright), si è trattato della solita kermesse televisiva nazional-popolare. Con tutti i pro e i contro del caso, come l'essere - ancora e nonostante tutto - una innegabile vetrina promozionale, ma con annessa noia inscalfibile di fondo.
LE SORPRESE OLTRE SANREMO. Al di fuori dell'universo sanremese le cose girano più piano e fanno meno clamore, riservando però molte più sorprese.
Lettera43.it si è soffermata su due donne dalle idee piuttosto chiare, Neneh Cherry e St. Vincent, su un paio di cantautori non di primo pelo, ma sempre più sicuri dei propri mezzi come Micah P. Hinson e Barzin, e un gruppo italiano, gli Egokid, che suona la musica che passerebbe per radio se le emittenti italiane avessero un po' più di coraggio.

Il gruppo italiano degli Egokid.

Annie Clark si vota al mix di pop e gospel

St. Vincent
(Caroline)

Il disco realizzato in coppia con l'ex Talking Heads David Byrne, un paio di anni fa, Love this giant, ha portato Annie Clark e la sua musica all'attenzione di un pubblico più vasto, facendogli conoscere un'artista con alle spalle già una manciata di album dall'approccio assai originale, tra chitarre sghembe, virtuosismi mai sprecati e una predilezione per le melodie storte.
Il nuovo album, omonimo, conferma da un lato l'approccio originale, dall'altra potenzia l'appeal pop del personaggio, con ballate intrise di gospel come Prince Johnny o la solenne I prefer your love, che ricorda, nell'attitudine soprattutto, la celebre Nothing compares to you scritta da Prince e interpretata da Sinead O'Connor: una canzone che potrebbe davvero essere il passaporto definitivo per la notorietà.

Micah P. Hinson ritorna con la nostalgia retrò

Micah P. Hinson & The Nothing
(Talitres)

Tra i nomi nuovi più chiacchierati della scena cantautorale Usa al principio dello scorso decennio, il texano Micah P. Hinson, a un certo punto, sembrava aver perso il treno. Non quello della creatività, ma quello che avrebbe potuto consentirgli di fare il salto, da valente e talentuoso artista di nicchia a icona indie.
Dopo un brutto incidente automobilistico che lo ha tenuto fermo per più di un anno, eccolo di ritorno con un album ispiratissimo e sfacciatamente retrò: una serie di canzoni maturate al sole del Texas e registrate in Spagna, dove saltellanti ritmi country e desolate storie di reietti accompagnano la sua voce sghemba e apparentemente stonata, intensa e sofferta senza ombra di manierismi o sofisticazioni.

Neneh Cherry, voce black e ritmi elettronici

Blank Project
(Smalltown Supersound)

Neneh Cherry è un personaggio straordinario: figliastra del celebre jazzista Don Cherry, appena adolescente portava scompiglio nell'underground britannico tra le fila degli inafferrabili Rip, Rig & Panic, poi frequentava il giro trip-hop bristoliano di Massive Attack & C. e tra gli Anni 80 e 90 pubblicava un paio di dischi all'insegna di un pop meticcio di grande spessore.
Nel 1994 il celebre duetto con Youssou N'Dour, 7 seconds, ne sanciva il successo planetario, ma dopo Man, album del 1996, arrivava un silenzio discografico in realtà riempito da una serie di impegni paralleli.
Il nuovo album in proprio, a 16 anni dal precedente, è modernissimo e ancestrale al tempo stesso: ritmi elettronici 'suonati' dal duo Rocketnumbernine accompagnano pressoché in solitudine la voce della cantante, la cui attitudine black proviene dalle profondità della terra e sembra chiudere innumerevoli cerchi.

La decadenza Anni 80 nella musica degli Egokid

Troppa gente su questo pianeta
(Novunque)

Dopo l'ottimo Ecce homo, una conferma: i milanesi Egokid hanno trasformato la venerazione per un pop colto e corrosivo di matrice britannica, alla Pulp, in qualcosa di estremamente originale, in grado di raccontare questo nostro contraddittorio Paese con arguzia e disillusione, ma senza ricorrere a cervellotici snobismi. Con, in più, un grande talento per la riesumazione ragionata ed equilibrata di codici pop italiani (Morricone, Bindi, l'elegante bianco e nero della Rai di Studio Uno, ma anche una certa decadenza Anni 80, quella esemplificata per esempio dal Garbo mitteleuropeo di A Berlino che ora è?), e una sensibilità non comune per la melodia killer.
Per certi versi affini ai Baustelle, 'ideologicamente' parlando, gli Egokid si confermano tra le migliori penne pop nostrane, la dimostrazione che se solo i programmatori radiofonici avessero meno paraocchi (e paraorecchie) la qualità della nostra vita di ascoltatori sarebbe migliore.

Barzin e quel ponte ideale con Leonard Cohen

To live alone in that long summer
(Ghost)

Origini iraniane, passaporto canadese, Barzin è autore di una serie di album cantautorali (di tendenza slowcore, ovvero intimismo spinto e lentezza intesa come approccio alla vita, sulla scia di maestri del genere come i Red House Painters) a circolazione carbonara, spoglie e a bassa fedeltà.
In questo nuovo album il cantautore di Toronto si è fatto dare una mano da amici musicisti della vivacissima scena canadese, rimpolpando e arrotondando i suoni senza renderli patinati: nove brani intensi e in punta di piedi, che gettano ponti tra i suddetti Red House Painters e più antichi numi tutelari (azzardiamo, vista la patria comune, Leonard Cohen).

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